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Ricorso tardivo: inammissibilità e condanna alle spese

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso in materia penale a causa del suo deposito tardivo. La sentenza impugnata era stata pronunciata il 21 giugno 2023, con un termine di 90 giorni per il deposito delle motivazioni. Di conseguenza, il termine ultimo per presentare ricorso scadeva il 3 novembre 2023, ma l’atto è stato depositato solo il 29 novembre 2023. La Corte, rilevando d’ufficio la tardività, ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 18 gennaio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Tardivo: la Cassazione conferma l’Inammissibilità e la Condanna alle Spese

Nel sistema giudiziario, il rispetto dei termini è un principio fondamentale che garantisce certezza e ordine. Un ricorso tardivo, ovvero depositato oltre la scadenza prevista dalla legge, non può essere esaminato nel merito, con conseguenze significative per la parte che lo ha proposto. Un’ordinanza recente della Corte di Cassazione ribadisce questo principio, dichiarando inammissibile un appello e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione.

I Fatti del Caso

Il caso trae origine da una sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Genova in data 21 giugno 2023. Per questa decisione, la legge prevedeva un termine di 90 giorni per il deposito delle motivazioni. Tale termine è stato rispettato dalla Corte territoriale.

Dal momento del deposito, iniziavano a decorrere i termini per presentare ricorso per Cassazione. Calcolando i tempi, la scadenza ultima per impugnare la sentenza era fissata al 3 novembre 2023. Tuttavia, il ricorso è stato effettivamente depositato solo il 29 novembre 2023, ben oltre il limite massimo consentito.

La Decisione della Corte di Cassazione sul ricorso tardivo

La Corte di Cassazione, una volta ricevuto il fascicolo, ha proceduto con la verifica preliminare degli atti. Anche senza un’eccezione della controparte, il giudice ha il dovere di controllare d’ufficio la sussistenza dei presupposti processuali, tra cui la tempestività dell’impugnazione.

Il Controllo d’Ufficio sulla Tempestività

Il Collegio ha rilevato immediatamente che il ricorso tardivo non poteva essere scrutinato nel merito. La Corte ha sottolineato che la verifica della tempestività è un’attività imposta dalla natura stessa della questione processuale. Il mancato rispetto del termine perentorio per l’impugnazione costituisce una causa di inammissibilità che impedisce al giudice di esaminare i motivi di doglianza sollevati dal ricorrente.

Le Conseguenze dell’Inammissibilità

Accertata la tardività, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso con una procedura semplificata (de plano). Conformemente alla legge, questa declaratoria comporta due conseguenze automatiche per il ricorrente:
1. La condanna al pagamento delle spese processuali sostenute.
2. La condanna al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, una sanzione pecuniaria prevista per chi adisce la Corte con un ricorso inammissibile.

Le Motivazioni

Le motivazioni della Corte Suprema sono radicate in un principio cardine del diritto processuale: la perentorietà dei termini. I termini stabiliti dalla legge per compiere atti processuali non sono derogabili né prorogabili, salvo specifiche eccezioni non ravvisabili nel caso di specie. La loro funzione è quella di assicurare la stabilità delle decisioni giudiziarie e la ragionevole durata del processo. Permettere il deposito di un ricorso tardivo significherebbe minare la certezza del diritto, lasciando le situazioni giuridiche in uno stato di perenne incertezza. La Corte, citando un consolidato orientamento delle Sezioni Unite, ha ribadito che il controllo sulla tempestività è un obbligo inderogabile del giudice, che prescinde da qualsiasi sollecitazione delle parti. La sanzione accessoria del pagamento alla Cassa delle ammende, inoltre, funge da deterrente contro la presentazione di impugnazioni palesemente inammissibili, che appesantiscono inutilmente il lavoro della giustizia.

Le Conclusioni

Questa ordinanza serve come un importante monito sulla necessità di una gestione diligente e scrupolosa delle scadenze processuali. La decisione evidenzia che il mancato rispetto di un termine perentorio non è una mera irregolarità formale, ma un vizio insanabile che preclude l’accesso al giudizio di merito. Per i cittadini e i loro difensori, la lezione è chiara: la massima attenzione ai calendari processuali è un prerequisito essenziale per poter validamente esercitare il proprio diritto di difesa e di impugnazione. L’esito del caso, con la condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria, sottolinea ulteriormente i rischi concreti legati a una gestione negligente dei tempi processuali.

Cosa succede se un ricorso in Cassazione viene depositato dopo la scadenza del termine?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile. Ciò significa che la Corte non esamina i motivi del ricorso, ma lo respinge per una ragione puramente procedurale, ovvero il mancato rispetto dei termini.

Il giudice è sempre tenuto a verificare se un ricorso è stato presentato in tempo?
Sì, la Corte di Cassazione ha l’obbligo di verificare d’ufficio la tempestività del ricorso. Questo controllo viene effettuato in via preliminare, indipendentemente dal fatto che le altre parti del processo sollevino o meno la questione.

Quali sono le conseguenze economiche per chi presenta un ricorso tardivo?
La persona che ha presentato il ricorso tardivo viene condannata a pagare le spese processuali e una somma di denaro, nel caso specifico pari a tremila euro, in favore della Cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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