Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 1478 Anno 2026
Penale Ord. Sez. 7 Num. 1478 Anno 2026
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 07/10/2025
ORDINANZA
sui ricorsi proposti da: COGNOME NOME nato a ROMA il DATA_NASCITA COGNOME NOME nato a ROMA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 13/02/2025 della CORTE APPELLO di ROMA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Con sentenza del 13 febbraio 2025 la Corte di appello di Roma, in parziale riforma della pronuncia del locale Tribunale del 10 febbraio 2023, ha ridotto la pena inflitta a COGNOME NOME nella misura di mesi otto di reclusione ed euro 240,00 di multa, confermando, invece, la condanna emessa nei confronti di COGNOME NOME alla pena di mesi otto di reclusione ed euro 160,00 di multa, per essere stati entrambi riconosciuti colpevoli del delitto di tentato furto aggravato in concorso.
Avverso tale sentenza hanno proposto ricorso per cassazione gli imputati, a mezzo dei loro difensori, rispettivamente deducendo: COGNOME NOME, vizio di motivazione e violazione di legge per essere stata esclusa l’applicazione della pena sostitutiva in luogo di quella detentiva in ragione della precedente concessione della sospensione condizionale della pena; COGNOME NOME, violazione di legge per essergli stata negata la conversione della sanzione inflittagli con una pena sostitutiva.
I difensori hanno depositato memoria scritta, con cui hanno insistito per l’accoglimento dei ricorsi.
I ricorsi devono essere dichiarati inammissibili, in quanto proposti con motivi non deducibili in questa sede di legittimità.
Deve essere osservato, infatti, come essi, lungi dal confrontarsi con la congrua e logica motivazione resa dalla Corte territoriale in replica alle analoghe doglianze eccepite con l’atto di appello – nella quale sono state adeguatamente evidenziate le ragioni di assenza dei presupposti per la sostituzione della pena detentiva con quella pecuniaria rispetto a entrambi gli imputati (p. 8) – di fatt reiterino le medesime considerazioni critiche espresse nel precedente atto impugnatorio, proposto avverso la sentenza di primo grado, già vagliate da parte della Corte territoriale.
Per come ripetutamente chiarito da questa Corte di legittimità (cfr., ex plurimis, Sez. 6, n. 8700 del 21/01/2013, NOME, Rv. 254584-01), la funzione tipica dell’impugnazione è quella della critica argomentata avverso provvedimento cui si riferisce. Tale critica argomentata si realizza attrave presentazione di motivi che, a pena di inammissibilità (artt. 581 e 591 cod. pen.), devono indicare specificamente le ragioni di diritto e gli elementi di che sorreggono ogni richiesta. Contenuto essenziale dell’atto di impugnazion cioè, è innanzitutto e indefettibilmente il confronto puntuale (con spec indicazione delle ragioni di diritto e degli elementi di fatto che fond
dissenso) con le argomentazioni del provvedimento il cui dispositivo si contesta. Risulta di chiara evidenza, pertanto, che se il motivo di ricorso, come nel caso in esame, non si confronta con la motivazione della sentenza impugnata, per ciò solo si destina all’inammissibilità, venendo meno in radice l’unica funzione per la quale è previsto e ammesso (la critica argomentata al provvedimento).
E’ inammissibile, quindi, il ricorso per cassazione che riproduce e reitera gli stessi motivi prospettati con l’atto di appello e motivatamente respinti in secondo grado, senza confrontarsi criticamente con gli argomenti utilizzati nel provvedimento impugnato ma limitandosi, in maniera generica, a lamentare una presunta carenza o illogicità della motivazione (così, tra le altre: Sez. 2, n 27816 del 22/03/2019, Rovinelli, Rv. 276970-01).
All’inammissibilità dei ricorsi segue, per legge, la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali ed alla somma di euro 3.000,00 ciascuno in favore della Cassa delle ammende, non ravvisandosi ragioni di esonero (Corte Cost., sent. n. 186/2000).
P. Q. M.
Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3.000,00 ciascuno in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma il 7 ottobre 2025