Ricorso Inammissibile: Perché Non Puoi Presentare Nuove Prove in Cassazione
Quando si affronta un percorso giudiziario, ogni fase ha le sue regole precise. Un errore procedurale può costare caro, come dimostra una recente ordinanza della Corte di Cassazione. Il caso in esame riguarda un ricorso inammissibile presentato da un individuo che, trovandosi in misura alternativa alla detenzione, aveva chiesto una modifica delle prescrizioni. La decisione della Suprema Corte sottolinea un principio fondamentale: la sede per presentare le prove è il primo grado di giudizio, non la Cassazione.
Il Caso: La Richiesta di Modifica delle Prescrizioni
La vicenda ha origine dalla richiesta di un soggetto, sottoposto a una misura alternativa, di ampliare la fascia oraria di autorizzazione al lavoro. Si tratta di una richiesta comune, volta a conciliare le esigenze lavorative con le restrizioni imposte dalla misura. Il Giudice di Sorveglianza, come primo organo competente, ha esaminato l’istanza.
La Decisione del Giudice di Sorveglianza
Il Giudice di Sorveglianza ha respinto la richiesta. La ragione del rigetto era semplice e diretta: il richiedente non aveva fornito alcun riscontro o documento che provasse la reale necessità di estendere l’orario di lavoro. In assenza di prove concrete, il giudice non ha potuto far altro che disattendere l’istanza, ritenendola non supportata da elementi oggettivi.
Il Ricorso in Cassazione e l’Errore Procedurale
Contro la decisione del Giudice di Sorveglianza, l’interessato ha deciso di proporre ricorso direttamente alla Corte di Cassazione. È importante notare che, come confermato dalla stessa Corte, i provvedimenti del Magistrato di Sorveglianza che incidono sulla libertà personale sono effettivamente ricorribili in Cassazione.
Tuttavia, nel presentare il ricorso, è stato commesso un errore cruciale: sono stati allegati per la prima volta i documenti (da 2 a 6 dell’atto di impugnazione) che avrebbero dovuto dimostrare la necessità lavorativa. Questi documenti non erano mai stati sottoposti all’attenzione del primo giudice.
Le Motivazioni della Cassazione: il Principio del Ricorso Inammissibile
La Corte di Cassazione, nel valutare il caso, ha dichiarato il ricorso inammissibile. Le motivazioni sono radicate nella natura stessa del giudizio di legittimità. La Cassazione non è un terzo grado di merito; non riesamina i fatti né valuta nuove prove. Il suo compito è verificare che i giudici precedenti abbiano applicato correttamente la legge.
Poiché i documenti cruciali non erano stati messi a disposizione del Giudice di Sorveglianza, la sua decisione, basata sugli atti a sua disposizione, era legalmente corretta e priva di vizi. Introdurre nuove prove in Cassazione significa chiedere alla Corte di svolgere una valutazione di merito che non le compete. Per questo motivo, il ricorso è stato giudicato privo dei requisiti per essere esaminato.
Le Conclusioni: Conseguenze dell’Inammissibilità
Le conseguenze della dichiarazione di inammissibilità sono state severe. Il ricorrente è stato condannato non solo al pagamento delle spese processuali, ma anche al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa sanzione viene applicata quando si ritiene che non vi siano elementi per escludere la colpa del ricorrente nell’aver avviato un’impugnazione non ammissibile.
Questo caso serve da monito sull’importanza di una corretta strategia processuale: tutte le prove e i documenti a sostegno delle proprie tesi devono essere presentati fin dal primo grado di giudizio. Tentare di ‘recuperare’ in Cassazione introducendo nuovi elementi è una strada destinata a fallire, con conseguenze economiche significative.
È possibile presentare per la prima volta dei documenti a sostegno della propria richiesta direttamente in Corte di Cassazione?
No, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile proprio perché i documenti che avrebbero dovuto provare la necessità di ampliare l’orario di lavoro sono stati presentati solo in quella sede e non al Giudice di Sorveglianza, che è il primo a dover valutare i fatti.
Cosa succede quando un ricorso viene dichiarato inammissibile?
Quando un ricorso è dichiarato inammissibile, la Corte non esamina il merito della questione. Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro alla Cassa delle ammende, come sanzione per aver avviato un ricorso privo dei presupposti di legge.
È possibile fare ricorso in Cassazione contro i provvedimenti del Magistrato di Sorveglianza?
Sì, è possibile proporre ricorso per cassazione contro i provvedimenti del Magistrato di Sorveglianza che riguardano misure alternative alla detenzione, in quanto sono decisioni che incidono sulla libertà personale del soggetto.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 32506 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 32506 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 23/05/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME NOME a TRIESTE il DATA_NASCITA
avverso il decreto del 23/11/2023 del GIUD. SORVEGLIANZA di TRIESTE
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
Visti gli atti e l’ordinanza impugnata; letti i motivi del ricorso;
rilevato, preliminarmente, che avverso i provvedimenti resi dal Magistrato di sorveglianza a fronte della richiesta di modifica delle prescrizioni connesse ad una misura alternativa alla detenzione può essere proposto ricorso per cassazione, trattandosi di decisioni suscettibili di incidere sulla libertà personale (così, tra le altre, Sez. 1, n. 52134 del 07/11/2019, Z., Rv. 277884 – 01);
che, nel caso di specie, l’istanza di parte è stata disattesa in ragione dell’assenza di riscontro in ordine all’esigenza di ampliare la fascia orarioudi autorizzazione al lavoro, riscontro che risulta assicurato da documenti (allegati con i numeri da 2 a 6 all’atto di impugnazione) che, per quanto consta, COGNOME non ha previamente posto a disposizione del giudice di sorveglianza, la cui pronunzia appare, pertanto, esente da vizi di sorta;
ritenuto che, pertanto, deve essere dichiarata la inammissibilità del ricorso, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, in mancanza di elementi atti a escludere la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al versamento della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende;
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 23/05/2024.