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Ricorso inammissibile: quando non si può impugnare

La Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché proposto contro un’ordinanza sull’incompetenza territoriale emessa in udienza preliminare. Tale provvedimento non è autonomamente impugnabile ma va contestato con la sentenza finale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: Le Conseguenze dell’Impugnazione di un Provvedimento Non Autonomo

Nel complesso scenario della procedura penale, comprendere quali provvedimenti siano impugnabili e con quali modalità è fondamentale per evitare conseguenze negative, come la dichiarazione di un ricorso inammissibile. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione fa luce su un caso emblematico, offrendo chiarimenti preziosi sul principio di tassatività delle impugnazioni e sulle sanzioni previste in caso di errore procedurale. La vicenda riguarda l’impugnazione di un’ordinanza emessa durante l’udienza preliminare, una mossa che si è rivelata proceduralmente errata e costosa per il ricorrente.

I Fatti del Caso

Durante l’udienza preliminare presso un Tribunale, la difesa di un imputato sollevava un’eccezione di incompetenza territoriale, sostenendo che il procedimento dovesse essere trasferito alla Procura di un’altra città. Il Giudice per le indagini preliminari (GIP), con un’ordinanza emessa in data 20 febbraio 2024, rigettava tale eccezione.

Ritenendo la motivazione del GIP contraddittoria e illogica, il difensore decideva di impugnare immediatamente tale provvedimento, proponendo ricorso direttamente alla Corte di Cassazione.

La Questione Giuridica: il Principio di Non Autonoma Impugnabilità

Il cuore della questione sottoposta alla Suprema Corte non riguarda il merito della competenza territoriale, bensì un aspetto puramente procedurale: la possibilità di impugnare separatamente un’ordinanza emessa nel corso dell’udienza preliminare. La Corte ha stabilito che il ricorso inammissibile era tale perché proposto contro un provvedimento non autonomamente impugnabile.

Il nostro ordinamento processuale penale, agli artt. 586 e 591 del codice di procedura penale, stabilisce un principio generale: le ordinanze emesse nel corso del dibattimento o delle fasi precedenti, come l’udienza preliminare, non possono essere appellate singolarmente. Esse possono essere contestate solo unitamente all’impugnazione della sentenza finale che conclude quella fase o quel grado di giudizio. Questo per garantire la celerità e l’ordine del processo, evitando continue interruzioni per discutere questioni procedurali.

Le Motivazioni della Cassazione

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza del 23 maggio 2024, ha applicato rigorosamente questo principio. I giudici hanno chiarito che l’ordinanza del GIP, che respingeva l’eccezione di incompetenza, era un atto interlocutorio emesso all’interno dell’udienza preliminare. Di conseguenza, l’imputato avrebbe dovuto attendere la conclusione di tale udienza (con una sentenza di non luogo a procedere o un decreto di rinvio a giudizio) e, solo in quel momento, impugnare anche la precedente ordinanza unitamente alla decisione finale.

Proponendo un ricorso immediato e autonomo, la difesa ha violato le norme procedurali, rendendo l’atto inevitabilmente inammissibile. La Corte ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile senza entrare nel merito delle doglianze sulla competenza territoriale.

Le Conclusioni e le Implicazioni Pratiche

La declaratoria di inammissibilità ha comportato due conseguenze economiche significative per il ricorrente, come previsto dall’art. 616 del c.p.p. In primo luogo, è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento. In secondo luogo, è stato condannato a versare una somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.

La Corte ha motivato quest’ultima sanzione richiamando una sentenza della Corte Costituzionale (n. 186/2000), la quale stabilisce che tale pagamento è dovuto quando non vi siano elementi per ritenere che il ricorrente abbia agito senza colpa nel determinare la causa di inammissibilità. In questo caso, l’errata impugnazione di un provvedimento non appellabile autonomamente è stata considerata una palese negligenza procedurale, giustificando così la sanzione. Questa decisione ribadisce l’importanza per i difensori di conoscere approfonditamente le regole sulle impugnazioni per evitare di compromettere la posizione dei propri assistiti e di incorrere in sanzioni pecuniarie.

È possibile impugnare immediatamente un’ordinanza che rigetta un’eccezione di incompetenza territoriale emessa in udienza preliminare?
No, non è possibile. Secondo la Corte di Cassazione, si tratta di un provvedimento non autonomamente impugnabile. Deve essere impugnato solo unitamente alla sentenza che conclude la fase dell’udienza preliminare.

Quali sono le conseguenze di un ricorso inammissibile?
La dichiarazione di inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali. Inoltre, può comportare la condanna al pagamento di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende.

Perché il ricorrente è stato condannato a pagare una sanzione di 3.000 euro oltre alle spese?
La sanzione è stata irrogata perché la Corte ha ritenuto che il ricorso fosse stato proposto con colpa, data l’evidente e manifesta inammissibilità dei motivi. L’impugnazione di un provvedimento non appellabile autonomamente costituisce un errore procedurale grave che giustifica la sanzione pecuniaria.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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