Ricorso Inammissibile: La Cassazione Spiega Quando l’Impugnazione è Inutile
Presentare un ricorso alla Corte di Cassazione è l’ultimo grado di giudizio nel nostro ordinamento, ma non è una terza possibilità per riesaminare l’intera vicenda. Un ricorso inammissibile è un atto che non supera neppure il vaglio preliminare della Corte, con conseguenze economiche per chi lo propone. Un’ordinanza recente della Suprema Corte chiarisce perfettamente i confini di questo istituto, sottolineando come la mera ripetizione dei motivi d’appello sia una strategia destinata al fallimento.
Il caso: un appello reiterato in Cassazione
Il caso in esame riguarda un imprenditore che ha impugnato una sentenza della Corte d’Appello. Le sue doglianze si concentravano principalmente su due aspetti: il mancato riconoscimento di alcuni costi deducibili e l’accusa di occultamento di documentazione contabile.
L’imprenditore ha quindi presentato ricorso in Cassazione, riproponendo sostanzialmente le stesse argomentazioni già esposte e respinte nel giudizio di secondo grado. Egli contestava la valutazione dei giudici di merito sull’incompletezza della documentazione fornita a supporto dei costi e sulla parzialità della contabilità rinvenuta dalla Guardia di Finanza.
La decisione sul ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 47271/2023, ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questa decisione non entra nel merito delle questioni sollevate, ma si ferma a un livello procedurale. La Corte ha ritenuto che l’atto di impugnazione fosse ‘manifestamente infondato’.
Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende, come previsto dall’articolo 616 del codice di procedura penale per i casi di inammissibilità.
Le motivazioni: perché il ricorso è inammissibile?
La Corte ha basato la sua decisione su principi procedurali consolidati. Le motivazioni dell’ordinanza offrono una chiara lezione su come redigere un efficace ricorso in Cassazione.
La genericità e la ripetitività dei motivi
Il primo e fondamentale errore del ricorrente è stato quello di non confrontarsi specificamente con le motivazioni della sentenza d’appello. Il suo ricorso si è limitato a reiterare i motivi già presentati in secondo grado, senza spiegare perché la decisione dei giudici di appello fosse errata in punto di diritto. La Cassazione non è un terzo grado di giudizio dove si possono riproporre le stesse argomentazioni, ma una sede dove si devono denunciare vizi specifici (violazioni di legge o vizi di motivazione) della sentenza impugnata.
Il divieto di riesame del merito
Il secondo punto cruciale è la natura stessa della Corte di Cassazione come ‘Corte di legittimità’. Il suo compito non è rivalutare i fatti, ma assicurare la corretta applicazione della legge. Nel caso specifico, la Corte d’Appello aveva stabilito, con un ‘accertamento di merito insindacabile’, che la documentazione presentata per giustificare i costi era incompleta, basandosi anche sulla relazione del curatore fallimentare. Allo stesso modo, aveva accertato che la Guardia di Finanza aveva rinvenuto solo una parte della contabilità. Chiedere alla Cassazione di rivedere queste conclusioni fattuali equivale a chiedere un nuovo processo, cosa non consentita in sede di legittimità. Un ricorso inammissibile è spesso la conseguenza di questa errata impostazione.
Conclusioni: Le conseguenze pratiche di un ricorso inammissibile
L’ordinanza in commento ribadisce un principio fondamentale: il ricorso per cassazione deve essere un atto tecnico, mirato a censurare specifici errori di diritto o vizi logici della motivazione, e non un tentativo di ottenere una terza valutazione dei fatti. La dichiarazione di ricorso inammissibile comporta non solo la conferma definitiva della sentenza impugnata, ma anche un aggravio di spese per il ricorrente. La condanna al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende ha una funzione sanzionatoria e dissuasiva, volta a scoraggiare impugnazioni palesemente infondate che appesantiscono inutilmente il lavoro della Suprema Corte.
Quando un ricorso in Cassazione viene considerato ‘manifestamente infondato’?
Un ricorso è manifestamente infondato quando si limita a reiterare i motivi già presentati in appello, senza confrontarsi con le motivazioni della sentenza impugnata, e quando chiede alla Corte una rivalutazione dei fatti, che non è permessa in sede di legittimità.
Cosa succede se un ricorso viene dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione?
In base all’art. 616 del codice di procedura penale, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende, che nel caso di specie è stata fissata in 3.000 euro.
Perché la Corte di Cassazione non ha riesaminato la questione della documentazione incompleta?
La Corte non ha riesaminato la questione perché la valutazione sull’incompletezza della documentazione è un ‘accertamento di merito’ svolto dalla Corte d’Appello. La Corte di Cassazione, in quanto giudice di legittimità, non può riesaminare i fatti ma solo verificare la corretta applicazione della legge.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 47271 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 47271 Anno 2023
Presidente: COGNOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 08/09/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
NOME COGNOME NOME nato a MILANO il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 30/11/2022 della CORTE APPELLO di MILANO
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso di COGNOME NOME è inammissibile in quanto manifestamente infondato. La sentenza impugnata adeguatamente motiva su tutti i motivi di appello senza contraddizioni o manifeste illogicità. Il ricorso in cassazione non si confronta con le motivazioni e reitera i motivi di appello chiedendo alla Corte di legittimità una rivalutazione del fatto. Per i costi deducibili con accertamento di merito insindacabile in sede di legittimità la Corte di appello evidenzia la incompletezza della documentazione presentata (richiamando, del resto, la relazione del curatore fallimentare che a sua volta riferiva di una carenza della documentazione).
Per l’occultamento della documentazione la Corte di appello evidenzia il rinvenimento da parte della P.G. (Guardia RAGIONE_SOCIALE Finanza) di solo una parte della documentazione.
Alla dichiarazione di inammissibilità consegue il pagamento in favore della Cassa delle ammende della somma di C 3.000,00, e delle spese del procedimento, ex art 616 cod. proc. pen.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 8/09/2023