Ricorso inammissibile in Cassazione: l’importanza cruciale del difensore
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ribadisce un principio fondamentale della procedura penale, reso ancora più stringente dalla riforma del 2017: il ricorso davanti alla Suprema Corte non può essere presentato personalmente dall’imputato. La conseguenza di un errore di questo tipo è drastica: il ricorso inammissibile, con condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. Analizziamo questa decisione per comprendere le regole e le insidie del giudizio di cassazione.
I Fatti del Caso
La vicenda processuale ha origine dalla condanna di un imputato, confermata dalla Corte di Appello di Napoli nel luglio 2023. Insoddisfatto della decisione, l’imputato decideva di rivolgersi alla Corte di Cassazione, proponendo personalmente il ricorso nel novembre 2023. L’atto, quindi, non era sottoscritto da un avvocato abilitato al patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori, come invece previsto dalla normativa vigente.
La Questione Giuridica: Il Ricorso Inammissibile e la Riforma del 2017
Il fulcro della decisione risiede nell’applicazione dell’articolo 613 del codice di procedura penale. A seguito delle modifiche introdotte dalla legge n. 103 del 2017 (la cosiddetta ‘Riforma Orlando’), entrata in vigore il 3 agosto 2017, è stato stabilito un requisito formale inderogabile per la presentazione del ricorso in Cassazione. La norma prevede che l’atto debba essere sottoscritto, a pena di inammissibilità, esclusivamente da un difensore iscritto nell’apposito albo speciale dei cassazionisti.
Questa disposizione ha eliminato la possibilità per l’imputato di presentare personalmente il ricorso, anche se laureato in giurisprudenza. La ratio della norma è quella di garantire un elevato livello di tecnicismo e professionalità nel giudizio di legittimità, che non verte sui fatti del processo ma sulla corretta applicazione delle norme di diritto.
Le Motivazioni della Corte di Cassazione
La Corte Suprema, con una motivazione tanto sintetica quanto ineccepibile, ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno semplicemente constatato che il ricorso era stato proposto da un ‘soggetto non legittimato’, in palese violazione del citato art. 613 c.p.p. Essendo la normativa in vigore da diversi anni prima della proposizione del ricorso, non vi era alcun dubbio sulla sua applicabilità al caso di specie.
La decisione è automatica: la mancanza della sottoscrizione del difensore abilitato costituisce un vizio insanabile che impedisce alla Corte persino di esaminare i motivi di doglianza sollevati dall’imputato. Di conseguenza, la Corte ha applicato l’articolo 616 del codice di procedura penale, che disciplina le conseguenze dell’inammissibilità.
Le Conclusioni e le Implicazioni Pratiche
La conclusione del procedimento è una lezione chiara sulle formalità del processo penale. La declaratoria di inammissibilità ha comportato non solo la definitiva conferma della condanna emessa dalla Corte d’Appello, ma anche la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Questa pronuncia sottolinea l’importanza vitale di affidarsi a un difensore specializzato, soprattutto nei gradi più alti di giudizio. Tentare di agire personalmente in contesti così tecnici non solo è inefficace, ma può rivelarsi anche economicamente dannoso. La riforma del 2017 ha rafforzato il ruolo del difensore come filtro tecnico indispensabile per l’accesso alla giustizia di legittimità, un principio che ogni imputato deve conoscere per evitare errori procedurali fatali.
Un imputato può presentare personalmente ricorso in Cassazione?
No, in base all’art. 613 del codice di procedura penale, come modificato dalla legge n. 103 del 2017, il ricorso deve essere obbligatoriamente sottoscritto da un avvocato iscritto nell’albo speciale per il patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori.
Cosa accade se un ricorso in Cassazione viene presentato senza la firma di un avvocato abilitato?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile. Ciò significa che la Corte non esamina nel merito le ragioni dell’impugnazione, e il provvedimento impugnato diventa definitivo.
Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso dichiarato inammissibile?
Secondo l’art. 616 del codice di procedura penale, la persona che ha presentato il ricorso inammissibile viene condannata al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende, che nel caso specifico è stata quantificata in 3.000 euro.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 25434 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 2 Num. 25434 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME
Data Udienza: 06/06/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a SAN GIORGIO A CREMANO il DATA_NASCITA avverso la sentenza del 11/07/2023 della CORTE APPELLO di NAPOLI
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
la Corte di appello di Napoli confermava la condanna di NOME COGNOME per il reato a lui contestato.
Avverso tale sentenza in data 20 novembre 2023 proponeva ricorso per cassazione personalmente l’imputato.
3.11 ricorso è inammissibile in quanto proposto da soggetto non legittimato ai sensi dell’art. 613 cod. proc. pen. nella formulazione introdotta con la legge n. 103 del 2017 entrata in vigore il 3 agosto 2017
4.Alla dichiarata inammissibilità del ricorso consegue, per il disposto dell’art. 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali nonché al versamento, in favore della Cassa delle ammende, di una somma che si determina equitativamente in euro tremila.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. Così deciso in Roma, il giorno 6 giugno 2024
L’estensore
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La Presidente