Ricorso inammissibile: la Cassazione chiarisce quando è generico e le sanzioni
Presentare un’impugnazione contro una decisione giudiziaria è un diritto fondamentale, ma deve essere esercitato secondo regole precise. Un recente provvedimento della Corte di Cassazione ha ribadito un principio cruciale: un ricorso inammissibile perché generico non solo viene respinto, ma comporta anche precise conseguenze economiche per chi lo propone. Vediamo nel dettaglio cosa è successo e quali lezioni possiamo trarne.
Il caso in esame: dal secondo grado alla Cassazione
La vicenda trae origine da un’ordinanza della Corte di Appello di Roma, che aveva già dichiarato inammissibile un primo atto di impugnazione. Non soddisfatta della decisione, la parte soccombente decideva di portare la questione davanti alla Corte di Cassazione, presentando un ulteriore ricorso.
L’obiettivo era contestare la decisione della Corte d’Appello, sostenendo che l’inammissibilità fosse stata dichiarata ingiustamente. Tuttavia, il nuovo ricorso si è scontrato con una valutazione ancora più severa da parte dei giudici di legittimità.
La decisione della Cassazione sul ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione, con l’ordinanza in commento, ha dichiarato il ricorso nuovamente e definitivamente inammissibile. I giudici hanno stabilito che l’atto presentato non era idoneo a superare il vaglio di ammissibilità, in quanto mancava degli elementi essenziali richiesti dalla legge per un’impugnazione valida.
La conseguenza non è stata solo la conferma della decisione precedente, ma anche l’applicazione di sanzioni economiche a carico del ricorrente. Questi è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Le motivazioni
Il cuore della decisione risiede nelle motivazioni addotte dalla Corte. Il ricorso inammissibile è stato definito tale perché i motivi presentati erano “generici e privi della puntuale illustrazione del vizio dedotto”. In altre parole, il ricorrente non ha spiegato in modo specifico e dettagliato quali fossero gli errori logici o giuridici commessi dalla Corte d’Appello.
Secondo la Cassazione, l’impugnazione si risolveva in una “mera manifestazione di dissenso”. Essere semplicemente in disaccordo con una sentenza non è sufficiente per impugnarla. È necessario, invece, costruire un’argomentazione tecnica che metta in luce le falle del provvedimento contestato. La Corte ha sottolineato che la motivazione della Corte d’Appello era, al contrario, “adeguata ed immune da vizi logici o giuridici”, rendendo quindi il ricorso del tutto infondato.
La condanna alla sanzione pecuniaria è stata giustificata sulla base del principio, stabilito anche dalla Corte Costituzionale (sentenza n. 186 del 2000), secondo cui chi propone un ricorso senza la dovuta diligenza, determinando una causa di inammissibilità, agisce con colpa e deve quindi sostenere un costo ulteriore rispetto alle sole spese processuali.
Le conclusioni
Questa ordinanza offre un importante monito: l’accesso alla giustizia e il diritto di impugnazione devono essere esercitati con serietà e competenza. Un ricorso inammissibile non è solo uno strumento inefficace, ma diventa un costo per il sistema giudiziario e per il cittadino che lo promuove. Per evitare una declaratoria di inammissibilità, è fondamentale che ogni impugnazione sia fondata su motivi specifici, chiari e tecnicamente argomentati, superando la semplice contestazione generica della decisione sfavorevole.
Perché un ricorso in Cassazione può essere dichiarato inammissibile?
Un ricorso può essere dichiarato inammissibile se i motivi presentati sono generici, non illustrano in modo specifico il vizio della decisione impugnata e si limitano a una mera manifestazione di dissenso, senza una critica argomentata.
Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso inammissibile?
La parte che ha presentato un ricorso inammissibile viene condannata al pagamento delle spese processuali e, come nel caso di specie, al versamento di una somma di denaro alla Cassa delle ammende come sanzione per aver avviato un’impugnazione senza fondamento.
È sufficiente non essere d’accordo con una sentenza per fare ricorso?
No, non è sufficiente. Secondo l’ordinanza, una semplice “manifestazione di dissenso” non costituisce un valido motivo di ricorso. È necessario indicare in modo puntuale e specifico i vizi logici o giuridici della decisione che si contesta.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 44802 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 44802 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME COGNOME
Data Udienza: 13/10/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
NOME NOME NOME NOME DATA_NASCITA
avverso l’ordinanza del 17/03/2023 della CORTE APPELLO di ROMA
dato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere COGNOME;
letto il ricorso proposto nell’interesse di NOME avverso la sentenza i epigrafe;
esaminati gli atti e il provvedimento impugNOME;
ritenuto che il ricorso è inammissibile perché deduce motivi generici e privi della puntua illustrazione del vizio dedotto, risolvendosi in una mera manifestazione di dissenso rispetto a dichiarazione di inammissibilità dell’appello che appare, invece, fondata su motivazione adeguata ed immune da vizi logici o giuridici;
ritenuto che all’inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila da versare in favore della cassa delle ammende, non potendosi ritenere che lo stesso abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (Corte cost. n. 186 del 2000).
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 13 ottobre 2023
Il Consigliere estensore
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Il Presidente