Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 41320 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 41320 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 18/09/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
NOME nato a CALTANISSETTA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 12/02/2024 del TRIBUNALE di CALTANISSETTA
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
Motivi della decisione
NOME ricorre, tramite Difensore, per la cassazione della sentenza con cui il Tribunale di Caltanissetta il 12 febbraio 2024 ha applicato allo stesso, imputato de contravvenzione di guida senza patente, fatto contestato come commesso il 16 gennaio 2022, la pena concordata con il P.M. ai sensi dell’art. 444 cod. proc. pen.
Il ricorrente lamenta promiscuamente violazione di legge e vizio di motivazione sia sott il profilo della corretta qualificazione giuridica del fatto sia sotto quello della omessa spieg delle ragioni del mancato proscioglimento dell’imputato ai sensi dell’art. 129 cod. proc. pen.
Il ricorso è manifestamente infondato, per le seguenti ragioni.
Le doglianze non possono trovare ingresso in questa sede.
Infatti, secondo costante e condivisibile orientamento interpretativo della S.C., «In tema di applicazione della pena su richiesta delle parti, la possibilità di ricorrere per cass deducendo, ai sensi dell’art. 448, comma 2-bis, cod. proc. pen., l’erronea qualificazione giuridica del fatto contenuto in sentenza è limitata ai soli casi di manifesto, configurabile quando tale qualificazione risulti, con indiscussa immediatezza e senz margini di opinabilità, palesemente eccentrica rispetto al contenuto del capo di imputazion sicché è inammissibile l’impugnazione che denunci, in modo aspecifico e non autosufficiente, una violazione di legge non immediatamente evincibile dal tenore dei capi di imputazione e dalla motivazione della sentenza» (così, tra le numerose, Sez. 4, n. 13749 del 23/03/2022, NOME, Rv. 283023; in termini v. Sez. 2, n. 14377 del 31/03/2021, P.G. in proc. Paolino, Rv. 281116, e Sez. 5, n. 33145 del 08/10/2020, P.G. in proc. Cari, Rv. 279842; nello stesso senso, cfr. Sez. 6, n. 25617 del 25/06/20202, NOME COGNOME, Rv. 279573, Sez. 1, n. 15553 d61 20/03/2018, COGNOME, Rv. 272619, Sez. 6, ord. n. 3108 del 08/01/2018, COGNOME, Rv. 272252). Ma nel caso di specie eventuali errori di qualificazione di tale portata non vengo segnalati né risultano evidenti con immediatezza e senza margini di opinabilità.
Inoltre, poiché «La sentenza del giudice di merito che applichi la pena su richiesta delle parti escludendo che ricorra una delle ipotesi proscioglimento previste dall’art. 129 cod. p pen., può essere oggetto di controllo di legittimità, sotto il profilo del vizio di mot soltanto se dal testo della sentenza impugnata appaia evidente la sussistenza di una causa di non punibilità ex art. 129 cod. proc. pen.» (così, tra le altre, Sez. 2, n. 39159 del 10/09/2019, NOME Tasawar, Rv. 27710). Nel caso in questione, non appare evidente l’esistenza di una causa di necessario proscioglimento dell’imputtao.
Consegue l’inammissibilità del ricorso, inammissibilità da dichiararsi de plano ai sensi dell’art. 610, comma 5-bis, cod. proc. pen. (ex plurimis, Sez. 6, ord. n. 8912 del 20/02/2018, S., Rv. 272389).
Essendo, dunque, il ricorso inammissibile e non ravvisandosi, ai sensi dell’art. 616 co proc. pen., assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (Cort Costituzionale, sentenza n. 186 del 7-13 giugno 2000), alla condanna del ricorrente a pagamento delle spese consegue anche quella al pagamento della sanzione pecuniaria nella misura, che si stima conforme a diritto ed equa, indicata in dispositivo.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spes processuali e della somma di euro quattromila in favoreAella cassa delle ammende.