Ricorso tardivo: le conseguenze dell’inammissibilità in Cassazione
Il rispetto dei termini processuali rappresenta un pilastro fondamentale per la validità di qualsiasi azione legale. Un ricorso tardivo non è solo un errore formale, ma una barriera insormontabile che impedisce alla Suprema Corte di entrare nel merito della questione, portando inevitabilmente alla dichiarazione di inammissibilità e a pesanti sanzioni pecuniarie.
Il caso del ricorso tardivo in Cassazione
La vicenda trae origine da un’impugnazione presentata avverso una sentenza emessa dalla Corte d’Appello. Il fulcro della controversia non riguarda il contenuto della sentenza stessa, bensì la tempistica con cui il ricorrente ha deciso di agire. Secondo quanto emerso dagli atti, il deposito del ricorso è avvenuto in una data successiva alla scadenza del termine perentorio stabilito dalla legge.
Nel sistema penale italiano, la certezza dei tempi è essenziale. Quando un provvedimento viene notificato, scatta un cronometro legale che le parti devono rispettare rigorosamente. In questo specifico caso, il termine di quindici giorni per il deposito è stato ampiamente superato, rendendo l’atto giuridicamente nullo ai fini dell’impugnazione.
Perché un ricorso tardivo viene rigettato
La Corte di Cassazione, attraverso la sua sesta sezione penale, ha rilevato immediatamente l’irregolarità temporale. L’ordinanza sottolinea come, ai sensi dell’art. 610 del codice di procedura penale, l’inammissibilità possa essere dichiarata senza l’osservanza di particolari formalità quando il vizio è evidente e insanabile, come appunto nel caso di un deposito oltre i termini.
Oltre alla perdita della possibilità di far valere le proprie ragioni, il ricorrente subisce un danno economico. La legge prevede infatti che, in caso di inammissibilità, la parte sia condannata non solo al pagamento delle spese del procedimento, ma anche al versamento di una somma (in questo caso pari a tremila euro) in favore della Cassa delle ammende, come deterrente contro l’uso improprio o negligente dello strumento giudiziario.
Implicazioni della procedura de plano
L’utilizzo della procedura “de plano” permette alla Corte di snellire il carico di lavoro, evitando udienze pubbliche per casi in cui la decisione è vincolata da dati oggettivi, come la data di deposito di un documento. Questo approccio garantisce efficienza al sistema giustizia, ma punisce severamente ogni minima distrazione procedurale.
Le motivazioni
Le motivazioni addotte dalla Suprema Corte si fondano sulla stretta interpretazione degli articoli 585 e 544 del codice di procedura penale. I giudici hanno accertato che il ricorso è stato depositato tardivamente rispetto alla data di notifica dell’ordinanza impugnata. Poiché il termine di quindici giorni ha natura perentoria, il suo mancato rispetto determina automaticamente la decadenza dal diritto di impugnazione. La Corte ha ribadito che la tardività è un vizio che preclude ogni ulteriore analisi dei motivi di ricorso, rendendo superfluo qualsiasi approfondimento sulle doglianze espresse dalla parte.
Le conclusioni
In conclusione, la sentenza riafferma il principio secondo cui la tempestività è un requisito di ammissibilità inderogabile. Un ricorso tardivo chiude definitivamente ogni porta a una possibile revisione della sentenza di merito. Per i cittadini e i professionisti, questo provvedimento funge da monito sull’importanza vitale del monitoraggio delle scadenze processuali. La sanzione pecuniaria inflitta, inoltre, evidenzia la volontà del legislatore di sanzionare le condotte processuali che, per negligenza, appesantiscono inutilmente il lavoro degli organi giurisdizionali superiori.
Cosa accade se un ricorso viene presentato dopo la scadenza dei termini?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile. Questo significa che la Corte di Cassazione non esaminerà i motivi del ricorso e la sentenza impugnata diventerà definitiva.
Quali sono le sanzioni economiche per un ricorso inammissibile?
Il ricorrente è tenuto al pagamento delle spese processuali e, solitamente, al versamento di una somma tra i mille e i tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Come viene calcolato il termine per presentare il ricorso?
Il termine, solitamente di quindici giorni per le ordinanze, decorre dalla data di notifica o di deposito del provvedimento che si intende impugnare.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 55 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 6 Num. 55 Anno 2023
Presidente: COGNOME
Relatore: COGNOME
Data Udienza: 25/10/2022
ORDINANZA
sul ricorso proposto da
COGNOME NOME, nato a Carrara il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 27 maggio 2022 emessa dalla Corte d’appello di Genova;
visti gli atti e la sentenza impugnata; esaminati i motivi del ricorso; udita la relazione svolta dal presidente NOME COGNOME;
OSSERVA
Ritenuto che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile senza l’osservanza di formalità, ai sensi dell’art. 610 cod. proc. pen. in relazione agli artt. 585, comma 1, lett. b) e 544, c 2, cod. proc. pen., perché tardivo. Invero, il ricorso è stato depositato tardivamente il 14 ma 2022, a fronte di ordinanza depositata e notificata in data 27 maggio 2022, a partire dalla qua decorreva il termine di quindici giorni per il deposito.
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile con procedura de plano e condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 25 ottobre 2022