Ricorso Inammissibile: Quando l’Impugnazione è Destinata a Fallire
Nel sistema giudiziario, presentare un’impugnazione è un diritto fondamentale, ma non è un’opzione priva di regole e conseguenze. Un ricorso inammissibile è la sanzione processuale per chi abusa di questo strumento, presentando motivi privi di fondamento giuridico. Un’ordinanza recente della Corte di Cassazione offre un chiaro esempio di come e perché un ricorso viene respinto, con la conseguente condanna al pagamento delle spese e di una sanzione.
I Fatti del Caso: L’Impugnazione Contro la Decisione d’Appello
Il caso ha origine dal ricorso presentato da un soggetto avverso un decreto emesso dalla Corte d’Appello di Milano. Il ricorrente basava la sua impugnazione su quattro distinti motivi, sperando di ottenere una riforma della decisione precedente. Tuttavia, come vedremo, nessuno di questi argomenti ha superato il vaglio preliminare di ammissibilità della Suprema Corte.
Le Ragioni del Ricorso e la Valutazione della Cassazione
La difesa del ricorrente si articolava su diverse linee argomentative, ciascuna delle quali è stata attentamente esaminata e rigettata dalla Corte.
1. L’Eccezione di Incompatibilità del Giudice
Il primo motivo sollevava una presunta causa di incompatibilità del giudice che aveva emesso il provvedimento impugnato. La Cassazione ha chiarito che l’incompatibilità non incide sulla capacità del giudice e non causa la nullità automatica dell’atto. Si tratta, invece, di un motivo che legittima l’astensione volontaria del giudice o la sua ricusazione da parte dell’interessato. Quest’ultima, però, deve essere fatta valere attraverso una specifica procedura e nei tempi previsti dall’art. 37 del codice di procedura penale, cosa che non era avvenuta nel caso di specie.
2. La Richiesta di Applicazione della Giustizia Riparativa
Gli altri motivi del ricorso erano altrettanto infondati. Il ricorrente chiedeva l’applicazione degli istituti di giustizia riparativa introdotti dal D.Lgs. n. 150/2022. La Corte ha semplicemente osservato che, al momento della decisione, tali norme non erano ancora entrate in vigore, come specificato dall’art. 92 dello stesso decreto. È un principio fondamentale del diritto che una legge non possa essere applicata retroattivamente, salvo espressa previsione.
3. La Sospensione della Pena per Motivi di Salute
Infine, il ricorrente chiedeva la sospensione dell’esecuzione della pena detentiva per ragioni di salute. La Cassazione ha sottolineato che tale richiesta era stata presentata all’autorità sbagliata. La competenza a decidere sul differimento della pena per motivi di salute spetta esclusivamente al Tribunale di Sorveglianza, che, come risultava dagli atti, era già stato investito della questione. La Corte d’Appello, quindi, non aveva alcuna giurisdizione in merito.
Le Motivazioni della Suprema Corte
La Corte di Cassazione ha concluso che nessuno dei motivi proposti era idoneo a superare il controllo di ammissibilità. La manifesta infondatezza delle argomentazioni era rilevabile ictu oculi, ovvero a prima vista. Per questa ragione, è stata considerata corretta anche la scelta della Corte d’Appello di procedere con una procedura semplificata (de plano), senza udienza formale, limitandosi a constatare la palese inammissibilità delle richieste.
Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questa declaratoria non è priva di effetti: essa comporta, per legge, la condanna del ricorrente non solo al pagamento delle spese del procedimento, ma anche al versamento di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende, in questo caso fissata in tremila euro. Questa sanzione ha lo scopo di disincentivare impugnazioni meramente dilatorie o pretestuose, che congestionano il sistema giudiziario senza avere alcuna reale possibilità di accoglimento.
Conclusioni: Implicazioni Pratiche
Questa ordinanza ribadisce un principio cruciale della procedura penale: il diritto di impugnazione deve essere esercitato con serietà e sulla base di motivi giuridicamente validi. Proporre un ricorso con argomentazioni manifestamente infondate, come la richiesta di applicare leggi non ancora in vigore o di rivolgersi a un giudice incompetente, non solo è inutile, ma è anche controproducente. La conseguenza diretta è la declaratoria di inammissibilità e l’imposizione di sanzioni economiche che aggravano la posizione del ricorrente. Per i professionisti del diritto e i loro assistiti, questa decisione serve da monito: un’analisi attenta e rigorosa dei presupposti processuali è indispensabile prima di intraprendere la via dell’impugnazione.
Quando un ricorso può essere dichiarato inammissibile?
Un ricorso viene dichiarato inammissibile quando i motivi su cui si fonda sono manifestamente infondati, ovvero privi di qualsiasi pregio giuridico e riconoscibili come tali a una prima lettura, oppure quando presenta vizi formali previsti dalla legge.
Cosa accade se si ritiene che un giudice non sia imparziale?
Se una parte dubita dell’imparzialità di un giudice per una delle cause previste dalla legge (incompatibilità), non deve eccepire la nullità dell’atto, ma deve attivare la specifica procedura di ricusazione entro i termini perentori stabiliti dal codice di procedura penale.
Quali sono le conseguenze di un ricorso dichiarato inammissibile?
La dichiarazione di inammissibilità di un ricorso comporta la condanna della parte che lo ha proposto al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria (in questo caso, 3.000 euro) in favore della Cassa delle ammende.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 48197 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 48197 Anno 2023
Presidente: COGNOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 26/10/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a STORNARELLA il DATA_NASCITA
avverso il decreto del 22/05/2023 della CORTE APPELLO di MILANO
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Visti gli atti.
Esaminati il ricorso e l’ordinanza impugnata.
Ritenuto che nessuno dei quattro motivi posti da NOME COGNOME a sostengo dell’impugnazione superano il vaglio preliminare di ammissibilità per manifesta infondatezza.
1.1. Il primo deduce l’esistenza di una causa d’ incompatibilità che, tuttavia, non incidendo sulla capacità del giudice, non determina l’eccepita nullità del provvedimento adottato, ma costituisce esclusivamente motivo di astensione e ricusazione, da far valutare tempestivamente con la procedura di cui all’art. 37 cod. proc. pen.
1.2. Gli altri tre motivi pretendono, da una parte, l’applic:azione di istituti materia di giustizia riparativa previsti dal d.lgs. n. 150 del 2022 ma non ancora entrati in vigore ai sensi dell’art. 92 del medesimo testo normativo e, dall’altra, la sospensione dell’efficacia dell’ordine di esecuzione della pena detentiva per ragioni di salute non prevista da alcuna norma, se non da quelle che disciplinano il differimento della pena che, tuttavia, attribuiscono la competenza a decidere al Tribunale di sorveglianza, già investito della questione, come risulta dalla documentazione allegata al ricorso. Né è censurabile la scelta della Corte di appello di adottare la procedura de plano essendosi limitata a constatare la sussistenza di cause di inammissibilità rilevabili ictu ocu/i.
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna ‘la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso, in Roma 26 ottobre 2023.