Ricorso straordinario in Cassazione: perché è un errore fatale agire senza avvocato
Nel complesso mondo della procedura penale, le regole formali non sono semplici tecnicismi, ma pilastri che garantiscono il corretto funzionamento della giustizia. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio cruciale: la necessità imprescindibile dell’assistenza di un avvocato abilitato per ogni tipo di impugnazione dinanzi alla Suprema Corte, incluso il ricorso straordinario. L’ordinanza n. 13587 del 2024 offre uno spunto fondamentale per comprendere perché il ‘fai da te’ legale, specialmente ai massimi livelli della giurisdizione, non solo è inefficace, ma anche controproducente.
Il Contesto del Caso
La vicenda nasce da una condanna per esercizio abusivo di una professione, confermata in primo grado dal Tribunale e in secondo grado dalla Corte d’Appello. L’imputato, tramite il suo difensore, aveva presentato un primo ricorso in Cassazione, che era stato rigettato. Non dandosi per vinto, l’individuo decideva di proporre personalmente un ricorso straordinario per errore di fatto contro quest’ultima decisione della Suprema Corte.
La Decisione della Cassazione: Inammissibilità per Vizio di Forma
L’esito di questo secondo tentativo è stato netto e perentorio: inammissibilità. La Corte di Cassazione non è nemmeno entrata nel merito dei motivi sollevati dal ricorrente, fermandosi a un rilievo preliminare e assorbente. Il ricorso era stato presentato personalmente dal condannato, in palese violazione di una norma cardine del processo penale di legittimità.
Il Principio di Diritto: la Centralità del Difensore Cassazionista
La Corte ha basato la sua decisione sull’articolo 613, comma 1, del codice di procedura penale. Questa norma, rafforzata dalla riforma del 2017 (legge n. 103), stabilisce chiaramente che l’atto di ricorso per cassazione deve essere sottoscritto, a pena di inammissibilità, da un difensore iscritto nell’apposito albo speciale. Questa regola non ammette eccezioni.
La Suprema Corte ha sottolineato, citando una consolidata giurisprudenza (incluse le Sezioni Unite), che tale obbligo si estende a qualsiasi tipo di provvedimento impugnato in Cassazione. Ciò significa che anche il ricorso straordinario, pur essendo un rimedio eccezionale, non può essere proposto personalmente dalla parte. L’assistenza tecnica di un legale specializzato è considerata un requisito essenziale per garantire la corretta formulazione delle censure e il rispetto delle complesse dinamiche processuali del giudizio di legittimità.
Le Conseguenze dell’Inammissibilità
L’aver agito senza l’assistenza legale necessaria non ha solo reso vano il tentativo di impugnazione, ma ha comportato anche conseguenze economiche per il ricorrente. In applicazione dell’articolo 616 del codice di procedura penale, la Corte lo ha condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della cassa delle ammende, ravvisando una colpa evidente nella determinazione della causa di inammissibilità.
Le Motivazioni
Le motivazioni della Corte sono cristalline e si fondano su un’interpretazione rigorosa della legge processuale. La ratio della norma che impone il patrocinio di un avvocato cassazionista risiede nella natura stessa del giudizio di legittimità. La Cassazione non è un terzo grado di merito, ma un organo che valuta la corretta applicazione della legge e la coerenza logica delle motivazioni delle sentenze impugnate. Un compito che richiede competenze tecniche e una specializzazione che solo un professionista abilitato può possedere. Permettere il ricorso personale minerebbe l’efficienza e la funzione stessa della Corte. La legge del 2017 ha ulteriormente rafforzato questo principio, eliminando ogni possibile ambiguità e rendendo la sottoscrizione del difensore un requisito non derogabile per la validità dell’atto.
Le Conclusioni
Questa ordinanza è un monito importante per chiunque si trovi ad affrontare un procedimento penale. L’accesso alla giustizia è un diritto fondamentale, ma deve essere esercitato secondo le regole stabilite dall’ordinamento. Affidarsi a un difensore specializzato, soprattutto nel delicato e tecnico giudizio di Cassazione, non è una facoltà, ma un obbligo procedurale la cui violazione porta a conseguenze inevitabili e onerose. La scelta di agire in proprio si traduce in una sicura declaratoria di inammissibilità, precludendo ogni possibilità di far valere le proprie ragioni nel merito e comportando ulteriori sanzioni economiche.
Un condannato può presentare personalmente un ricorso straordinario in Cassazione?
No, la legge richiede espressamente, a pena di inammissibilità, che l’atto di ricorso sia sottoscritto da un difensore iscritto nell’apposito albo speciale della Corte di cassazione. Questa regola vale per ogni tipo di ricorso presentato alla Suprema Corte.
