Ricorso Inammissibile in Cassazione: Analisi di un’Ordinanza
L’accesso alla Corte di Cassazione rappresenta l’ultimo grado di giudizio nel nostro ordinamento, ma è subordinato a regole procedurali molto stringenti. Un ricorso inammissibile è uno degli esiti più comuni quando tali regole non vengono rispettate. Un’ordinanza recente ci offre uno spunto prezioso per comprendere quali sono i presupposti che portano a questa decisione e le relative conseguenze per chi propone l’impugnazione.
I Fatti del Caso
Un soggetto, già condannato dalla Corte d’Appello di Genova con una sentenza del 19 marzo 2025, decideva di presentare ricorso per Cassazione. Il fulcro della sua doglianza verteva sulla mancata applicazione di una pena sostitutiva, una sanzione alternativa alla detenzione prevista dalla legge a determinate condizioni.
Tuttavia, l’atto di impugnazione veniva sottoposto al vaglio della Suprema Corte, che ne doveva valutare, prima ancora del merito, i requisiti di ammissibilità.
La Decisione della Corte: Focus sul Ricorso Inammissibile
La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione, con ordinanza del 24 ottobre 2025, ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. Di conseguenza, la sentenza della Corte d’Appello è divenuta definitiva.
Oltre a respingere l’impugnazione, la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, una sanzione pecuniaria prevista proprio per i casi di inammissibilità, volta a scoraggiare ricorsi pretestuosi o dilatori.
Le Motivazioni alla Base della Decisione
La Corte di Cassazione ha fondato la sua decisione su tre pilastri fondamentali.
In primo luogo, il ricorso è stato giudicato genericamente proposto. Questo significa che i motivi addotti non erano specifici e dettagliati come richiesto dalla legge, ma si limitavano a una contestazione vaga della decisione impugnata, senza individuare con precisione il vizio logico o giuridico della sentenza della Corte d’Appello.
In secondo luogo, il motivo è stato ritenuto manifestamente infondato. La Corte ha considerato la posizione del ricorrente, gravata da una recidiva qualificata, un elemento che evidentemente incideva negativamente sulla possibilità di accedere a benefici come le pene sostitutive.
Infine, e questo è un punto cruciale, la questione della pena sostitutiva non era stata sollevata nel precedente grado di giudizio, ovvero nell’atto di appello. In procedura penale vige il principio devolutivo, secondo cui il giudice superiore può decidere solo sulle questioni che gli sono state specificamente sottoposte. Proporre una doglianza per la prima volta in Cassazione (cosiddetto ‘motivo nuovo’) è, salvo eccezioni, inammissibile.
Conclusioni e Implicazioni Pratiche
Questa ordinanza ribadisce un principio fondamentale del diritto processuale: non basta avere una ragione nel merito, è necessario farla valere nel modo e nei tempi corretti. La dichiarazione di ricorso inammissibile non è un mero formalismo, ma la sanzione per non aver rispettato le regole che garantiscono l’efficienza e la serietà del processo.
Per l’imputato e il suo difensore, la lezione è chiara: ogni motivo di impugnazione deve essere specifico, pertinente e, soprattutto, sollevato tempestivamente in ogni grado di giudizio. Omettere una censura in appello significa, nella maggior parte dei casi, perdere definitivamente la possibilità di farla valere in Cassazione, con l’ulteriore aggravio di dover sostenere spese e sanzioni pecuniarie.
Per quali motivi principali la Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile?
La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché era proposto in modo generico, era manifestamente infondato (anche in relazione alla recidiva qualificata del ricorrente) e, soprattutto, perché la questione della mancata applicazione della pena sostitutiva non era stata sollevata nel precedente giudizio di appello.
Quale conseguenza comporta la dichiarazione di inammissibilità del ricorso per il ricorrente?
Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Inoltre, la sentenza di condanna della Corte d’Appello è diventata definitiva.
Perché il fatto di non aver sollevato una questione in appello è stato rilevante per la decisione della Cassazione?
È stato rilevante perché nel processo penale vige il principio secondo cui non è possibile presentare in Cassazione motivi nuovi, ovvero questioni che non sono state sottoposte al giudice d’appello. La mancata deduzione della questione in appello ha precluso la sua discussione dinanzi alla Suprema Corte, rendendo il relativo motivo di ricorso inammissibile.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 36521 Anno 2025
Penale Ord. Sez. 7 Num. 36521 Anno 2025
Presidente: COGNOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 24/10/2025
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
NOME (CUI 031HUMW) nato il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 19/03/2025 della CORTE APPELLO di GENOVA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
OSSERVA
Ritenuto che il ricorso in ordine alla mancata applicazione della pena sostitutiva è del tutto genericamente proposto, oltre manifestamente infondato, rispetto alla recidiva qualificata riconosciuta e tenuto conto della mancata deduzione in appello della relativa questione;
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 24/10/2025