Ricorso inammissibile: quando la richiesta iniziale non corrisponde al motivo del ricorso
Nel mondo del diritto, la precisione è tutto. Un’istanza formulata in modo errato o un ricorso basato su presupposti non corrispondenti alla realtà processuale può portare a conseguenze drastiche, come la dichiarazione di un ricorso inammissibile. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione, la n. 48242 del 2023, offre un chiaro esempio di come la discordanza tra quanto richiesto in prima istanza e quanto lamentato in sede di impugnazione possa determinare il rigetto del gravame, con condanna alle spese.
I Fatti del Caso
La vicenda ha origine dal ricorso presentato da un condannato avverso un’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza. Quest’ultimo si era pronunciato su una richiesta di detenzione domiciliare avanzata dall’interessato mentre si trovava in istituto penitenziario.
Successivamente, il condannato ha proposto ricorso per Cassazione, sostenendo che il Tribunale di Sorveglianza avesse errato nel pronunciarsi unicamente sulla detenzione domiciliare, omettendo di valutare una presunta istanza di affidamento in prova ai servizi social, una misura alternativa con presupposti e finalità differenti. Il ricorrente, in sostanza, lamentava una decisione incompleta da parte del giudice di sorveglianza.
L’analisi della Cassazione e il ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione, nell’esaminare il caso, ha avuto accesso diretto agli atti del procedimento, come consentito quando si contesta un vizio procedurale (in base al principio stabilito dalla sentenza delle Sezioni Unite n. 42792/2001). Dall’analisi della documentazione è emerso un fatto cruciale e decisivo.
L’istanza originale, presentata dal condannato il 1° dicembre 2022 direttamente dalla casa circondariale, conteneva un’unica richiesta: la concessione della detenzione domiciliare. Non vi era alcuna menzione o richiesta di affidamento in prova. Di conseguenza, il motivo del ricorso – ovvero la mancata valutazione dell’affidamento in prova – è risultato manifestamente infondato, poiché il Tribunale di Sorveglianza non avrebbe potuto pronunciarsi su una domanda mai presentata.
Le Motivazioni della Decisione
La Corte ha ritenuto i motivi del ricorso “manifestamente infondati”. La discrepanza tra la richiesta originaria (solo detenzione domiciliare) e il motivo di doglianza sollevato in Cassazione (mancata valutazione dell’affidamento in prova) ha reso il ricorso privo di qualsiasi fondamento logico e giuridico.
Il Tribunale di Sorveglianza si era correttamente limitato a decidere sull’unica istanza che gli era stata sottoposta. Pertanto, non poteva essergli addebitata alcuna omissione. Questa constatazione ha portato la Corte a dichiarare il ricorso inammissibile.
Conclusioni
L’esito del procedimento è stato la dichiarazione di inammissibilità del ricorso. Come conseguenza diretta, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa ordinanza ribadisce un principio fondamentale della procedura penale: i motivi di impugnazione devono essere specifici e pertinenti rispetto alle questioni effettivamente dibattute e decise nei gradi precedenti. Non è possibile introdurre in sede di legittimità doglianze relative a istanze mai formulate, pena, come in questo caso, la declaratoria di un ricorso inammissibile e le relative conseguenze economiche.
Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché il ricorrente lamentava la mancata valutazione di un’istanza di affidamento in prova, mentre dall’esame degli atti è emerso che aveva richiesto esclusivamente la detenzione domiciliare. I motivi del ricorso erano quindi manifestamente infondati.
Cosa succede quando un ricorso viene dichiarato inammissibile?
Quando un ricorso viene dichiarato inammissibile, la parte che lo ha proposto viene condannata al pagamento delle spese processuali e, come in questo caso, al versamento di una somma di denaro alla Cassa delle ammende.
La Corte di Cassazione può esaminare gli atti del processo precedente?
Sì, la Corte di Cassazione può accedere ed esaminare direttamente gli atti dei gradi di giudizio precedenti quando viene dedotto un vizio di natura procedurale, come stabilito dalla giurisprudenza delle Sezioni Unite (Sentenza n. 42792/2001).
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 48242 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 48242 Anno 2023
Presidente: COGNOME
Relatore: NOME COGNOME
Data Udienza: 26/10/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
NOME nato a LAMEZIA TERME il DATA_NASCITA
avverso l’ordinanza del 13/03/2023 del TRIB. SORVEGLIANZA di CATANZARO
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere COGNOME;
Rilevato che NOME impugna il provvedimento indicato nell’intestazione;
Ritenuto che i motivi dedotti nel ricorso sono manifestamente infondati, in quanto sostengono che l’ordinanza impugnata si sarebbe pronunciata soltanto sulla detenzione domiciliare senza valutare l’istanza di affidamento in prova, ma dalla lettura degli atti, cui la Corte può accedere attesa la natura del vizio dedotto (Sez. U, Sentenza n. 42792 del 31/10/2001, Policastro, Rv. 220093), emerge che nell’istanza del 1° dicembre 2022, presentata direttamente dall’interessato nella casa circondariale, il condannato chiede soltanto la detenzione domiciliare;
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento, nonché al versamento in favore della Cassa delle ammende di una somma determinata, in via equitativa, nella misura indicata in dispositivo;
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 26 ottobre 2023.