Ricorso Tardivo: Quando la Scadenza dei Termini Diventa Fatale
Nel mondo del diritto, il tempo è un fattore cruciale. Il rispetto dei termini processuali non è una mera formalità, ma un requisito fondamentale per la validità degli atti. Un ricorso tardivo, ovvero depositato oltre la scadenza prevista dalla legge, è destinato a essere dichiarato inammissibile, con conseguenze significative per la parte che lo ha proposto. Un’ordinanza recente della Corte di Cassazione ce lo ricorda in modo inequivocabile.
I Fatti del Caso: una Questione di Tempistica
Il caso in esame trae origine da un’ordinanza emessa dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria in data 29 novembre 2023. Tale provvedimento è stato regolarmente comunicato al difensore della parte interessata il giorno successivo, il 30 novembre 2023.
Da quel momento, la legge prevedeva un termine di 15 giorni per proporre ricorso per Cassazione. Tuttavia, il ricorso è stato depositato soltanto il 17 marzo 2024, ben oltre tre mesi dopo la scadenza del termine perentorio. Questa discrepanza temporale è stata il fulcro della successiva decisione della Suprema Corte.
La Decisione della Cassazione sul Ricorso Tardivo
La Corte di Cassazione, con una procedura snella e senza particolari formalità, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione è stata netta e basata su un’evidenza documentale inconfutabile: il mancato rispetto del termine per l’impugnazione. La Corte non è entrata nel merito delle questioni sollevate dal ricorrente, poiché la tardività del ricorso ha impedito qualsiasi esame del suo contenuto.
La Condanna alle Spese e alla Sanzione
Oltre a dichiarare l’inammissibilità, la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali. Inoltre, ha inflitto una sanzione pecuniaria di tremila euro da versare in favore della Cassa delle ammende. Questa misura non solo sanziona la negligenza processuale, ma serve anche da deterrente per evitare la presentazione di impugnazioni al di fuori dei limiti temporali previsti.
Le Motivazioni della Corte
Le motivazioni dell’ordinanza sono lineari e si fondano su precisi riferimenti normativi del codice di procedura penale. La Corte ha richiamato l’articolo 585, comma 1, lettera b), e l’articolo 544, comma 2, del codice di procedura penale. Queste norme stabiliscono che il termine per proporre impugnazione è di quindici giorni quando, come nel caso di specie, si tratta di un’ordinanza emessa in camera di consiglio.
Il termine decorre dalla comunicazione del provvedimento al difensore. Essendo la comunicazione avvenuta il 30 novembre 2023, il ricorso avrebbe dovuto essere depositato entro la metà di dicembre 2023. Il deposito effettuato il 17 marzo 2024 è stato, quindi, palesemente tardivo. La perentorietà dei termini processuali è un principio cardine del nostro ordinamento, volto a garantire la certezza del diritto e la ragionevole durata dei processi. La violazione di un termine perentorio non ammette sanatorie e conduce inevitabilmente alla declaratoria di inammissibilità dell’atto compiuto in ritardo.
Conclusioni
Questa pronuncia ribadisce una lezione fondamentale per chiunque operi nel settore legale: la diligenza nel rispetto dei termini è un dovere imprescindibile. Un ricorso tardivo non solo vanifica la possibilità di far valere le proprie ragioni nel merito, ma comporta anche conseguenze economiche negative per la parte. La decisione della Cassazione serve come monito sull’importanza di monitorare con attenzione le scadenze processuali, la cui inosservanza preclude irrimediabilmente l’accesso alla giustizia.
Qual è il termine per presentare ricorso contro un’ordinanza come quella del caso di specie?
Secondo la legge, il termine per proporre ricorso è di 15 giorni, che decorrono dalla data in cui il provvedimento viene comunicato al difensore.
Cosa succede se un ricorso viene depositato oltre la scadenza prevista?
Se un ricorso viene depositato oltre il termine perentorio, la Corte lo dichiara inammissibile. Questo significa che i giudici non esamineranno il contenuto e le ragioni del ricorso, che viene quindi respinto per una questione procedurale.
Quali sono le conseguenze economiche per chi presenta un ricorso tardivo?
La parte che presenta un ricorso tardivo viene condannata al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di denaro a titolo di sanzione in favore della Cassa delle ammende, che nel caso specifico è stata fissata in tremila euro.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 32896 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 6 Num. 32896 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: NOME COGNOME
Data Udienza: 11/07/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
LAVORATA NOME NOME a SIDERNO il DATA_NASCITA
avverso l’ordinanza del 29/11/2023 della CORTE APPELLO di REGGIO CALABRIA
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
lette/sentit le conclusioni del PG
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udito/difensore
R.G. 18581/NUMERO_DOCUMENTO LAVORATA
OSSERVA
Ritenuto che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile con procedura senza l’osservanza di formalità, ai sensi dell’art. 610 cod. proc. pen. in relazione agli artt. 585, comma 1, lett. b) e 544, comma 2, cod. proc. pen., perché tardivo. Il ricorso è stato depositato il 17/03/2024 a fronte di ordinanza di inammissibilità della Corte d’appello comunicata al difensore domiciliatario in data 30/11/2024, dalla quale decorreva il termine di 15 giorni per il deposito del ricorso, viceversa depositato solo il 17/03/2024.
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 11/07/2024.