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Ricorso per Cassazione: termini e revoca assenza

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per cassazione presentato oltre i termini stabiliti dalla legge. Il ricorrente invocava l’estensione dei termini prevista per gli imputati dichiarati assenti, ma i giudici hanno rilevato che tale condizione di assenza era stata revocata dal Tribunale prima della sentenza di secondo grado. Di conseguenza, il deposito tardivo dell’atto ha comportato il rigetto del ricorso e la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 25 marzo 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso per Cassazione: l’importanza dei termini e lo stato di assenza

Il Ricorso per Cassazione rappresenta l’ultimo baluardo per la tutela dei diritti nel processo penale, ma la sua ammissibilità è strettamente legata al rispetto rigoroso dei termini procedurali. Una recente ordinanza della Suprema Corte chiarisce come la revoca dello stato di assenza dell’imputato influisca direttamente sulle scadenze per impugnare una sentenza.

I fatti di causa

Il caso trae origine da un’impugnazione presentata da un imputato avverso una sentenza della Corte di Appello di Milano. Il ricorso è stato depositato l’11 agosto 2025, mentre la scadenza naturale, calcolata sulla data di emissione della sentenza (9 giugno 2025), cadeva il 24 luglio 2025. La difesa sosteneva implicitamente la possibilità di beneficiare di un termine esteso, tipico dei procedimenti in cui l’imputato è dichiarato assente.

La decisione della Corte sul Ricorso per Cassazione

La Suprema Corte ha analizzato la cronologia processuale, rilevando che il deposito era avvenuto ben oltre i trenta giorni previsti dall’ordinamento, sommati ai quindici giorni iniziali. Il punto centrale della controversia riguardava l’applicabilità dell’aumento di quindici giorni previsto dall’art. 585, comma 1-bis, c.p.p. per gli imputati assenti. Tuttavia, dagli atti è emerso che la declaratoria di assenza era stata formalmente revocata dal Tribunale di Milano in una fase precedente del giudizio.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sulla natura della condizione di assenza. Sebbene la normativa (D.lgs. 150/2022) preveda tutele specifiche per chi non partecipa al processo, tali benefici decadono nel momento in cui lo stato di assenza viene revocato. Nel caso in esame, la revoca avvenuta nel 2023 ha ripristinato i termini ordinari di impugnazione. Non essendoci più i presupposti per la proroga, il ricorso depositato ad agosto è stato considerato tardivo. La Corte ha inoltre sottolineato che l’inammissibilità per tardività deve essere dichiarata d’ufficio, comportando inevitabilmente la condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende, non potendosi escludere la colpa del ricorrente nella gestione dei tempi.

Le conclusioni

In conclusione, il mancato rispetto dei termini per il Ricorso per Cassazione determina la definitività della condanna. La sentenza ribadisce che la conoscenza dello stato procedurale (come la revoca dell’assenza) è onere della difesa e dell’imputato, e che ogni errore nel calcolo dei giorni può precludere l’accesso al terzo grado di giudizio. La sanzione di tremila euro inflitta al ricorrente evidenzia la severità del sistema verso le impugnazioni manifestamente inammissibili per ragioni formali.

Cosa succede se si deposita un ricorso per cassazione in ritardo?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile, comportando la perdita definitiva del diritto al riesame e la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Chi può beneficiare della proroga di quindici giorni per l’impugnazione?
Possono beneficiarne gli imputati dichiarati assenti in primo grado, a condizione che tale stato non sia stato revocato durante il corso del procedimento.

Qual è la conseguenza della revoca della declaratoria di assenza?
La revoca fa decadere il diritto ai termini supplementari per l’impugnazione, ripristinando le scadenze ordinarie previste dal codice di procedura penale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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