Ricorso Personale in Cassazione: Perché è Inammissibile
Presentare un ricorso personale in Cassazione è una mossa processuale destinata al fallimento. Una recente ordinanza della Suprema Corte ribadisce un principio fondamentale della procedura penale: l’assistenza di un avvocato abilitato è un requisito imprescindibile per adire il massimo organo di giustizia. L’analisi di questo caso offre spunti cruciali per comprendere le regole di accesso alla Cassazione e le severe conseguenze per chi le ignora.
I Fatti del Caso
La vicenda trae origine da una sentenza del Tribunale che dichiarava il non doversi procedere nei confronti di un imputato per il reato di tentato furto aggravato. La motivazione di tale decisione risiedeva nell’assenza di una querela, condizione di procedibilità per quel tipo di reato. Insoddisfatto della pronuncia, l’imputato decideva di agire in autonomia, presentando personalmente un ricorso per cassazione avverso la sentenza.
La Decisione della Corte sul ricorso personale in Cassazione
La Corte di Cassazione, chiamata a valutare l’impugnazione, ha trattato il caso senza le consuete formalità procedurali, applicando l’articolo 610, comma 5-bis, del codice di procedura penale. La decisione è stata netta e perentoria: il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
La conseguenza di questa declaratoria non è stata solo la mancata analisi del merito della questione, ma anche una condanna per il ricorrente. Ai sensi dell’articolo 616 c.p.p., l’imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma significativa, quantificata in 4.000,00 euro, in favore della Cassa delle ammende.
Le Motivazioni della Sentenza
Il fulcro della decisione della Suprema Corte risiede in una modifica legislativa cruciale. La legge n. 103 del 2017 ha riformulato l’articolo 613, comma 1, del codice di procedura penale, sopprimendo la possibilità per l’imputato di presentare personalmente il ricorso in Cassazione.
La norma attuale stabilisce che l’atto di ricorso debba essere sottoscritto, a pena di inammissibilità, da un difensore iscritto nell’apposito albo speciale della Corte di Cassazione. Il ricorso in esame, essendo stato proposto direttamente dall’interessato, proveniva da un “soggetto non legittimato”, violando quindi un requisito formale inderogabile. La Corte ha semplicemente applicato la legge, evidenziando come la rappresentanza tecnica qualificata sia un presidio indispensabile per garantire la corretta amministrazione della giustizia nel più alto grado di giudizio.
Le Conclusioni
L’ordinanza in analisi lancia un messaggio inequivocabile: il percorso verso la Corte di Cassazione è strettamente regolamentato e non ammette iniziative personali. La complessità delle questioni di legittimità trattate dalla Suprema Corte richiede necessariamente la competenza e l’intermediazione di un legale specializzato. Tentare di agire in proprio non solo è inutile ai fini del riesame del caso, ma espone anche a conseguenze economiche rilevanti, come la condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria. Questa pronuncia serve da monito sull’importanza di affidarsi sempre a un professionista qualificato per la tutela dei propri diritti in ogni fase e grado del procedimento penale.
È possibile per un imputato presentare personalmente un ricorso in Cassazione?
No. A seguito della modifica dell’art. 613, comma 1, c.p.p. ad opera della legge n. 103 del 2017, la possibilità di proporre personalmente ricorso in Cassazione è stata soppressa. Il ricorso deve essere obbligatoriamente sottoscritto da un avvocato abilitato al patrocinio presso le giurisdizioni superiori.
Cosa succede se un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile perché presentato personalmente?
In caso di inammissibilità, come previsto dall’art. 616 c.p.p., il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende, il cui importo viene stabilito dal giudice.
Perché il ricorso in questo caso specifico è stato ritenuto inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché proposto personalmente dall’imputato, un soggetto considerato dalla legge “non legittimato” a presentare tale tipo di impugnazione dopo le riforme legislative che hanno reso obbligatoria l’assistenza di un difensore specializzato.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 5 Num. 47566 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 5 Num. 47566 Anno 2023
Presidente: COGNOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 09/11/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a MILANO il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 17/05/2023 del TRIBUNALE di MILANO udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
Ritenuto in fatto e considerato in diritto
NOME COGNOME ha personalmente proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza in epigrafe indicata, con la quale si è dichiarato non doversi procedere per assenza di querela in relazione ad un reato di tentato furto aggravato.
Il ricorso, trattato senza formalità di procedura, ai sensi dell’art. 610, comma 5-bis, cod. proc. pen., in quanto proveniente da soggetto non legittimato, è inammissibile, dal momento che la cit. I. n. 103 del 2017, riformulando l’art. 613, comma 1, cod. proc. pen., ha soppresso la possibilità di proporre ricorso personalmente in cassazione.
Alla pronuncia di inammissibilità consegue ex art. 616 cod. proc. pen, la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonché al versamento, in favore della RAGIONE_SOCIALE delle ammende, di una somma che, in ragione delle questioni dedotte, appare equo determinare in euro 4.000,00.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 4.000,00 in favore della RAGIONE_SOCIALE delle Ammende.
Così deciso il 09/11/2023.