Ricorso Tardivo: Quando la Scadenza dei Termini Annulla Ogni Difesa
Nel mondo del diritto, il tempo è un fattore cruciale. Rispettare le scadenze processuali non è una mera formalità, ma un requisito fondamentale per la validità degli atti. Un recente provvedimento della Corte di Cassazione ci offre un chiaro esempio di come un ricorso tardivo possa vanificare anche le più elaborate strategie difensive. Analizziamo questa ordinanza per comprendere l’importanza inderogabile dei termini procedurali, specialmente in un contesto delicato come quello del Mandato di Arresto Europeo.
Il Contesto del Mandato d’Arresto Europeo
La vicenda ha origine da una sentenza di condanna emessa da un tribunale rumeno. Un cittadino di nazionalità rumena era stato condannato a sei anni di reclusione per concorso nell’acquisto e trasporto di circa cinque chilogrammi di cocaina. Per dare esecuzione a questa sentenza, divenuta irrevocabile, l’autorità giudiziaria rumena aveva emesso un Mandato di Arresto Europeo (M.A.E.).
In esecuzione di tale mandato, la Corte di Appello di Milano aveva disposto la consegna del condannato alla Romania. La difesa, tuttavia, non si è arresa e ha presentato ricorso per Cassazione, cercando di impedire il trasferimento.
L’Argomento Difensivo: il Radicamento in Italia
La linea difensiva si basava su un unico motivo: il presunto ‘radicamento’ dell’individuo in Italia. L’avvocato sosteneva che il suo assistito non dovesse essere consegnato, poiché aveva dimostrato, attraverso documentazione, di svolgere un’attività lavorativa stabile nel nostro Paese sin dal 2017. Questo elemento, secondo la difesa, avrebbe dovuto prevalere sulla richiesta di esecuzione della pena nello Stato di origine.
La Decisione della Cassazione: un Focus sul Ricorso Tardivo
La Suprema Corte, tuttavia, non è nemmeno entrata nel merito della questione del radicamento. L’attenzione dei giudici si è concentrata su un aspetto puramente procedurale: la tempistica della presentazione del ricorso. Il provvedimento della Corte di Appello era stato letto in udienza il 2 ottobre 2024. Da quel momento, la legge prevede un termine perentorio di cinque giorni per presentare ricorso.
Il ricorso è stato invece depositato solo il 16 ottobre 2024, ben oltre la scadenza. Questa tardività è stata fatale. La Corte ha rilevato che il superamento del termine determina inequivocabilmente l’inammissibilità dell’impugnazione.
Le Motivazioni
Le motivazioni della Corte di Cassazione sono lineari e si fondano su un principio cardine della procedura penale: il rispetto dei termini per impugnare è un presupposto di ammissibilità che non ammette deroghe. La tardività della presentazione del ricorso costituisce una causa di inammissibilità che preclude al giudice ogni valutazione sul contenuto dell’atto. In pratica, la Corte non ha potuto esaminare se l’argomento del radicamento fosse fondato o meno, perché l’ostacolo procedurale del ricorso tardivo era insormontabile.
La decisione sottolinea come la conoscenza legale della sentenza, avvenuta con la lettura in udienza, faccia scattare immediatamente il conto alla rovescia per l’impugnazione. Qualsiasi ritardo, anche di un solo giorno, comporta la decadenza dal diritto di contestare il provvedimento. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende.
Le Conclusioni
Questa ordinanza è un monito fondamentale per tutti gli operatori del diritto e per chi si trova coinvolto in un procedimento giudiziario. Dimostra in modo inequivocabile che la validità di una difesa non dipende solo dalla solidità degli argomenti di merito, ma anche e soprattutto dal rigoroso rispetto delle regole procedurali. Un errore nella gestione delle scadenze può avere conseguenze definitive, trasformando una potenziale vittoria in una sconfitta certa, senza nemmeno avere la possibilità di discutere le proprie ragioni davanti al giudice.
Per quale motivo il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché è stato presentato tardivamente. È stato depositato il 16 ottobre 2024, superando il termine di cinque giorni che decorreva dalla lettura in udienza della sentenza della Corte di appello, avvenuta il 2 ottobre 2024.
Qual era l’argomento principale presentato dalla difesa?
La difesa sosteneva che il suo assistito non dovesse essere consegnato alle autorità rumene perché era ‘radicato’ in Italia, avendo dimostrato con documenti di svolgere un’attività lavorativa nel paese sin dal 2017.
Quali sono state le conseguenze economiche per il ricorrente a seguito della dichiarazione di inammissibilità?
A seguito della declaratoria di inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 40499 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 6 Num. 40499 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 31/10/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da CIRSTEA NOME, nato a Dragasani (Romania) il DATA_NASCITA avverso la sentenza del 02/10/2024 della Corte di appello di Milano visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso; udita la relazione svolta dal presidente NOME COGNOME.
000
Premesso che con la sentenza indicata in epigrafe la Corte di appello di Mila ha disposto la consegna alla Romania di NOME in esecuzione de mandato di arresto europeo emesso il 15 settembre 2023 dall’autorità giudiziar rumena per l’esecuzione della sentenza pronunciata dal Tribunale di Costanta il ottobre 2022, divenuta irrevocabile, con cui è stato condannato alla pena di a sei di reclusione per concorso nell’acquisto e trasporto di una partita di c chilogrammi di sostanza stupefacente del tipo cocaina;
ritenuto che contro tale sentenza ha proposto ricorso il difensore di Cir AVV_NOTAIO COGNOME, deducendo un unico motivo con cui ha contestato
la decisione della Corte di appello per aver escluso il radicamento in Italia, sebbene la difesa abbia dimostrato, con produzione documentale, lo svolgimento di attività lavorativa sin dal 2017;
rilevato che il ricorso è tardivo, in quanto è stato depositato il 16 ottobre 2024, oltre il termine di cinque giorni dalla conoscenza legale della sentenza, che nel caso in esame è stata letta in udienza il 2 ottobre 2024;
considerato che la tardività della presentazione del ricorso ne determina l’inammissibilità, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende che si ritiene equo determinare in euro 3.000.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.
Manda alla Cancelleria per gli adempimenti di cui all’art. 22, comma 5, della legge n. 69 del 2005.
Così deciso il 31/10/2024