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Ricorso personale Cassazione: inammissibile e con multa

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso personale presentato da un’imputata avverso una sentenza della Corte d’Appello. La decisione si fonda sulla violazione dell’art. 613 c.p.p., che, a seguito della riforma del 2017, richiede obbligatoriamente la sottoscrizione del ricorso da parte di un avvocato. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una multa di 3000 euro.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Personale in Cassazione: Quando l’Autodifesa Costa Cara

Presentare un ricorso personale in Cassazione è una mossa non solo inefficace ma anche economicamente rischiosa. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ribadisce con fermezza un principio fondamentale della procedura penale: l’appello alla Suprema Corte deve essere redatto e sottoscritto da un avvocato abilitato. In caso contrario, la sanzione è duplice: l’inammissibilità del ricorso e la condanna a pagare spese e una cospicua sanzione pecuniaria.

I Fatti del Caso: Un Appello Finito Male

Il caso in esame riguarda una persona che, a seguito di una condanna da parte della Corte d’Appello di Milano, ha deciso di impugnare la sentenza direttamente, senza l’assistenza di un legale. L’imputata ha presentato personalmente un ricorso alla Corte di Cassazione, lamentando un’errata applicazione della legge penale e la mancata motivazione su alcuni punti della sentenza d’appello.

La Decisione della Cassazione sul ricorso personale

La Corte di Cassazione non è nemmeno entrata nel merito delle questioni sollevate. Con una breve e chiara ordinanza, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si basa su una ragione puramente procedurale, ma di importanza cruciale. La legge, infatti, non consente più all’imputato di presentare personalmente questo tipo di impugnazione.

Le Motivazioni: L’Obbligo della Difesa Tecnica in Cassazione

La motivazione della Corte si fonda sull’articolo 613, comma 1, del Codice di Procedura Penale, come modificato dalla legge n. 103 del 23 giugno 2017 (nota come “Riforma Orlando”). Questa norma stabilisce in modo inequivocabile che, per i ricorsi in Cassazione, è necessaria la sottoscrizione di un difensore iscritto nell’apposito albo speciale.

La ratio di questa disposizione è quella di garantire un “filtro” tecnico all’accesso alla Suprema Corte. La Cassazione è un giudice di legittimità, non di merito: il suo compito non è rivalutare i fatti, ma assicurare la corretta applicazione della legge. Pertanto, i ricorsi devono essere tecnicamente impeccabili e sollevare questioni di diritto pertinenti. L’obbligo di avvalersi di un difensore specializzato serve proprio a questo scopo, evitando che la Corte venga sommersa da ricorsi infondati o mal formulati.

La conseguenza diretta dell’inammissibilità è stata la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di 3.000 euro a favore della Cassa delle Ammende. La Corte ha sottolineato che non è possibile escludere la colpa nella proposizione di un ricorso palesemente inammissibile, giustificando così la sanzione pecuniaria.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche per l’Imputato

L’ordinanza in esame lancia un messaggio inequivocabile: nel processo penale, e in particolare nel giudizio di legittimità, l’assistenza di un avvocato non è una facoltà, ma un obbligo. Tentare la via del ricorso personale in Cassazione è un errore che porta a tre risultati certi: il rigetto dell’istanza, la perdita di tempo prezioso e una sicura condanna economica. Per chiunque si trovi ad affrontare l’ultimo grado di giudizio, affidarsi a un professionista del diritto non è solo una scelta saggia, ma l’unica strada legalmente percorribile.

Un imputato può presentare personalmente un ricorso alla Corte di Cassazione penale?
No. A seguito della riforma del 2017 (legge n. 103/2017), l’art. 613 del codice di procedura penale stabilisce che il ricorso in Cassazione deve essere sottoscritto da un difensore abilitato al patrocinio presso le giurisdizioni superiori. Il ricorso personale dell’imputato è, pertanto, inammissibile.

Cosa succede se un imputato presenta comunque un ricorso personalmente?
La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, senza esaminarne il merito. Inoltre, come stabilito in questa ordinanza, l’imputato viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro (in questo caso 3.000 euro) in favore della Cassa delle Ammende.

Perché è stata introdotta questa regola che impedisce il ricorso personale?
La norma mira a garantire la tecnicità e la serietà dei ricorsi presentati alla Corte di Cassazione, che è un giudice di legittimità. L’intervento obbligatorio di un avvocato specializzato serve a filtrare i ricorsi, assicurando che vengano sollevate solo questioni di diritto pertinenti e correttamente formulate, evitando di sovraccaricare la Corte con appelli infondati o irrituali.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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