Ricorso Personale in Cassazione: La Suprema Corte Ribadisce l’Inammissibilità
Nel complesso panorama della giustizia penale, le regole procedurali non sono meri formalismi, ma garanzie fondamentali per il corretto svolgimento del processo. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha riaffermato un principio cruciale: l’inammissibilità del ricorso personale in Cassazione presentato direttamente dall’imputato. Questa decisione sottolinea l’importanza imprescindibile del patrocinio di un difensore abilitato in questa fase del giudizio.
I Fatti del Caso
La vicenda trae origine da un ricorso presentato alla Suprema Corte di Cassazione da un imputato, avverso una sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Roma. L’elemento distintivo e, come vedremo, fatale per l’esito dell’impugnazione, è che il ricorso è stato proposto personalmente dall’interessato, senza l’assistenza e la sottoscrizione di un avvocato.
La Decisione della Corte di Cassazione
Con una decisione netta e concisa, la Sesta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte non è entrata nel merito delle doglianze sollevate dall’imputato, fermandosi a una valutazione preliminare di carattere puramente procedurale. La conseguenza di tale declaratoria è stata la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e di una somma di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
Le Motivazioni: Il Vizio del Ricorso Personale in Cassazione
La motivazione della Corte si fonda su un punto cardine del nostro ordinamento processuale penale. Il ricorso per Cassazione, a differenza di altri atti, richiede requisiti di forma e sostanza particolarmente stringenti, tra cui la necessaria rappresentanza tecnica da parte di un difensore iscritto nell’apposito albo.
La Corte ha specificato che la proposizione personale dell’atto da parte dell’imputato costituisce una “causa originaria dell’inammissibilità”. Questo vizio è talmente grave da non consentire nemmeno l’instaurazione di un valido rapporto processuale di impugnazione. In altre parole, è come se il ricorso, per la legge, non fosse mai stato validamente presentato.
In presenza di una tale palese causa di inammissibilità, la legge, all’articolo 610, comma 5-bis, del codice di procedura penale, consente alla Corte di decidere con una procedura semplificata, cosiddetta de plano, ovvero senza la necessità di un’udienza pubblica, basandosi unicamente sugli atti depositati.
Le Conclusioni: Conseguenze Pratiche e Monito per gli Imputati
La decisione in commento, pur nella sua brevità, lancia un messaggio inequivocabile. Chi intende impugnare una sentenza penale davanti alla Corte di Cassazione deve obbligatoriamente avvalersi di un difensore abilitato. Il tentativo di agire personalmente non solo è destinato a fallire, ma comporta anche conseguenze economiche negative, come la condanna alle spese e al pagamento di una sanzione pecuniaria.
Questa pronuncia serve da monito: le garanzie procedurali sono poste a tutela di tutte le parti del processo, incluso l’imputato, e la figura del difensore tecnico è essenziale per assicurare che il confronto processuale si svolga nel rispetto delle regole e con la dovuta competenza, specialmente nel giudizio di legittimità, dove si discutono complesse questioni di diritto.
Un imputato può presentare personalmente un ricorso in Cassazione?
No, secondo l’ordinanza analizzata, il ricorso in Cassazione presentato personalmente dall’imputato è inammissibile. È necessaria l’assistenza di un difensore legalmente abilitato.
Quali sono le conseguenze di un ricorso dichiarato inammissibile per questo motivo?
La declaratoria di inammissibilità comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, che nel caso di specie è stata fissata in euro tremila.
Perché il ricorso personale in Cassazione non è consentito?
Perché la legge lo considera un vizio procedurale originario che impedisce la valida instaurazione del rapporto di impugnazione. Tale vizio è talmente evidente da permettere alla Corte di decidere con una procedura semplificata senza udienza.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 32907 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 6 Num. 32907 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME COGNOME
Data Udienza: 11/07/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: NOME nato il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 13/12/2023 della CORTE APPELLO di ROMA udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
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R.G. 19285/2024 NOME
OSSERVA
Ritenuto che il ricorso è inammissibile, perché proposto personalmente dall’imputato. La causa originaria dell’inammissibilità non consente l’instaurazione di un valido rapporto di impugnazione e, stante la tipologia, va dichiarata con procedura de plano, ai sensi dell’art. 610, comma 5 -bis, cod. proc. pen.
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 11/07/2024.