Ricorso Inammissibile: Quando la Cassazione non può riesaminare le prove
L’ordinanza della Corte di Cassazione in esame offre un chiaro esempio dei limiti del giudizio di legittimità e delle conseguenze di un ricorso inammissibile. Con questa decisione, la Suprema Corte ribadisce un principio fondamentale: il suo ruolo non è quello di un terzo grado di giudizio sui fatti, ma di custode della corretta applicazione della legge. Analizziamo insieme i dettagli del caso e le importanti lezioni che se ne possono trarre.
I Fatti del Processo
La vicenda processuale ha origine da una sentenza di condanna emessa dalla Corte d’Appello. Un imputato, ritenuto colpevole di un reato, decide di presentare ricorso per Cassazione, contestando la decisione dei giudici di merito. I motivi del suo ricorso si concentravano principalmente su due punti: la sua identificazione come autore del reato e la richiesta di applicazione di un’attenuante di recente introduzione.
Le Censure del Ricorrente e il giudizio sul ricorso inammissibile
Il ricorrente ha basato la sua difesa davanti alla Suprema Corte su due argomentazioni principali:
La contestazione sull’identificazione
Il primo motivo di ricorso mirava a mettere in discussione l’identificazione dell’imputato come colpevole. La difesa sosteneva che le prove utilizzate per identificarlo, in particolare le dichiarazioni ricognitive della persona offesa, non fossero sufficientemente probanti. In sostanza, si chiedeva alla Corte di Cassazione di riesaminare e rivalutare la forza di quella prova.
L’invocazione di una nuova attenuante
In un secondo momento, tramite una memoria, il ricorrente ha invocato l’applicazione di un’attenuante introdotta da una recente sentenza della Corte Costituzionale (la n. 120 del 2023). La difesa chiedeva il riconoscimento di questo beneficio sanzionatorio a favore del proprio assistito.
Le Motivazioni della Corte di Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile in ogni sua parte, fornendo motivazioni nette e precise che delineano chiaramente il perimetro del suo intervento.
Il primo motivo, relativo all’identificazione, è stato respinto perché si traduceva in una richiesta di rivalutazione del merito. La Corte ha sottolineato che il suo compito è quello di “giudice di legittimità”, non di fatto. Non può, quindi, sostituire la propria valutazione delle prove a quella, logica e ben argomentata, già effettuata dalla Corte d’Appello. Quest’ultima, come si legge nell’ordinanza, aveva già condotto una “persuasiva ed analitica valutazione delle dichiarazioni ricognitive”.
Anche il secondo motivo è stato giudicato inammissibile. La Corte ha rilevato che la richiesta di applicazione dell’attenuante era formulata in modo generico. La memoria difensiva non presentava “elementi specifici” a supporto della richiesta, limitandosi a un mero richiamo della sentenza della Corte Costituzionale. Questa genericità ha fatto sì che la doglianza non superasse la “soglia di ammissibilità”, ovvero quel livello minimo di concretezza necessario perché un motivo di ricorso possa essere esaminato nel merito.
Le Conclusioni
La decisione è di grande importanza pratica. In primo luogo, riafferma che il ricorso per Cassazione deve essere fondato su vizi di legge (violazione di norme, vizi di motivazione) e non su un disaccordo riguardo all’interpretazione delle prove. Chi intende presentare ricorso deve articolare censure precise che mettano in luce un errore giuridico, non un’errata, a suo dire, valutazione dei fatti. In secondo luogo, l’ordinanza evidenzia che anche l’invocazione di principi giuridici nuovi o favorevoli deve essere supportata da argomentazioni specifiche e pertinenti al caso concreto. Le richieste generiche sono destinate all’inammissibilità. Infine, la declaratoria di inammissibilità comporta conseguenze economiche severe per il ricorrente, condannato non solo al pagamento delle spese processuali, ma anche di una somma in favore della Cassa delle ammende, a sanzione di un’impugnazione proposta senza i necessari presupposti di legge.
Perché la Corte di Cassazione ha rifiutato di riesaminare l’identificazione dell’imputato?
La Corte ha rifiutato perché tale richiesta implicava una rivalutazione delle prove, un’attività che spetta esclusivamente ai giudici di merito (Tribunale e Corte d’Appello). Il ruolo della Cassazione, come giudice di legittimità, è limitato al controllo della corretta applicazione della legge.
Cosa significa che un motivo di ricorso non supera la ‘soglia di ammissibilità’?
Significa che l’argomentazione presentata è troppo generica e non contiene elementi specifici e concreti che ne consentano l’esame nel merito. Nel caso specifico, la richiesta di un’attenuante non era supportata da argomenti pertinenti alla situazione dell’imputato.
Quali sono le conseguenze dirette di un ricorso dichiarato inammissibile?
La conseguenza è la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro, stabilita dalla Corte (in questo caso tremila euro), a favore della Cassa delle ammende, come sanzione per aver proposto un ricorso privo dei requisiti di legge.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 28980 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 28980 Anno 2024
Presidente: COGNOME COGNOME NOME
Relatore: COGNOME
Data Udienza: 28/05/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
NOME nato a SANTA MARIA CAPUA VETERE il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 19/06/2023 della CORTE APPELLO di FIRENZE
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Letto il ricorso di NOME, ritenuto che le censure rivolte nei confronti della identificazione del NOME come l’autore del reato contestato si risolvo nella richiesta di rivalutare la ca dimostrativa della prove, attività esclusa dal perimetro che circoscrive competenza del giudice di legittimità.
Rilevato che, contrariamente a quanto dedotto la Corte di appello effettuava una persuasiva ed analitica valutazione delle dichiarazioni ricognitive dell’off (pag. 5 della sentenza impugnata);
ritenuto che la memoria con la quale si invoca l’attenuante introdotta dalla Corte costituzionale con sentenza n. 120 del 2023 non introduce elementi specifici a supporto del riconoscimento del benefizio sanzionatorio; e che, pertanto, doglianza non supera la soglia di ammissibilità;
rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna dell . > ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna .la ricorrente al pagamento dell spese processuali e al pagamento della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, il 28 maggio 2024
Il Consigliere Estensore
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Il Pr ‘sidente