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Ricorso inammissibile: quando l’appello è tardivo

La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per usura e tentata estorsione. L’appello è stato depositato oltre il termine di 45 giorni. La Corte chiarisce che la proroga di 15 giorni per l’imputato assente non si applica ai giudizi d’appello celebrati in udienza camerale non partecipata, e rileva inoltre la genericità dei motivi di ricorso presentati.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: La Cassazione e il Rispetto dei Termini Processuali

Nel processo penale, il rispetto dei termini è un principio cardine che garantisce certezza e ordine. Un’impugnazione presentata oltre i limiti temporali stabiliti dalla legge è destinata a scontrarsi con una declaratoria di inammissibilità. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ci offre un chiaro esempio di come la tardività renda il ricorso inammissibile, analizzando anche l’interessante questione della non applicabilità della proroga dei termini in specifici contesti procedurali, come l’udienza camerale non partecipata.

Il Caso: Dalla Condanna per Usura al Ricorso in Cassazione

La vicenda processuale ha origine da una condanna emessa dal Tribunale di Firenze per i reati di usura aggravata e tentata estorsione aggravata. La Corte d’appello di Firenze confermava successivamente la decisione di primo grado. L’imputato, non rassegnandosi alla condanna, proponeva ricorso per cassazione, affidandosi a due motivi principali.

Tuttavia, prima ancora di entrare nel merito delle censure, la Suprema Corte ha rilevato un vizio procedurale insuperabile: il ritardo nel deposito del ricorso.

L’Analisi della Corte: Perché il Ricorso è Inammissibile?

La Corte di Cassazione ha accertato che il termine per proporre l’impugnazione non era stato rispettato. La sentenza d’appello, pronunciata il 25 settembre 2023, era stata depositata il 28 novembre 2023. Da quel momento, la difesa aveva 45 giorni per presentare il ricorso. Questo termine scadeva il 7 febbraio 2024. Il ricorso, invece, è stato depositato telematicamente solo il 16 febbraio 2024, ben oltre la scadenza.

Questa tardività ha comportato l’applicazione dell’art. 591, lett. c), del codice di procedura penale, che sancisce l’inammissibilità dell’impugnazione proposta fuori termine.

Nessuna Proroga: il Ricorso Inammissibile e l’Assenza dell’Imputato

Un punto giuridico di particolare interesse affrontato dalla Corte riguarda la richiesta di applicare la proroga di quindici giorni prevista dall’art. 585, comma 1-bis, c.p.p. per il difensore dell’imputato giudicato in assenza. La Cassazione ha escluso tale possibilità, fornendo una motivazione precisa.

Il giudizio d’appello si era svolto secondo il rito emergenziale (c.d. rito cartolare o non partecipato), introdotto durante la pandemia. In questo specifico contesto procedurale, l’imputato appellante non può essere considerato “giudicato in assenza” nel senso tradizionale del termine. Di conseguenza, la proroga speciale non trova applicazione. Questa interpretazione, già consolidata in altre pronunce, conferma che le eccezioni alle regole sui termini devono essere interpretate restrittivamente.

Le Motivazioni

La Corte ha fondato la sua decisione su due pilastri. Il primo, e decisivo, è il mancato rispetto dei termini perentori per l’impugnazione, che rende il ricorso inammissibile e impone una trattazione semplificata de plano, senza udienza.

Il secondo pilastro, esaminato ad abundantiam, riguarda la manifesta infondatezza dei motivi di ricorso. La Corte ha ritenuto le censure del tutto generiche. Il ricorrente lamentava una motivazione per relationem e apparente, ma i giudici di legittimità hanno osservato come la Corte d’appello avesse, in realtà, analizzato dettagliatamente i motivi di gravame, facendo leva non solo sulla sentenza di primo grado ma anche su altri elementi probatori, come la sentenza irrevocabile a carico dei coimputati e la condotta specifica del ricorrente, che aveva evocato l’imminente scarcerazione del coniuge della vittima per intimorirla.

Le Conclusioni

L’ordinanza ribadisce un principio fondamentale: la diligenza nel rispetto dei termini processuali è un requisito imprescindibile per l’ammissibilità di qualsiasi impugnazione. La decisione di dichiarare il ricorso inammissibile non solo chiude definitivamente la vicenda giudiziaria per l’imputato, ma fornisce anche importanti chiarimenti interpretativi sulla nozione di “giudicato in assenza” nel contesto dei riti emergenziali. Per gli operatori del diritto, questa pronuncia è un monito sull’importanza della precisione e della tempestività, e un’ulteriore conferma che la genericità dei motivi di ricorso non trova spazio nel giudizio di legittimità.

Qual è il motivo principale per cui il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile principalmente perché è stato presentato oltre il termine perentorio di 45 giorni previsto dalla legge, che scadeva il 7 febbraio 2024, mentre il deposito è avvenuto il 16 febbraio 2024.

Perché non è stata applicata la proroga di 15 giorni per l’impugnazione prevista per l’imputato giudicato in assenza?
La proroga non è stata applicata perché il giudizio d’appello si è svolto con il rito emergenziale cartolare (udienza camerale non partecipata). Secondo la Cassazione, in tale specifico contesto procedurale, l’imputato non può essere considerato “giudicato in assenza” ai fini della concessione di tale proroga.

Oltre al ritardo, c’erano altri problemi con i motivi del ricorso?
Sì, la Corte di Cassazione ha ritenuto che, anche se fosse stato tempestivo, il ricorso sarebbe stato comunque inammissibile perché i motivi erano del tutto generici e carenti di specificità, limitandosi a denunciare un’apparenza di motivazione senza confrontarsi con le dettagliate argomentazioni della sentenza d’appello.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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