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Ricorso tardivo: inammissibile e con condanna spese

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso avverso il rigetto di un’istanza di sostituzione della custodia cautelare. Il motivo è il deposito tardivo dell’atto, avvenuto oltre il termine perentorio di 10 giorni. L’inammissibilità ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. La decisione sottolinea l’importanza del rispetto dei termini processuali, la cui inosservanza preclude l’esame nel merito del ricorso tardivo.

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Pubblicato il 11 novembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Tardivo: Conseguenze e Decisione della Cassazione

Nel labirinto della procedura penale, il rispetto dei termini è un principio cardine non negoziabile. Un ricorso tardivo non è un semplice errore formale, ma una barriera insormontabile che impedisce al giudice di valutare le ragioni dell’impugnazione. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ci offre un chiaro esempio delle conseguenze drastiche derivanti dal deposito di un atto oltre i tempi stabiliti dalla legge, culminate non solo nel rigetto, ma anche in una condanna economica per il ricorrente.

I Fatti del Caso

La vicenda processuale ha origine dalla richiesta di un imputato, sottoposto alla misura della custodia cautelare in carcere, di ottenere la sua sostituzione con gli arresti domiciliari. Questa istanza era stata respinta sia dalla Corte di Appello sia, in un secondo momento, dal Tribunale del riesame.

Contro quest’ultima decisione, il difensore dell’imputato ha proposto ricorso per cassazione, lamentando vizi di legge e di motivazione. Tuttavia, l’esito del ricorso non è dipeso dalla fondatezza o meno delle censure sollevate, ma da un aspetto puramente procedurale: il tempo.

La Decisione della Corte: l’Inammissibilità del Ricorso Tardivo

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione è netta e inequivocabile: il ricorso è stato depositato in ritardo. I giudici hanno ricostruito meticolosamente le scadenze: l’ordinanza impugnata era stata notificata al difensore e all’indagato tra il 5 e il 7 luglio 2025. Il termine perentorio di 10 giorni per presentare ricorso, previsto dall’art. 311 del codice di procedura penale, scadeva quindi il 17 luglio 2025.

Il ricorso, invece, è pervenuto alla cancelleria del Tribunale solo il 23 luglio 2025, ben sei giorni dopo la scadenza. Questa tardività ha reso il ricorso inammissibile de plano, ovvero senza neanche la necessità di una pubblica udienza, come previsto dall’art. 610, comma 5-bis, del codice di procedura penale per i casi di manifesta inammissibilità.

Le Motivazioni

La decisione della Suprema Corte si fonda su principi consolidati della procedura penale, che meritano di essere analizzati.

Il Rispetto dei Termini Perentori

Il primo e più importante fondamento è la natura perentoria dei termini processuali. Nel diritto, un termine ‘perentorio’ significa che la sua scadenza provoca la decadenza dal potere di compiere un determinato atto. In questo caso, scaduti i 10 giorni, il diritto di impugnare l’ordinanza si è estinto. La Corte non ha alcuna discrezionalità nel sanare un vizio di questo tipo. Il ricorso tardivo, pertanto, è un atto giuridicamente inefficace.

La Condanna alle Spese e all’Ammenda

Una conseguenza diretta dell’inammissibilità è la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende, in questo caso quantificata in tremila euro. L’articolo 616 del codice di procedura penale stabilisce questa regola, basandosi sulla presunzione che chi attiva inutilmente la macchina della giustizia con un ricorso inammissibile debba farsi carico dei costi generati. La Corte ha specificato di non ravvisare elementi per ritenere che il ricorrente non fosse in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, rendendo automatica l’applicazione della sanzione.

Conclusioni

L’ordinanza in esame è un monito severo sull’importanza cruciale del rispetto dei termini nel processo penale. Dimostra come un errore procedurale, quale il deposito di un ricorso tardivo, possa vanificare ogni argomento di merito, per quanto potenzialmente fondato. La decisione non entra nel vivo della questione (la sostituzione della misura cautelare), ma si ferma al cancello della procedura, dichiarando l’atto irricevibile. Per gli operatori del diritto e per i cittadini, la lezione è chiara: la forma, nel processo, è sostanza, e la puntualità non è una cortesia, ma un requisito essenziale per la tutela dei propri diritti.

Cosa succede se un ricorso in Cassazione viene depositato dopo la scadenza del termine?
La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. Ciò significa che i giudici non esamineranno il merito delle questioni sollevate, ma si limiteranno a constatare il vizio procedurale, chiudendo il procedimento.

Qual è il termine per impugnare un’ordinanza in materia di misure cautelari personali?
Il termine previsto dall’art. 311 del codice di procedura penale è di 10 giorni, che decorrono dalla notificazione o comunicazione dell’atto da impugnare.

La dichiarazione di inammissibilità di un ricorso comporta sempre una condanna economica?
Sì, ai sensi dell’art. 616 del codice di procedura penale, la parte che ha proposto un ricorso dichiarato inammissibile è condannata al pagamento delle spese del procedimento e di una somma in favore della Cassa delle Ammende, a meno che non si dimostri che la causa di inammissibilità non sia dovuta a sua colpa.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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