Ricorso tardivo: la Cassazione conferma l’inammissibilità per mancato rispetto dei termini
Nel processo penale, il rispetto dei termini è un principio fondamentale a garanzia della certezza del diritto e della ragionevole durata del processo. Un ricorso tardivo può vanificare ogni possibilità di revisione di una sentenza. Con l’ordinanza in esame, la Corte di Cassazione ribadisce le severe conseguenze derivanti dal deposito di un’impugnazione oltre i limiti temporali stabiliti dalla legge, dichiarandola inammissibile e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione.
Il caso in esame: un appello depositato fuori tempo massimo
La vicenda processuale riguarda un imputato che ha presentato ricorso per cassazione avverso una sentenza del Tribunale. Il provvedimento impugnato era stato emesso e letto in udienza il 3 aprile 2024, alla presenza sia dell’imputato che del suo difensore. Tuttavia, l’atto di ricorso è stato depositato solo il 5 giugno 2024, ben oltre il termine perentorio previsto dalla normativa.
Il ricorso tardivo e le conseguenze processuali
Il codice di procedura penale è molto chiaro riguardo ai termini per impugnare. L’articolo 585, comma 1, lettera a), stabilisce che il termine per proporre impugnazione è di quindici giorni per i provvedimenti emessi in seguito a un procedimento in camera di consiglio e per quelli per cui la legge non stabilisce un termine diverso. Nel caso di una sentenza letta direttamente in udienza, come avvenuto in questa fattispecie, il termine di quindici giorni inizia a decorrere immediatamente dalla data della lettura stessa. Di conseguenza, il termine ultimo per presentare l’appello scadeva il 18 aprile 2024. Il deposito avvenuto a giugno ha quindi reso il ricorso tardivo.
La decisione della Corte di Cassazione
La Corte Suprema, rilevata la palese tardività del ricorso, ha deciso di trattare il caso con una procedura semplificata, cosiddetta ‘de plano’, ai sensi dell’articolo 610, comma 5-bis, del codice di procedura penale. Questa modalità, introdotta per accelerare la definizione dei ricorsi manifestamente infondati o inammissibili, consente di decidere senza la formalità di un’udienza pubblica.
Le motivazioni
La motivazione della Corte è stata lineare e ineccepibile. Il ricorso è stato depositato oltre il termine di 15 giorni previsto dalla legge, che era già decorso al momento della presentazione. La Corte ha sottolineato che non sono emersi elementi per ritenere che la parte avesse proposto il ricorso tardivamente senza colpa. La tardività ha quindi determinato una causa di inammissibilità che impedisce qualunque esame del merito delle doglianze sollevate dal ricorrente.
Le conclusioni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Tale decisione comporta due conseguenze significative per il ricorrente: in primo luogo, la condanna al pagamento delle spese processuali; in secondo luogo, il versamento di una somma, fissata equitativamente in tremila euro, in favore della Cassa delle Ammende. Questa ordinanza serve come monito sull’importanza cruciale del rispetto dei termini perentori nel processo penale, la cui violazione preclude la possibilità di far valere le proprie ragioni e comporta sanzioni economiche.
Qual è il termine per presentare ricorso se la sentenza viene letta in udienza alla presenza dell’imputato?
Il termine per presentare l’impugnazione è di 15 giorni, come previsto dall’art. 585, comma 1, lett. a) del codice di procedura penale. Tale termine decorre dalla data stessa della lettura del provvedimento in udienza.
Cosa accade se un ricorso viene depositato dopo la scadenza del termine previsto?
Se un ricorso viene depositato oltre il termine perentorio, viene dichiarato inammissibile. Di conseguenza, la Corte non procede all’esame del merito delle questioni sollevate e la sentenza impugnata diventa definitiva.
Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso dichiarato inammissibile per tardività?
Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese del procedimento. Inoltre, è tenuto a versare una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende, il cui importo viene stabilito equitativamente dal giudice. Nel caso specifico, la somma è stata fissata in tremila euro.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 42226 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 42226 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: NOME COGNOME
Data Udienza: 28/10/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a BARI il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 03/04/2024 del TRIBUNALE di BARI
n. 22164/24 NOME
RITENUTO IN FATTO E IN DIRITTO
L’imputato ricorre per cassazione avverso la sentenza in epigrafe indicata, chiedendo l’annullamento del provvedimento impugnato.
Il ricorso risulta essere tardivo in quanto depositato in data 5 giugno 2024, ovveross oltre il termine di 15 giorni previsto dall’art. 585, comma 1, lett. a) cod. proc. pen., stata la sentenza pronunciata il 3 aprile 2024 e letta in udienza, alla presenza dell’imputa del suo difensore. Il termine finale previsto a pena di decadenza per l’impugnativa innanzi questa Corte era scaduto il 18 aprile 2024 ed era dunque decorso al momento del deposito del presente ricorso.
Il ricorso può essere trattato nelle forme «de plano», ai sensi dell’art. 610, comma 5-bis, cod. proc. pen. -come modificato dalla legge n. 103 del 2017- e ne deve essere pronunciata l’inammissibilità, seguendo a tale esito, in mancanza di elementi per ritenere che “la pa abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa d inammissibilità”, l’onere delle spese del procedimento, nonché quello del versamento di una somma, in favore della Cassa delle Ammende, equitativamente fissata come in dispositivo.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. Così deciso il 28/10/2024