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Ricorso per saltum del PG: limiti secondo la Cassazione

La Corte di Cassazione analizza un caso di ricorso per saltum proposto dal Procuratore Generale contro una sentenza di assoluzione per guida in stato di ebbrezza. Pur riconoscendo la legittimità del PG a impugnare in caso di acquiescenza del PM, la Corte nega la possibilità di utilizzare il ricorso per saltum, istituto riservato alla parte con diritto primario di appello. Di conseguenza, il ricorso viene convertito in un appello ordinario e trasmesso alla Corte d’Appello competente.

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Pubblicato il 17 febbraio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso per Saltum del Procuratore Generale: la Cassazione ne definisce i confini

Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 40722/2023) offre un’importante lezione sulla procedura penale, in particolare sui limiti del potere di impugnazione del Procuratore Generale e sull’utilizzo del ricorso per saltum. La vicenda, nata da un’assoluzione per guida in stato di ebbrezza, si è trasformata in un caso emblematico per definire le regole del gioco processuale in materia di appelli.

I Fatti del Caso: L’Assoluzione in Primo Grado

Tutto ha origine da una sentenza del Tribunale di Padova, che aveva assolto un imputato dall’accusa di guida in stato di ebbrezza. La decisione del giudice di primo grado si fondava sulla presunta inattendibilità delle misurazioni dell’etilometro. Secondo il Tribunale, l’affidabilità dell’apparecchio era compromessa dalla mancanza degli scontrini intermedi tra le due prove, sollevando dubbi sulla corretta esecuzione del test, nonostante la presenza agli atti del libretto metrologico che ne attestava la regolare manutenzione.

L’Impugnazione del Procuratore Generale e il Ricorso per Saltum

Contro questa sentenza assolutoria, il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Venezia ha deciso di agire, ma scegliendo una via processuale peculiare: il ricorso per saltum ai sensi dell’art. 569 del codice di procedura penale. In pratica, ha impugnato la decisione direttamente davanti alla Corte di Cassazione, bypassando il giudizio della Corte d’Appello. La Procura Generale sosteneva l’erronea applicazione della legge e il vizio di motivazione da parte del Tribunale, che non avrebbe considerato adeguatamente le prove della piena funzionalità dell’etilometro.

La Legittimazione ad Appellare del PG e il Concetto di “Acquiescenza”

Prima di esaminare il merito, la Cassazione affronta una questione preliminare fondamentale: il Procuratore Generale aveva il diritto di impugnare? La legge (art. 593-bis c.p.p.) stabilisce che il PG può appellare una sentenza di primo grado solo in due casi: avocazione del procedimento o “acquiescenza” da parte del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale (cioè il PM che ha seguito il processo in primo grado).

Citando un’autorevole pronuncia delle Sezioni Unite (n. 21716/2023), la Corte chiarisce che l’acquiescenza non richiede un atto formale, ma si presume realizzata attraverso le “intese” e il coordinamento tra i due uffici della Procura. La stessa presentazione dell’impugnazione da parte del PG è considerata prova sufficiente che tale coordinamento sia avvenuto. Pertanto, la legittimazione del Procuratore Generale ad appellare è stata confermata.

Le Motivazioni della Cassazione: Perché il Ricorso per Saltum non è Ammissibile

Superato il primo scoglio, la Corte si concentra sulla scelta dello strumento processuale: il ricorso per saltum. E qui arriva il punto cruciale della decisione. La Cassazione, sempre richiamando le Sezioni Unite, afferma un principio netto: il Procuratore Generale, pur avendo un potere di impugnazione, non è legittimato a proporre il ricorso per saltum.

Questo strumento è riservato alla “parte che ha diritto ad appellare” in via principale. Il potere del PG è invece sussidiario, cioè sorge solo in conseguenza della mancata impugnazione del PM di primo grado. Inoltre, il ricorso del PG lamentava anche un vizio di motivazione, un motivo esplicitamente escluso dai casi in cui è possibile “saltare” il secondo grado di giudizio.

Le Conclusioni: Conversione dell’Appello e Rinvio al Giudice Competente

La Corte di Cassazione, pur negando l’ammissibilità del ricorso per saltum, non dichiara l’impugnazione inammissibile. Applica invece il principio della “conversione dell’impugnazione” previsto dall’art. 569, comma 3, del codice di procedura penale. Poiché il ricorso conteneva motivi che potevano essere validamente proposti con un appello ordinario, la Corte ha convertito l’atto e ha disposto la trasmissione di tutti i documenti alla Corte d’Appello di Venezia. Sarà quest’ultima, in qualità di giudice del secondo grado, a dover riesaminare nel merito la sentenza di assoluzione, garantendo il rispetto dei gradi di giurisdizione.

Il Procuratore Generale presso la Corte d’Appello può appellare una sentenza di primo grado?
Sì, può farlo, ma solo in casi specifici previsti dalla legge, come quando il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale abbia prestato acquiescenza, cioè abbia deciso di non impugnare il provvedimento.

Il Procuratore Generale può utilizzare il ricorso per saltum per impugnare una sentenza direttamente in Cassazione?
No. La Corte di Cassazione ha stabilito, conformemente a un precedente delle Sezioni Unite, che il Procuratore Generale non è legittimato a proporre un ricorso per saltum, poiché questo strumento è riservato alla parte che ha il diritto primario di appellare.

Cosa accade se il Procuratore Generale propone un ricorso per saltum quando non potrebbe?
Se l’atto contiene motivi che sarebbero validi per un appello ordinario, il ricorso non viene dichiarato inammissibile. La Corte di Cassazione lo converte in un appello e trasmette gli atti alla Corte d’Appello competente per il giudizio di secondo grado.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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