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Ricorso tardivo: inammissibile per la Cassazione

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso presentato oltre i termini di legge. L’ordinanza sottolinea la perentorietà delle scadenze processuali, evidenziando come un ricorso tardivo non possa essere esaminato nel merito, anche considerando eventuali proroghe. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 9 gennaio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Tardivo: La Cassazione Conferma l’Inammissibilità

Nel processo penale, il rispetto dei termini è un principio fondamentale a garanzia della certezza del diritto e della ragionevole durata del processo. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ribadisce con fermezza le conseguenze di un ricorso tardivo, dichiarandolo inammissibile e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione. Analizziamo insieme questa decisione per comprenderne le ragioni e le implicazioni pratiche.

I Fatti del Caso

Il caso trae origine da un ricorso presentato da un imputato, giudicato in primo grado con rito abbreviato, avverso una sentenza della Corte d’Appello. La sentenza di secondo grado era stata emessa il 12 dicembre 2022, con deposito contestuale delle motivazioni. Secondo la normativa processuale, il termine ultimo per proporre ricorso per cassazione scadeva il 28 dicembre 2022. Tuttavia, il ricorso è stato depositato solo il 26 gennaio 2023, quasi un mese dopo la scadenza.

La Decisione della Corte di Cassazione sul ricorso tardivo

La Suprema Corte, con una procedura snella detta de plano, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si fonda su un presupposto semplice ma inscalfibile: il mancato rispetto del termine perentorio stabilito dalla legge. I giudici hanno constatato che il deposito dell’atto di impugnazione è avvenuto ben oltre la data limite, rendendo il ricorso irricevibile.

Le Motivazioni della Decisione

La Corte ha motivato la sua decisione basandosi su una rigorosa applicazione degli articoli del codice di procedura penale che disciplinano i termini per le impugnazioni (artt. 585, comma 1, lett. b, 544, comma 2, e 598 c.p.p.). La sentenza di appello, con motivazione depositata contestualmente alla decisione, fissava il termine per ricorrere in 15 giorni, scaduti appunto il 28 dicembre 2022.

Un punto interessante affrontato dalla Corte riguarda la potenziale applicazione di una proroga di quindici giorni prevista dall’art. 585, comma 1-bis c.p.p., a favore del difensore di un imputato giudicato in assenza. I giudici hanno chiarito che, anche qualora si fosse voluta considerare applicabile tale estensione, il ricorso sarebbe risultato comunque tardivo. Infatti, anche aggiungendo quindici giorni alla scadenza originaria, il termine ultimo sarebbe slittato al 12 gennaio 2023, una data comunque ampiamente superata dal deposito effettivo del 26 gennaio 2023.

La tardività ha quindi rappresentato un vizio insanabile, che ha precluso alla Corte qualsiasi valutazione sul merito delle doglianze sollevate dal ricorrente. La conseguenza diretta dell’inammissibilità è stata la condanna del proponente al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, ritenuta congrua in ragione della causa di inammissibilità stessa.

Conclusioni: Le Implicazioni Pratiche

Questa ordinanza serve da monito sulla necessità di un’attenzione scrupolosa ai termini processuali. La tardività non è una mera irregolarità formale, ma un vizio che impedisce l’accesso al grado di giudizio superiore, cristallizzando la decisione precedente. Per gli imputati e i loro difensori, ciò significa che il diritto a impugnare una sentenza può essere irrimediabilmente perso a causa di un ritardo. La decisione sottolinea inoltre che l’inammissibilità comporta conseguenze economiche dirette per il ricorrente, che oltre a vedere la propria condanna diventare definitiva, è tenuto a sostenere ulteriori costi. La giustizia, quindi, non solo richiede argomentazioni solide, ma anche e soprattutto il rispetto inflessibile delle sue tempistiche.

Qual è la conseguenza principale di un ricorso presentato fuori termine?
La conseguenza principale è la dichiarazione di inammissibilità del ricorso. Ciò significa che la Corte non esamina il merito della questione, ma si limita a constatare il vizio procedurale, rendendo definitiva la sentenza impugnata.

La Corte ha considerato possibili estensioni dei termini nel caso specifico?
Sì, la Corte ha valutato l’ipotesi di applicare una proroga di quindici giorni prevista per il difensore dell’imputato assente. Tuttavia, ha concluso che anche con tale estensione il ricorso sarebbe stato comunque depositato fuori termine, confermando l’inammissibilità.

Quali sono le conseguenze economiche per chi presenta un ricorso inammissibile?
Il ricorrente il cui atto viene dichiarato inammissibile è condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende. In questo caso, la somma è stata fissata in tremila euro.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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