Ricorso Tardivo: Guida Pratica ai Termini e alle Conseguenze
Nel processo penale, il rispetto dei termini è un principio cardine che garantisce certezza del diritto e ragionevole durata del processo. Un errore di calcolo o una semplice disattenzione possono avere conseguenze irreversibili. Un ricorso tardivo, ovvero presentato oltre la scadenza fissata dalla legge, viene sanzionato con l’inammissibilità, impedendo al giudice di esaminare le ragioni dell’impugnazione. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ci offre un chiaro esempio pratico di questa rigida regola procedurale.
I Fatti del Caso in Esame
Il caso analizzato riguarda una persona condannata in primo e secondo grado per il reato di truffa. La Corte di Appello di Bologna, con sentenza del 30 maggio 2023, aveva confermato la condanna a otto mesi di reclusione e 1.200 euro di multa.
L’imputato, tramite il suo legale di fiducia, ha proposto ricorso per cassazione, lamentando un vizio di motivazione relativo alla mancata esclusione dell’aggravante della recidiva. Tuttavia, l’atto è stato depositato il 20 luglio 2023, una data che si rivelerà fatale per le sorti dell’impugnazione.
L’Analisi della Corte: il Ricorso Tardivo è Inammissibile
La Corte di Cassazione, senza entrare nel merito della questione sollevata dal ricorrente, ha immediatamente rilevato la tardività del ricorso. Il calcolo dei termini, come spiegato nell’ordinanza, è stato meticoloso e non ha lasciato spazio a dubbi.
Il Calcolo dei Termini per l’Impugnazione
1. Data della Pronuncia: La sentenza della Corte d’Appello è stata emessa il 30/05/2023.
2. Deposito della Sentenza: Il provvedimento è stato depositato in cancelleria il 01/06/2023, quindi entro il termine di quindici giorni previsto dalla legge.
3. Decorrenza del Termine per Ricorrere: Secondo l’art. 585, comma 1, lett. b) del codice di procedura penale, il termine per proporre ricorso è di trenta giorni. Questo termine ha iniziato a decorrere dal quindicesimo giorno successivo alla pronuncia, ovvero dal 14/06/2023.
4. Scadenza Finale: Il termine di trenta giorni scadeva, quindi, il 14/07/2023.
Il ricorso è stato presentato il 20/07/2023, con un ritardo di sei giorni, considerato “insanabile” dalla Corte. Questo ha portato inevitabilmente alla dichiarazione di inammissibilità.
La Procedura Semplificata
La Corte ha inoltre specificato di aver adottato la procedura “de plano” (ex art. 610, comma 5-bis c.p.p.), che consente di decidere con un’ordinanza emessa in camera di consiglio, senza udienza pubblica, quando un ricorso è manifestamente inammissibile, come nel caso di un ricorso tardivo.
Le Motivazioni della Decisione
La motivazione della Corte si fonda su un principio fondamentale del diritto processuale: la perentorietà dei termini. I termini per impugnare sono stabiliti a pena di decadenza per garantire che le sentenze diventino definitive entro un tempo ragionevole, assicurando così la certezza giuridica. Superare tali termini comporta la perdita del diritto di impugnare.
Nel provvedimento, i giudici hanno evidenziato che il ritardo, anche di un solo giorno, è sufficiente a determinare l’inammissibilità dell’atto. Inoltre, hanno precisato che, trattandosi di un procedimento celebrato con rito cartolare (basato su atti scritti), non potevano trovare applicazione le disposizioni che prevedono una sospensione dei termini in caso di assenza dell’imputato.
La decisione si allinea a una giurisprudenza consolidata che ribadisce la rigidità dei termini processuali. La conseguenza diretta, prevista dall’art. 616 del codice di procedura penale, è la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, quantificata in questo caso in tremila euro. Questa sanzione pecuniaria serve a scoraggiare la presentazione di impugnazioni dilatorie o palesemente inammissibili.
