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Ricorso per cassazione: quando è inammissibile

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per cassazione presentato dalla persona offesa contro un’ordinanza di archiviazione. La Corte ha chiarito che, a seguito della riforma del 2017, l’unico rimedio contro tale provvedimento è il reclamo al tribunale per specifici vizi di nullità, escludendo la possibilità di un ricorso basato su vizi di motivazione o errata valutazione dei fatti.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso per cassazione contro l’archiviazione: la Cassazione chiarisce i limiti

L’ordinanza di archiviazione emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari (G.I.P.) rappresenta un momento cruciale nel procedimento penale. Ma cosa succede se la persona offesa non è d’accordo e vuole contestare tale decisione? Una recente ordinanza della Corte di Cassazione fa luce sui limiti e sugli strumenti a disposizione, chiarendo perché il ricorso per cassazione non è quasi mai la strada percorribile. La Suprema Corte ha infatti dichiarato inammissibile il ricorso di una persona offesa, ribadendo la tassatività dei mezzi di impugnazione dopo la riforma del 2017.

I Fatti del Caso: Dall’Opposizione al Ricorso per Cassazione

Il caso ha origine da una richiesta di archiviazione presentata dal Pubblico Ministero nei confronti di tre persone. La persona offesa dal presunto reato si era opposta a tale richiesta, ma il G.I.P. presso il Tribunale, con un’ordinanza del gennaio 2024, aveva comunque disposto l’archiviazione del procedimento. Ritenendo la decisione ingiusta per violazione di legge, vizio di motivazione e mancata assunzione di una prova decisiva, la persona offesa ha deciso di impugnare l’ordinanza presentando direttamente un ricorso per cassazione.

La Decisione della Suprema Corte: il Ricorso è Inammissibile

La Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione ha tagliato corto, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che l’impugnazione era stata proposta al di fuori dei casi consentiti dalla legge, condannando di conseguenza la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Le Motivazioni della Corte: il Principio di Tassatività

Il cuore della decisione risiede nell’interpretazione delle norme processuali, modificate in modo significativo dalla cosiddetta riforma Orlando (legge n. 103 del 2017).

La Riforma del 2017 e il Nuovo Mezzo del “Reclamo”

La Corte spiega che, prima della riforma, l’art. 409, comma 6, del codice di procedura penale permetteva, in casi limitati, di ricorrere in Cassazione contro l’ordinanza di archiviazione. Tuttavia, la legge del 2017 ha abrogato quella norma e introdotto l’art. 410-bis, che disciplina un nuovo e specifico mezzo di impugnazione: il reclamo. Oggi, l’ordinanza di archiviazione può essere contestata solo con un reclamo al tribunale in composizione monocratica e unicamente per le nullità tassativamente indicate dalla legge (ad esempio, mancata notifica alla persona offesa dell’avviso della richiesta di archiviazione). Lo scopo della riforma era proprio quello di ridurre il carico di lavoro della Suprema Corte, evitando che venissero portate al suo esame questioni che potevano essere risolte in altra sede.

L’Impossibilità di Convertire il Ricorso in Reclamo

Nel caso specifico, la ricorrente lamentava vizi di motivazione e di valutazione delle prove. Questi motivi, sottolinea la Corte, non rientrano in nessuna delle nullità per cui è ammesso il reclamo. Si tratta di censure che attengono al merito della decisione, non a vizi formali della procedura. Per questa ragione, il ricorso per cassazione non poteva nemmeno essere ‘convertito’ in un reclamo e trasmesso al giudice competente, poiché i motivi addotti erano estranei a quelli previsti per tale strumento.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche per la Persona Offesa

Questa ordinanza ribadisce un principio fondamentale: nel diritto processuale penale vige la regola della tassatività dei mezzi di impugnazione. Non si può scegliere liberamente come e a chi contestare un provvedimento, ma bisogna utilizzare gli strumenti specifici previsti dalla legge. Per la persona offesa che si vede respingere l’opposizione all’archiviazione, ciò significa che le possibilità di contestazione sono molto ristrette. L’impugnazione è possibile solo attraverso il reclamo e solo per vizi procedurali ben definiti. Contestare il merito della valutazione del giudice, ossia il perché ha ritenuto di archiviare, è una strada preclusa. La decisione sottolinea l’importanza di affidarsi a un difensore esperto che possa individuare, sin da subito, la corretta strategia processuale ed evitare ricorsi destinati a essere dichiarati inammissibili, con conseguente condanna alle spese.

È possibile presentare ricorso per cassazione contro un’ordinanza di archiviazione emessa dopo l’opposizione della persona offesa?
No, la Corte di Cassazione chiarisce che, a seguito della riforma del 2017 (legge n. 103/2017), tale provvedimento non è più impugnabile con ricorso per cassazione, in quanto la legge prevede uno strumento specifico.

Qual è lo strumento corretto per impugnare un’ordinanza di archiviazione?
Lo strumento previsto dalla legge è il reclamo al tribunale in composizione monocratica, ma è ammesso solo per le specifiche nullità indicate nell’art. 410-bis, commi 1 e 2, del codice di procedura penale.

Se la persona offesa lamenta un’errata valutazione dei fatti o una motivazione carente, può impugnare l’archiviazione?
No. Secondo la pronuncia in esame, i vizi relativi alla valutazione del merito o alla congruità della motivazione non rientrano tra le nullità per le quali è ammesso il reclamo e, di conseguenza, non consentono di impugnare l’ordinanza di archiviazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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