Qual è la conseguenza se un ricorso in Cassazione viene proposto personalmente dalla parte?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile. Ciò significa che la Corte non esamina nel merito le questioni sollevate. Inoltre, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese del procedimento e di una sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende.
Questa regola si applica solo ai ricorsi ordinari o anche ad altri rimedi?
La regola si applica a qualsiasi tipo di ricorso per cassazione, come chiarito dalla giurisprudenza. L’ordinanza in esame conferma che anche il ricorso straordinario per errore di fatto, previsto dall’art. 625-bis del codice di procedura penale, deve essere proposto da un difensore abilitato.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 13587 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 2 Num. 13587 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 06/02/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
CANTATORE NOME, nato a Molfetta il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 30/10/2023 della Corte di cassazione visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso; udita la relazione svolta dal AVV_NOTAIO NOME COGNOME.
RITENUTO IN FATTO E IN DIRITTO
Con la sentenza n. 47675 del 30/10/2023, la Sesta sezione penale della Corte di cassazione rigettava il ricorso per cassazione che era stato proposto da NOME COGNOME, per il tramite del proprio difensore, contro la sentenza del 21/04/2023 della Corte d’appello di Messina che aveva confermato la sentenza del 19/11/2021 del Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto di condanna dello stesso COGNOME per il reato di cui agli artt. 348 e 99, terzo comma, cod. pen.
Avverso l’indicata sentenza n. 47675 del 30/10/2023 della Sesta sezione penale della Corte di cassazione, ha proposto personalmente ricorso straordinario, ai sensi dell’art. 625-bis cod. proc. pen., NOME COGNOME, affidato a due motivi, con i quali prospetta doglianze in ordine: a) «alla contestata recidiva ex art. 99.3 del CP nonché al decreto di citazione sul punto» (motivo indicato con il n. «1-)»; b) «all’applicazione dell’art. 648 del CP» (motivo indicato con il n. «3)».
- Si deve preliminarmente rilevare che il ricorso straordinario è stato proposto personalmente dal condannato, in violazione dell’art. 613, comma 1, cod. proc. pen., a norma del quale l’atto di ricorso deve essere sottoscritto, a pena di inammissibilità, da difensori iscritti nell’albo speciale della Corte di cassazione, essendo irrilevante, per la natura personale dell’atto di impugnazione, sia l’autenticazione, a opera di un legale, della sottoscrizione del ricorso, sia la sottoscrizione del difensore “per accettazione” del mandato difensivo e della delega al deposito dell’atto, la quale non attribuisce al difensore la titolarità dell’atto stesso (Sez. 3, n. 11126 del 25/01/2021, COGNOME, Rv. 281475-01; Sez. 6, n. 54681 del 03/12/2018, COGNOME, Rv. 274636-01).
La Corte di cassazione ha chiarito che anche il ricorso straordinario per errore di fatto, previsto dall’art. 625-bis cod. proc. pen., non può essere proposto dal condannato personalmente, ma, a seguito della modifica apportata agli artt. 571 e 613 cod. proc. pen. dalla legge 23 giugno 2017, n. 103, deve essere sottoscritto, a pena di inammissibilità, da un difensore munito di procura speciale e iscritto nell’albo speciale della Corte di cassazione (Sez. 5, n. 18315 del 25/03/2019, Manfreda, Rv. 276039-01; Sez. 6, n. 22549 del 17/05/2018, COGNOME, Rv. 273063-01; Sez. 6, n. 18010 del 09/04/2018, COGNOME, Rv. 27288501; Sez. 4, n. 31662 del 04/04/2018, P., Rv. 273177-01. In generale, nel senso che il ricorso per cassazione avverso qualsiasi tipo di provvedimento non può essere proposto dalla parte personalmente: Sez. U, n. 8914 del 21/12/2017, dep. 2018, Aiello, Rv. 272010-01).
Trattandosi di impugnazione proposta in difetto di legittimazione dopo l’entrata in vigore della novella di cui alla legge 23 giugno 2017, n. 103, il cui art. 1, comma 62, ha aggiunto all’art. 610 cod. proc. pen. il comma 5-bis, il ricorso deve essere trattato nelle forme de plano, ai sensi di quest’ultimo comma.
Per la ragione sopra indicata, il ricorso deve pertanto essere dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente, ai sensi dell’art. 616, comma 1, cod. proc. pen., al pagamento delle spese processuali, nonché, essendo ravvisabili profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al pagamento della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende.
Così deciso il 06/02/2024.