Conclusioni: Le Implicazioni Pratiche
Questa ordinanza ribadisce un monito cruciale per tutti gli operatori del diritto: la massima attenzione nella gestione delle scadenze processuali è un dovere professionale inderogabile. Per il cittadino, la vicenda sottolinea come un errore procedurale possa precludere la possibilità di far valere le proprie ragioni nel merito, rendendo definitiva una sentenza di condanna. La scelta di un difensore attento e scrupoloso è, quindi, essenziale per la tutela dei propri diritti. La declaratoria di inammissibilità per tardività chiude definitivamente la porta a qualsiasi riesame della vicenda processuale, con l’ulteriore aggravio di costi significativi per il ricorrente.
Cosa succede se un ricorso in Cassazione viene depositato in ritardo?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile. Ciò significa che la Corte non esamina le questioni sollevate e la sentenza impugnata diventa definitiva e irrevocabile.
Come si calcola il termine per presentare ricorso in Cassazione?
Se la motivazione della sentenza d’appello è depositata entro 15 giorni dalla pronuncia, il termine per ricorrere è di 30 giorni. Questo termine, come chiarito nel caso specifico, inizia a decorrere dal quindicesimo giorno successivo alla data della pronuncia in udienza.
Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso inammissibile?
Oltre a rendere definitiva la condanna, la legge (art. 616 c.p.p.) prevede che il ricorrente sia condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende, che nel caso di specie è stata fissata in 3.000 euro.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 47659 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 2 Num. 47659 Anno 2023
Presidente: COGNOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 25/10/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da NOME COGNOME, nato a Pescara il DATA_NASCITA rappresentato ed assistito dall’AVV_NOTAIO, di fiducia avverso la sentenza n. 4021/18 in data 30/05/2023 della Corte di appello di Bologna, seconda sezione penale; visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso; preso atto che il procedimento viene trattato nelle forme del rito de plano ex art. 610, comma 5 -bis cod. proc. pen.
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Con sentenza in data 30/05/2023, la Corte di appello di Bologna confermava la sentenza del Tribunale di Forlì in data 10/01/2018 che aveva condannato NOME COGNOME alla pena di mesi otto di reclusione ed euro 1.200 di multa per il reato di truffa.
Avverso la predetta sentenza, nell’interesse di NOME COGNOME, è stato proposto ricorso per cassazione, per lamentare, quale motivo unico, vizio di motivazione in ordine alla mancata esclusione della recidiva.
Il ricorso è inammissibile perché tardivamente proposto.
La sentenza impugnata è stata depositata in cancelleria in data 01/06/2023, nel termine di quindici giorni dalla sua pronuncia, intervenuta il 30/05/2023. Ne consegue che dal 14/06/2023 (ossia, nel quindicesimo giorno dalla pronuncia) iniziava a decorrere il termine di trenta giorni ex art. 585, comma 1, lett. b) cod. proc. pen., per la proposizione del ricorso per cassazione, termine che è venuto a scadenza il 14/07/2023. Nella fattispecie, il ricorso risulta essere stato presentato solo in data 20/07/2023, con un ritardo insanabile di sei giorni dal termine di scadenza.
Trattandosi di rito cartolare, correttamente non è stata dichiarata l’assenza dell’imputato in giudizio, con conseguente inapplicabilità della disposizione di cui all’art. 585, comma 1-bis cod. proc. pen.
Per consolidata giurisprudenza, l’inammissibilità dell’impugnazione per tardività del ricorso può essere dichiarata con procedura “de plano” ai sensi dell’art. 610, comma 5-bis, cod. proc. pen. (cfr., Sez. 5, n. 30117 del 14/03/2018, COGNOME, Rv. 273488; Sez. 2, n. 16783 del 12/05/2020, COGNOME, Rv. 279228).
Alla pronuncia consegue, per il disposto dell’art. 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. Così deciso in Roma il 25/10/2023.