Ricorso Inammissibile: Quando la Cassazione Chiude la Porta
Presentare un ricorso alla Corte di Cassazione è l’ultimo grado di giudizio nel nostro ordinamento, una fase delicata che richiede precisione tecnica e motivi di diritto solidi. Un’ordinanza recente ci offre lo spunto per analizzare cosa accade quando un appello non rispetta questi criteri, risultando in un ricorso inammissibile. Questo non solo pone fine al percorso giudiziario, ma comporta anche conseguenze economiche per chi lo ha proposto.
I Fatti del Processo
Il caso in esame ha origine dal ricorso presentato da un imputato avverso una sentenza della Corte di Appello di una città del Sud Italia. L’imputato, non soddisfatto della decisione dei giudici di secondo grado, ha deciso di portare la questione dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione, sperando in una revisione del verdetto a suo carico.
La Decisione della Corte: il Ricorso Inammissibile
La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione, dopo aver esaminato gli atti, ha emesso un’ordinanza lapidaria: il ricorso è stato dichiarato inammissibile. Questa decisione non è entrata nel merito della questione, ovvero non ha stabilito se l’imputato avesse torto o ragione, ma si è fermata a un gradino prima, valutando la stessa struttura e natura del ricorso.
Le Motivazioni della Decisione
La Corte ha spiegato chiaramente le ragioni alla base della sua decisione, che rappresentano una lezione fondamentale sulla funzione del giudizio di legittimità. I motivi sono stati i seguenti:
* Genericità e Ripetitività: Il ricorso è stato giudicato generico e meramente riproduttivo di argomentazioni già presentate e respinte nei precedenti gradi di giudizio. In pratica, l’appellante non ha introdotto nuove e valide questioni di diritto, ma si è limitato a ripetere le stesse difese già vagliate e disattese dal Giudice di merito. La Cassazione non è una terza istanza per riesaminare i fatti, ma un organo che controlla la corretta applicazione della legge.
* Motivi non Consentiti: Le censure sollevate non rientravano tra quelle che la legge permette di presentare in sede di legittimità. Il tentativo era quello di ottenere una nuova valutazione delle prove e dei fatti, un compito che spetta esclusivamente ai tribunali di primo e secondo grado (i cosiddetti ‘giudici di merito’).
Le conseguenze di questa declaratoria di inammissibilità sono state duplici e significative. In primo luogo, la sentenza della Corte di Appello è diventata definitiva. In secondo luogo, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende. La Corte ha specificato che questa condanna è dovuta perché non vi erano elementi per ritenere che il ricorso fosse stato proposto senza colpa, citando una nota sentenza della Corte Costituzionale (n. 186 del 2000).
Conclusioni: Le Implicazioni Pratiche
Questa ordinanza ribadisce un principio cruciale del nostro sistema processuale: il ricorso in Cassazione non è una semplice continuazione del processo d’appello. Deve essere fondato su precise violazioni di legge o vizi di motivazione, non sulla speranza di una riconsiderazione dei fatti. Proporre un ricorso inammissibile per genericità o ripetitività non è solo inutile, ma anche controproducente, comportando sanzioni economiche che si aggiungono alle spese legali già sostenute. È un monito per chiunque intenda adire la Suprema Corte: l’atto deve essere tecnicamente ineccepibile e focalizzato esclusivamente su questioni di diritto.
Perché un ricorso in Cassazione può essere dichiarato inammissibile?
Secondo l’ordinanza, un ricorso è dichiarato inammissibile quando si basa su motivi generici, meramente ripetitivi di argomenti già respinti dal giudice di merito, o quando solleva questioni di fatto anziché di diritto, che non sono consentite in sede di legittimità.
Cosa succede quando un ricorso viene dichiarato inammissibile?
La conseguenza principale è che la sentenza impugnata diventa definitiva. Inoltre, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro (in questo caso, tremila euro) in favore della Cassa delle ammende.
Qual è la differenza tra un giudice di merito e la Corte di Cassazione (giudice di legittimità)?
Il giudice di merito (Tribunale e Corte d’Appello) valuta le prove e ricostruisce i fatti per decidere sul caso. La Corte di Cassazione, invece, è un giudice di legittimità: non riesamina i fatti, ma si limita a verificare che i giudici precedenti abbiano applicato correttamente la legge e motivato adeguatamente la loro decisione.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 42948 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 42948 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME COGNOME
Data Udienza: 18/09/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
NOME nato a MESSINA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 05/04/2023 della CORTE APPELLO di MESSINA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere COGNOME;
letto il ricorso proposto nell’interesse di NOME COGNOME avverso la sentenza in epi esaminati gli atti e il provvedimento impugnato;
ritenuto che il ricorso è inammissibile perché riposa su motivi non consentiti dalla sede di legittimità in quanto generici e meramente riproduttivi di profili di censura in responsabilità per il reato ascritto ed al trattamento sanzionatorio già adeguatament e disattesi con corretti argomenti giuridici dal Giudice di merito (si vedano le pagine sentenza);
ritenuto che all’inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pa delle spese processuali e della somma di euro tremila da versare in favore della ca ammende, non potendosi ritenere che lo stesso abbia proposto il ricorso senza versare i nella determinazione della causa di inammissibilità (Corte cost. n. 186 del 2000).
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese proce della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 18 settembre 2023
Il Prepilente