LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Ricorso per saltum: i limiti secondo la Cassazione

Un Procuratore Generale impugna un’assoluzione per detenzione di stupefacenti con un ricorso per saltum, lamentando l’illogicità della motivazione del giudice di primo grado. La Corte di Cassazione converte l’impugnazione in un appello ordinario, chiarendo che il ricorso per saltum non può essere utilizzato per contestare vizi di motivazione della sentenza, ma solo per specifiche violazioni di legge.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 29 novembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso per saltum: quando la Cassazione lo converte in appello

L’ordinamento processuale penale prevede diversi mezzi di impugnazione, ciascuno con presupposti e limiti specifici. Tra questi, il ricorso per saltum rappresenta uno strumento eccezionale che permette di ‘saltare’ il giudizio d’appello per arrivare direttamente in Cassazione. Una recente ordinanza della Suprema Corte (n. 24588/2024) offre un importante chiarimento sui confini di tale istituto, specificando quando un ricorso così proposto debba essere convertito in un appello ordinario.

I fatti del caso: assoluzione per detenzione di stupefacenti

Il caso trae origine da una sentenza di assoluzione emessa dal Tribunale di Ragusa nei confronti di un giovane accusato di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. Durante una perquisizione domiciliare, le forze dell’ordine avevano rinvenuto una quantità di marijuana sufficiente per 328 dosi, insieme a due bilancini di precisione, un coltello e carta d’alluminio. Nella sua camera da letto, inoltre, erano presenti altri tre giovani intenti a fumare.

Nonostante questi elementi, il Tribunale ha assolto l’imputato ritenendo non provata la finalità di cessione a terzi. Secondo il giudice di primo grado, non si poteva escludere che lo stupefacente fosse destinato al consumo personale di gruppo, in esecuzione di un mandato collettivo all’acquisto. A sostegno di questa tesi, il Tribunale ha valorizzato la mancata scoperta di somme di denaro nella disponibilità dell’imputato.

L’impugnazione del P.G. e i limiti del ricorso per saltum

Il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Catania, non condividendo la decisione, ha proposto ricorso immediato per cassazione, ovvero un ricorso per saltum. Le censure mosse alla sentenza erano focalizzate sul carattere illogico e contraddittorio della motivazione. In particolare, si contestava al Tribunale di non aver considerato:

1. Che i presunti acquirenti non erano stati perquisiti.
2. La possibilità di pagamenti con strumenti diversi dal contante.
3. L’ingente quantitativo di droga, difficilmente compatibile con un consumo di gruppo così ristretto.

In sostanza, il Procuratore Generale lamentava un vizio di motivazione della sentenza, definendola “carente”, “illogica” e “contraddittoria”.

Le motivazioni della Cassazione: la conversione in appello

La Corte di Cassazione, nell’analizzare il ricorso, ha rilevato una questione procedurale dirimente. L’articolo 569, comma 3, del codice di procedura penale stabilisce che con il ricorso immediato per cassazione non possono essere proposti i motivi legati ai vizi di motivazione (previsti dall’art. 606, comma 1, lettere d ed e, c.p.p.).

Poiché le doglianze del Procuratore Generale riguardavano proprio la “mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione”, la Corte ha concluso che il mezzo di impugnazione scelto era errato. Il ricorso per saltum è uno strumento eccezionale, riservato a censure di pura violazione di legge, non a critiche sul percorso logico-argomentativo seguito dal giudice di primo grado.

Seguendo un orientamento consolidato, la Suprema Corte ha affermato che quando un ricorso per cassazione contiene motivi non consentiti per la via del “per saltum”, esso deve essere convertito nel mezzo di impugnazione ordinario, cioè l’appello.

Le conclusioni: il rinvio alla Corte d’Appello

In conclusione, la Corte di Cassazione ha disposto la conversione del ricorso in appello e la trasmissione degli atti alla Corte d’Appello di Catania per la celebrazione del giudizio di secondo grado. La decisione ribadisce un principio fondamentale: la scelta del mezzo di impugnazione non è libera, ma vincolata alla natura dei vizi che si intendono denunciare. Utilizzare il ricorso per saltum per contestare il merito della valutazione del giudice di primo grado è proceduralmente scorretto e comporta, come in questo caso, la conversione dell’atto nell’impugnazione corretta, garantendo così il rispetto del doppio grado di giurisdizione di merito.

È possibile contestare l’illogicità della motivazione di una sentenza con un ricorso per saltum?
No, l’ordinanza chiarisce che i vizi di motivazione, come l’illogicità, la carenza o la contraddittorietà, rientrando nell’ipotesi dell’art. 606, comma 1, lett. e) c.p.p., non possono essere proposti con un ricorso per saltum.

Cosa succede se si propone un ricorso per saltum per motivi non consentiti?
Come stabilito dalla Corte in questo caso, il ricorso deve essere convertito in un appello ordinario e gli atti devono essere trasmessi alla Corte d’appello competente per il giudizio di secondo grado, ai sensi dell’art. 569, comma 3, c.p.p.

Qual è il principio seguito dalla Corte per decidere la conversione dell’impugnazione?
La Corte segue l’orientamento costante secondo cui, qualora l’impugnazione proposta sia quella eccezionale del ricorso “per saltum”, si deve interpretare la volontà della parte e, in caso di dubbio, privilegiare il tipo ordinario di gravame, ossia l’appello.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati