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Ricorso per saltum: quando non è ammissibile?

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 27489/2024, ha stabilito che il ricorso per saltum non è ammissibile contro un provvedimento che rigetta una richiesta di sequestro preventivo. Tale strumento è previsto solo per i decreti che dispongono il sequestro. La Corte ha quindi qualificato l’impugnazione del Pubblico Ministero come appello, trasmettendo gli atti al competente Tribunale del Riesame.

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Pubblicato il 30 gennaio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso per saltum e Sequestro Preventivo: la Cassazione Chiarisce i Limiti

L’ordinanza n. 27489 del 2024 della Corte di Cassazione affronta un’importante questione di procedura penale relativa all’ammissibilità del ricorso per saltum in materia di misure cautelari reali. La decisione chiarisce in modo inequivocabile i confini di questo strumento di impugnazione, specificando quando può essere utilizzato e cosa accade in caso di errore da parte dell’organo di accusa. Si tratta di un principio fondamentale per garantire la corretta progressione dei procedimenti giudiziari.

I Fatti del Caso

La vicenda processuale ha origine da una richiesta di sequestro preventivo avanzata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trani nei confronti di un soggetto indagato per il reato di falsità in marchi, previsto dall’art. 473 del codice penale. Il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) del medesimo Tribunale, tuttavia, rigettava la richiesta.
Contro tale decisione, il Pubblico Ministero proponeva un ricorso diretto alla Corte di Cassazione, ovvero un ricorso per saltum, bypassando il grado di giudizio intermedio rappresentato dal Tribunale del Riesame.

La Decisione della Corte sul ricorso per saltum

La Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha dichiarato che il ricorso proposto dal Pubblico Ministero non poteva essere esaminato nel merito come ricorso per saltum. I giudici hanno infatti ribadito un principio consolidato: in materia di misure cautelari reali, questo specifico mezzo di impugnazione è esperibile, ai sensi dell’art. 325 del codice di procedura penale, esclusivamente contro il decreto che dispone il sequestro preventivo, e non contro quello che ne rigetta la richiesta.
Di conseguenza, l’azione del Pubblico Ministero era proceduralmente errata. Tuttavia, anziché dichiarare semplicemente l’inammissibilità, la Corte ha optato per una soluzione conservativa.

Le Motivazioni della Conversione dell’Impugnazione

La Corte Suprema ha motivato la sua decisione sulla base di una lettura sistematica delle norme processuali. L’art. 325 c.p.p. fa un riferimento univoco al “decreto di sequestro”, escludendo implicitamente dall’ambito del ricorso per saltum i provvedimenti di segno opposto, come l’ordinanza di rigetto. Per quest’ultima, lo strumento corretto è l’appello al Tribunale del Riesame, come previsto dall’art. 322-bis c.p.p.

I giudici hanno spiegato che, sebbene il ricorso per saltum sia un’alternativa al riesame, la sua applicabilità è limitata ai soli casi in cui il sequestro viene effettivamente concesso. Anche nell’ipotesi di un accoglimento parziale della richiesta, la parte non accolta assume la natura di un rigetto e, come tale, è appellabile, non ricorribile per saltum.

In virtù del principio di conservazione degli atti giuridici e delle disposizioni degli articoli 322-bis e 568, ultimo comma, c.p.p., la Corte ha stabilito che l’impugnazione erroneamente proposta doveva essere riqualificata come appello. Pertanto, ha disposto la trasmissione di tutti gli atti al Tribunale del Riesame di Trani, quale organo funzionalmente competente a decidere nel merito.

Conclusioni: Implicazioni Pratiche

Questa ordinanza della Cassazione funge da importante promemoria sulle rigide regole procedurali che governano le impugnazioni in materia cautelare. La scelta del mezzo di impugnazione non è discrezionale ma vincolata a precise disposizioni di legge. L’errore nella scelta, pur non comportando in questo caso la perdita del diritto a impugnare grazie al meccanismo di conversione, evidenzia la necessità di un’attenta analisi normativa prima di adire un’autorità giudiziaria superiore. Per i professionisti del diritto, ciò significa che la strategia processuale deve sempre fondarsi su una conoscenza approfondita delle norme che disciplinano i diversi gradi di giudizio, al fine di evitare ritardi e garantire l’efficace tutela dei propri assistiti o delle ragioni dell’accusa.

È possibile proporre un ricorso per saltum in Cassazione contro il rigetto di una richiesta di sequestro preventivo?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che, ai sensi dell’art. 325 cod. proc. pen., il ricorso per saltum è ammissibile solo contro il decreto che dispone il sequestro preventivo, non contro quello che lo nega.

Cosa succede se un pubblico ministero propone erroneamente un ricorso per saltum contro un’ordinanza di rigetto?
L’impugnazione non viene dichiarata semplicemente inammissibile, ma viene riqualificata come appello e trasmessa al tribunale competente per il giudizio, che in materia di sequestri è il Tribunale del Riesame.

Questa regola si applica anche se il sequestro viene concesso solo in parte?
Sì. Secondo la Corte, anche nel caso di accoglimento parziale, la parte della richiesta che è stata respinta ha natura di ordinanza di rigetto e, come tale, può essere impugnata solo con l’appello e non con il ricorso per saltum.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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