Ricorso Inammissibile: Perché la Cassazione Respinge un Appello
Presentare un ricorso alla Corte di Cassazione è l’ultimo grado di giudizio nel nostro ordinamento, ma non è un’opportunità per ridiscutere l’intera vicenda. Un ricorso inammissibile è la sanzione processuale per chi non rispetta le rigide regole di accesso a questa fase del processo. Un’ordinanza recente ci offre un chiaro esempio di come un appello mal formulato venga respinto, con conseguenze significative per il ricorrente.
I Fatti del Caso
Una persona, già condannata in primo grado e in appello, decideva di impugnare la sentenza dinanzi alla Corte di Cassazione. Il nucleo della vicenda processuale riguardava una falsa accusa mossa dalla ricorrente, la quale sosteneva di non aver mai ricevuto la notifica di alcuni atti giudiziari. Tuttavia, nel corso del processo era emerso un elemento decisivo: una perizia calligrafica aveva accertato senza ombra di dubbio che la firma apposta sull’avviso di ricevimento della raccomandata contenente quegli atti era proprio la sua.
Nonostante questa prova, la difesa presentava ricorso in Cassazione basato su quattro motivi, sperando di ottenere l’annullamento della condanna.
L’Analisi della Corte e il concetto di ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha esaminato i motivi del ricorso e li ha rigettati tutti, dichiarando l’intero appello inammissibile. Vediamo nel dettaglio le ragioni, che costituiscono una vera e propria guida su come non si deve preparare un ricorso.
Motivi Generici e Ripetitivi
I primi due motivi sono stati definiti ‘generici e meramente riproduttivi’. In pratica, la ricorrente si era limitata a ripetere le stesse argomentazioni già presentate e respinte dalla Corte d’Appello, senza muovere una critica specifica e puntuale alla logica giuridica della sentenza impugnata. La Cassazione non è un ‘terzo grado’ dove si può chiedere un nuovo giudizio sui fatti; il suo compito è verificare la corretta applicazione della legge. Ripetere le stesse tesi è un errore che porta dritti a un ricorso inammissibile.
L’Errato Calcolo della Prescrizione e la Recidiva
Il terzo motivo era ‘manifestamente infondato’. La difesa sosteneva che il reato fosse ormai prescritto, ma ometteva un dettaglio cruciale: la sentenza di primo grado aveva riconosciuto la recidiva (art. 99, comma 2, c.p.). Questa circostanza aggravante ha l’effetto di allungare i tempi necessari per la prescrizione del reato. Poiché la difesa non aveva mai contestato la recidiva in appello, non poteva ‘rispolverare’ un calcolo della prescrizione che ignorasse questo dato ormai consolidato.
L’Introduzione Tardiva di Nuove Circostanze di Fatto
Il quarto motivo introduceva una novità assoluta: si deduceva, per la prima volta in Cassazione, una presunta ipovedenza della ricorrente. Questo, secondo la difesa, avrebbe minato la sua capacità di comprendere l’atto ricevuto. La Corte ha stroncato anche questo motivo per due ragioni: primo, non è possibile introdurre nuove circostanze di fatto nel giudizio di legittimità; secondo, l’argomento era comunque irrilevante. La perizia calligrafica aveva accertato che la firma era autentica, chiudendo ogni discussione sulla ricezione dell’atto.
Le Motivazioni della Decisione
La Corte ha motivato la sua decisione sottolineando che un ricorso per cassazione deve essere specifico, pertinente e non può servire a rimettere in discussione l’accertamento dei fatti compiuto nei gradi di merito. L’introduzione di questioni nuove, la ripetizione di argomenti già vagliati o la palese infondatezza delle censure sono tutti vizi che impediscono al giudice di esaminare il merito della questione. L’inammissibilità non è solo una formalità, ma una barriera a tutela della funzione della Corte di Cassazione, che è quella di garantire l’uniforme interpretazione della legge (nomofilachia) e non di riesaminare i fatti all’infinito.
Conclusioni: Le Conseguenze Pratiche
Le conseguenze di un ricorso inammissibile sono severe. In primo luogo, la sentenza di condanna diventa definitiva. In secondo luogo, come stabilito nell’ordinanza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende. Questa sanzione viene irrogata perché si presume che chi propone un ricorso con vizi così evidenti lo faccia ‘in colpa’, sprecando le risorse della giustizia. Questo caso insegna una lezione fondamentale: l’accesso alla Corte di Cassazione richiede un rigore tecnico assoluto e una profonda consapevolezza dei limiti del suo giudizio.
Perché un ricorso alla Corte di Cassazione può essere dichiarato inammissibile?
Un ricorso può essere dichiarato inammissibile se i motivi sono generici, si limitano a ripetere argomenti già respinti, sono manifestamente infondati (come un calcolo errato della prescrizione) o introducono per la prima volta elementi di fatto che dovevano essere discussi nei precedenti gradi di giudizio.
Cosa succede se si solleva una nuova circostanza di fatto (es. una condizione di salute) per la prima volta in Cassazione?
La Corte di Cassazione non la prenderà in considerazione. Il suo compito è giudicare la corretta applicazione della legge sulla base dei fatti già accertati in primo e secondo grado, non valutare nuove prove o circostanze fattuali. In questo caso, inoltre, la circostanza è stata ritenuta irrilevante.
Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso dichiarato inammissibile?
La parte che ha proposto il ricorso viene condannata al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di denaro alla Cassa delle ammende, a titolo di sanzione per aver adito la Corte senza averne i presupposti. In questo caso, la somma è stata fissata in 3.000 euro.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 17911 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 17911 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME COGNOME
Data Udienza: 22/03/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
NOME nato a TAURIANOVA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 06/06/2023 della CORTE APPELLO di REGGIO CALABRIA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere COGNOME;
letto il ricorso proposto nell’interesse di NOME COGNOME avverso la sentenza in epigrafe; esaminati gli atti e il provvedimento impugnato;
ritenuto che il ricorso è inammissibile per le seguenti ragioni: a) il primo ed il secondo mo di ricorso sono generici e meramente riproduttivi di profili di censura già adeguatamente vaglia e disattesi con corretti argomenti giuridici dalla sentenza impugnata (si vedano le pagine 3 e b) il terzo motivo di ricorso è manifestamente infondato, omettendo di considerare, ai fini calcolo del termine di prescrizione, che con la sentenza di primo grado è stata ritenuta la recid di cui all’art. 99, comma secondo, cod. pen., che su tale punto non è stato proposto appello che, per l’effetto, il reato ascritto non è prescritto; c) il quarto motivo di ricorso de questione di legittimità costituzionale fondata su una circostanza di fatto (l’ipovedenza d ricorrente) che non risulta mai dedotta dinanzi ai Giudici di merito (della stessa non vi è tr nelle sentenze di primo e secondo grado) e che, comunque, non appare rilevante nel caso di specie, atteso che l’incolpazione attiene alla falsa accusa concernente l’omessa notifica degli a indicati nel capo di imputazione, essendo, invece, stato accertato nel corso dell’istrutt dibattimentale, anche attraverso perizia calligrafica, che la ricorrente ha apposto la f sull’avviso di ricevimento della raccomandata con la quale le è stato consegnato l’atto giudiziar ritenuto che all’inammissibilità del ricorso consegue la condanna della ricorrente pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila da versare in favore della Cassa delle ammende, non potendosi ritenere che la stessa abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (Corte cost. n. 186 del 2000
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 22 marzo 2024