Ricorso Straordinario Inammissibile: Quando la Procedura Semplificata Non Ammette Errori
Il ricorso straordinario inammissibile è un tema cruciale nella procedura penale, che evidenzia i rigidi paletti entro cui è possibile contestare una decisione della Corte di Cassazione. Un’ordinanza recente ci offre l’opportunità di approfondire i motivi per cui questo strumento, pensato per correggere errori evidenti, non può essere utilizzato impropriamente, specialmente quando la decisione originaria è stata presa con una procedura accelerata.
Il caso: un appello basato su una mancata notifica
Un imputato, tramite il suo difensore, ha proposto ricorso straordinario contro una precedente ordinanza della Corte di Cassazione. Il motivo principale del ricorso era la presunta violazione del diritto di difesa: secondo il ricorrente, al suo avvocato non era mai stato notificato l’avviso di fissazione dell’udienza relativa al procedimento precedente. Questo, a suo dire, costituiva un ‘errore percettivo’ della Corte, che avrebbe dovuto rilevare la mancata notifica.
La decisione della Corte: il ricorso straordinario è inammissibile
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. La decisione si fonda su una duplice motivazione, che attiene sia a profili formali che sostanziali. Oltre a dichiarare l’inammissibilità, la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende, sottolineando la colpa nell’aver promosso un ricorso privo di fondamento.
Le motivazioni della Cassazione sul ricorso straordinario inammissibile
L’analisi della Corte si è sviluppata lungo due direttrici principali, entrambe decisive per l’esito del giudizio.
Il superamento dei termini
Il primo ostacolo, insormontabile, era di natura puramente temporale. Il ricorso straordinario è stato presentato il 27 ottobre 2025, ben oltre il termine perentorio di 180 giorni stabilito dall’art. 625-bis del codice di procedura penale. Il semplice ritardo nella presentazione dell’atto è stato sufficiente, da solo, a renderlo irricevibile.
L’infondatezza manifesta e il rito ‘de plano’
Il secondo motivo, ancora più significativo, riguarda il merito della questione. La Corte ha chiarito che il ricorso era ‘manifestamente infondato’. La precedente ordinanza impugnata era stata pronunciata con una procedura speciale detta ‘de plano’. Questo rito semplificato viene utilizzato quando un ricorso è palesemente inammissibile fin dall’inizio. In tali circostanze, la legge non prevede la celebrazione di un’udienza pubblica, e di conseguenza non è richiesto alcun avviso di fissazione da notificare al difensore. La mancata notifica, quindi, non è stata una svista o un ‘errore percettivo’, ma il risultato di una ‘deliberata opzione procedimentale’ prevista dalla legge. Non essendoci stato alcun errore da correggere, il ricorso straordinario si è rivelato privo di qualsiasi fondamento.
Conclusioni: le conseguenze pratiche della decisione
Questa ordinanza ribadisce due principi fondamentali. In primo luogo, il rispetto dei termini processuali è un requisito imprescindibile per l’accesso alla giustizia. In secondo luogo, il ricorso straordinario è uno strumento eccezionale, utilizzabile solo per rimediare a specifici errori materiali o di percezione, e non per contestare le scelte procedurali legittimamente adottate dalla Corte. Comprendere la natura del rito ‘de plano’ è essenziale: la sua adozione esclude in radice la possibilità di lamentare la mancata notifica di un’udienza che la legge, in quel caso, non prevede. L’esito del caso serve da monito sulla necessità di valutare attentamente i presupposti di un ricorso prima di avviarlo, per evitare non solo una declaratoria di inammissibilità, ma anche la condanna a sanzioni pecuniarie.
Quando un ricorso straordinario può essere dichiarato inammissibile?
Un ricorso straordinario è dichiarato inammissibile principalmente per due ragioni: se viene presentato oltre il termine di 180 giorni previsto dalla legge (art. 625-bis c.p.p.) o se è manifestamente infondato, cioè quando non si basa su un errore materiale o percettivo ma contesta una scelta procedurale corretta della Corte.
Cos’è la procedura ‘de plano’ e perché è importante in questo caso?
La procedura ‘de plano’ è un rito semplificato e accelerato con cui la Corte di Cassazione decide su ricorsi palesemente inammissibili senza fissare un’udienza. È importante perché, non prevedendo un’udienza, esclude la necessità di notificare l’avviso al difensore. Di conseguenza, la mancata notifica non costituisce un errore ma è una diretta conseguenza della procedura scelta.
Cosa succede se un ricorso straordinario viene presentato oltre il termine previsto dalla legge?
Se un ricorso straordinario viene presentato oltre il termine di 180 giorni, viene dichiarato inammissibile per tardività. A questa declaratoria segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, in caso di colpa, al versamento di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 39732 Anno 2025
Penale Ord. Sez. 6 Num. 39732 Anno 2025
Presidente: NOME COGNOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 09/12/2025
ORDINANZA
sul ricorso straordinario proposto da NOME, nato il DATA_NASCITA in Romania
Avverso l’ordinanza n. 20042/20, pronunciata in data 12/05/2020 dalla Corte di Cassazione, Settima Sezione
visti gli atti, l’ordinanza impugnata e il ricorso; udita la relazione svolta dal consigliere NOME COGNOME
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Con ricorso a firma del suo difensore NOME ha proposto ricorso straordinario avverso l’ordinanza della Corte di cassazione, Settima Sezione, n. 20042/20 del 15 maggio 2020, adducendo che il procedimento si era svolto senza che al difensore del ricorrente fosse stato notificato l’avviso di fissazion dell’udienza, profilo il cui mancato rilievo avrebbe dovuto ascriversi ad un errore percettivo nel quale era incorsa la Corte di cassazione.
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Il ricorso è inammissibile, non solo perché lo stesso è stato presentato in data 27 ottobre 2025, ben oltre il decorso di 180 giorni dal provvedimento impugnato, termine previsto dall’art. 625-bis, comma 2, cod. proc. pen., ma anche e soprattutto perché manifestamente infondato, in quanto l’ordinanza impugnata era stata pronunciata dalla Settima Sezione della Corte di cassazione con procedura «de plano», in ragione della causa di inammissibilità che era stata in quella sede rilevata, correlata all’impugnazione di sentenza pronunciata ai sensi dell’art. 599-bis cod. proc. pen., dovendosi dunque escludere qualsivoglia errore percettivo in relazione al mancato rilievo dell’omessa comunicazione dell’avviso, costituente invece il risultato di una deliberata opzione procedimentale.
All’inammissibilità, rilevabile anche in questo caso de plano ai sensi dell’art. 625-bis, comma 4, cod. proc. pen., segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, in ragione dei profili di colpa sottesi alla causa dell’inammissibilità, a quello della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 09 dicembre 2025
Il Consigliere estensore
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