Ricorso per Cassazione: l’importanza dei termini processuali
Il Ricorso per Cassazione rappresenta l’ultimo baluardo per la tutela dei diritti nel processo penale, ma la sua efficacia dipende rigorosamente dal rispetto dei tempi tecnici. Una recente ordinanza della Suprema Corte mette in luce come la tardività nel deposito dell’atto renda vano ogni tentativo di impugnazione, indipendentemente dalla fondatezza dei motivi.
I fatti di causa
La vicenda trae origine da una sentenza emessa dalla Corte d’appello, la cui motivazione era stata redatta contestualmente alla lettura del dispositivo in udienza. Il ricorrente, che era stato dichiarato assente durante il giudizio di primo grado e il cui appello si era svolto in forma cartolare, ha presentato il proprio Ricorso per Cassazione diversi mesi dopo la scadenza dei termini previsti dal codice di procedura penale.
In particolare, la sentenza era stata emessa nel febbraio 2023. Secondo il calcolo dei termini ordinari e delle proroghe specifiche, il deposito avrebbe dovuto avvenire entro la metà di marzo 2023. Al contrario, l’atto è stato depositato presso la cancelleria della Corte d’appello solo a fine maggio 2023, superando abbondantemente ogni finestra temporale utile.
La decisione della Corte
I giudici di legittimità hanno analizzato la cronologia degli eventi processuali, rilevando immediatamente il vizio di tardività. La Corte ha applicato rigorosamente le norme che regolano i termini per impugnare, dichiarando il ricorso inammissibile con procedura de plano. Questa decisione comporta non solo il passaggio in giudicato della sentenza impugnata, ma anche conseguenze economiche per il ricorrente, condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
Le motivazioni
Le motivazioni della Suprema Corte si fondano sulla natura perentoria dei termini stabiliti dagli articoli 585 e 544 del codice di procedura penale. Quando la motivazione della sentenza è contestuale, il termine per il Ricorso per Cassazione inizia a decorrere immediatamente. Nel caso di specie, è stata correttamente considerata la proroga di quindici giorni prevista dal comma 1-bis dell’art. 585 c.p.p. a favore del difensore dell’imputato assente. Tuttavia, anche includendo tale beneficio, il deposito effettuato a maggio è risultato palesemente fuori tempo massimo. La Corte ha chiarito che la tardività è un vizio insanabile che preclude l’accesso al giudizio di legittimità.
Le conclusioni
In conclusione, il caso evidenzia come la precisione nel calcolo dei termini sia un elemento cardine della strategia difensiva. Il Ricorso per Cassazione richiede un monitoraggio costante delle date di deposito e delle modalità di emissione dei provvedimenti. La negligenza o il semplice ritardo nel deposito dell’atto comportano la perdita definitiva della possibilità di contestare una sentenza di condanna, rendendo la decisione di secondo grado definitiva e irrevocabile.
Cosa accade se il ricorso viene presentato dopo la scadenza?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile per tardività, la sentenza impugnata diventa definitiva e il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione.
Qual è il termine per impugnare una sentenza con motivazione contestuale?
Il termine ordinario è di quindici giorni dalla lettura del provvedimento, ma può essere esteso se la legge prevede termini più lunghi o proroghe specifiche.
Esiste una proroga per l’imputato che non era presente al processo?
Sì, l’articolo 585 comma 1-bis del codice di procedura penale prevede un aumento di quindici giorni del termine per impugnare a favore del difensore dell’imputato assente.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 47171 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 6 Num. 47171 Anno 2023
Presidente: COGNOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 31/10/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da COGNOME NOME, nato a Napoli DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 10/02/2023 della Corte d’appello di Bologna;
visti gli atti e la sentenza impugnata; esaminati i motivi del ricorso;
udita la relazione svolta dal AVV_NOTAIO NOME COGNOME
OSSERVA
Ritenuto che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile perché proposto tardivamente. Invero, la sentenza di appello è stata emessa il 10 febbraio 2023 e depositata direttamente in udienza (motivazione contestuale); il termine per presentare il ricorso per cassazione scadeva, ai sensi degli artt. 585, comma 1, lett. a), 544, comma 1, e 598 cod. proc. pen., il 26 febbr 2023 o, al più tardi, il successivo 13 marzo, tenendo conto dell’aumento dei termini pe impugnare di quindici giorni in favore del difensore dell’imputato assente stabilito dal comma 1 bis dell’art. 585 (dagli atti risulta che il COGNOME era assente nel giudizio di primo grado e l’a si è celebrato in forma cartolare). Il ricorso risulta, invece, depositato presso la Corte d’ap di Bologna il 26 maggio 2023, dunque in data posteriore alla scadenza del suindicato termine, ancorchè prorogato in relazione allo stato di assenza dell’imputato ricorrente.
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile con procedura de plano, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 31 ottobre 2023
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Il Presidente