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Ricorso tardivo: quando l’appello è inammissibile

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso tardivo contro una sentenza della Corte d’Appello. La decisione chiarisce che il rito cartolare, applicato per l’emergenza Covid-19, non estende i termini per l’impugnazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a una sanzione di 3.000 euro.

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Pubblicato il 29 dicembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Tardivo: la Cassazione conferma l’inammissibilità anche con il rito cartolare

Nel mondo della giustizia penale, il rispetto dei termini è un principio cardine che non ammette deroghe. Un recente provvedimento della Corte di Cassazione ribadisce con forza questo concetto, dichiarando l’inammissibilità di un ricorso tardivo e chiarendo un punto fondamentale riguardo al rito cartolare emergenziale. Questa decisione sottolinea le gravi conseguenze per chi non rispetta le scadenze procedurali, anche in contesti straordinari come quello pandemico.

I Fatti del Caso

La vicenda trae origine da un ricorso presentato avverso una sentenza della Corte di Appello. La sentenza d’appello era stata emessa con “motivazione contestuale”, ovvero le ragioni della decisione erano state depositate insieme al dispositivo. Questo dettaglio è cruciale, poiché fa scattare immediatamente il termine per impugnare, fissato in quindici giorni dall’art. 585, lett. b), del codice di procedura penale.

Il termine per presentare il ricorso scadeva il 22 marzo 2025. Tuttavia, il ricorso veniva depositato solo il 18 aprile 2025, quasi un mese dopo la scadenza, rendendolo palesemente tardivo. Il ricorrente, evidentemente, non ha rispettato la perentorietà del termine di legge.

La Decisione della Corte di Cassazione sul Ricorso Tardivo

La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione, con una sintetica ma inequivocabile ordinanza, ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso. La Corte ha agito senza formalità di rito, attraverso una trattazione camerale non partecipata, come previsto dall’art. 610, comma 5-bis, c.p.p., una procedura accelerata riservata ai casi di manifesta inammissibilità.

La decisione si fonda interamente sulla tardività del ricorso, un vizio procedurale che impedisce al giudice di entrare nel merito della questione. Una volta superato il termine perentorio stabilito dalla legge, l’atto di impugnazione perde ogni efficacia e la sentenza impugnata diventa definitiva, passando in “giudicato”.

Le Motivazioni

Il cuore della decisione risiede nella motivazione con cui la Corte ha respinto ogni possibile giustificazione per il ritardo. La difesa del ricorrente avrebbe potuto, in teoria, appellarsi alle particolarità del procedimento d’appello, svoltosi con rito cartolare a causa della normativa emergenziale per il contenimento della pandemia da Covid-19.

Tuttavia, la Cassazione ha chiarito, citando un suo precedente specifico (Ord. n. 1585/2023), che la disciplina del rito cartolare non è idonea a far scattare la sospensione dei termini di impugnazione prevista dall’art. 585, comma 1-bis, c.p.p. Tale norma prevede un’estensione dei termini solo in casi specifici legati all’assenza dell’imputato o del difensore in determinate circostanze. Il rito cartolare, essendo una modalità di svolgimento del giudizio e non una causa di assenza, non rientra in queste eccezioni. Pertanto, il termine di quindici giorni è rimasto invariato e il suo mancato rispetto ha reso il ricorso tardivo e, di conseguenza, inammissibile.

Le Conclusioni

Le implicazioni pratiche di questa ordinanza sono severe e fungono da monito. L’inammissibilità del ricorso ha comportato, ai sensi dell’art. 616 c.p.p., una duplice condanna per il ricorrente:

1. Pagamento delle spese processuali: il ricorrente deve farsi carico dei costi del procedimento dinanzi alla Cassazione.
2. Versamento di una somma alla Cassa delle ammende: la Corte ha stabilito un importo di 3.000 euro a titolo di sanzione pecuniaria per aver adito la giustizia con un ricorso manifestamente inammissibile.

Questa decisione riafferma l’importanza assoluta del rispetto dei termini processuali e chiarisce che le modalità procedurali straordinarie, come il rito cartolare, non modificano le scadenze per le impugnazioni, salvo espressa previsione di legge. Un errore di calcolo o una negligenza nel deposito degli atti può precludere definitivamente la possibilità di far valere le proprie ragioni in giudizio, con conseguenze economiche significative.

Cosa succede se un ricorso in Cassazione viene depositato oltre il termine di legge?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile. Ciò significa che la Corte non esamina il merito della questione e la sentenza impugnata diventa definitiva. Inoltre, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Il rito cartolare, utilizzato durante l’emergenza Covid-19, ha esteso i termini per presentare ricorso?
No. La Corte di Cassazione ha stabilito che lo svolgimento del giudizio d’appello con rito cartolare non costituisce una causa di estensione dei termini per l’impugnazione previsti dal codice di procedura penale.

Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso dichiarato inammissibile per tardività?
Il ricorrente è condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma a favore della Cassa delle ammende. In questo caso specifico, la somma è stata fissata in 3.000 euro.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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