Ricorso Inammissibile: Quando un Errore Formale Costa Caro
Un ricorso inammissibile può avere conseguenze ben più gravi del semplice rigetto della propria istanza. Può comportare la condanna a sanzioni pecuniarie anche significative. È quanto emerge da una recente ordinanza della Corte di Cassazione, che ha messo in luce l’importanza cruciale di affidarsi a un difensore specificamente abilitato per i giudizi di fronte alle giurisdizioni superiori. Un errore formale, come la mancanza di tale abilitazione, rende l’atto nullo e preclude ogni possibilità di esame nel merito, con pesanti ricadute economiche per il cittadino.
I Fatti del Caso: Dall’Appello al Ricorso in Cassazione
La vicenda ha origine da una sentenza emessa dal Giudice di Pace di Padova, che condannava un imputato al pagamento di una pena esclusivamente pecuniaria. Contro tale decisione, il difensore dell’imputato proponeva appello. Tuttavia, la legge prevede che le sentenze del Giudice di Pace che comminano solo pene pecuniarie non siano appellabili, ma possano essere impugnate direttamente con ricorso per cassazione.
In base al principio di conservazione degli atti giuridici (art. 568, comma 5, c.p.p.), l’impugnazione, sebbene presentata erroneamente come appello, è stata correttamente convertita in un ricorso per cassazione. A prima vista, un meccanismo di salvaguardia che sembrava poter rimediare all’errore iniziale.
La Decisione della Corte: un Ricorso Inammissibile per Difetto di Legittimazione
Nonostante la conversione, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il problema, infatti, non risiedeva più nella forma dell’atto (appello anziché ricorso), ma in un vizio ben più grave: il difensore che aveva redatto e sottoscritto l’impugnazione non era abilitato al patrocinio presso le giurisdizioni superiori.
La Suprema Corte ha chiarito che il principio di conservazione dell’atto non può sanare la mancanza di requisiti essenziali, come la legittimazione del proponente. Le norme che disciplinano le impugnazioni, specialmente quelle davanti alla Cassazione, sono rigide e non ammettono deroghe. La qualifica del difensore è un presupposto fondamentale per la validità stessa del ricorso.
Le Motivazioni della Cassazione
La Corte ha ribadito un orientamento consolidato, richiamando una precedente sentenza delle Sezioni Unite (n. 31297/2004). Il ragionamento è chiaro: ogni mezzo di impugnazione ha le sue regole formali e sostanziali, e queste non possono essere eluse. Permettere a un avvocato non abilitato di presentare un ricorso, anche se originariamente qualificato come appello, significherebbe creare una scorciatoia non prevista dalla legge, violando i principi fondamentali del procedimento penale.
La dichiarazione di inammissibilità è stata quindi una conseguenza diretta e inevitabile della mancanza di un requisito soggettivo indispensabile. A ciò si è aggiunta la condanna del ricorrente, come previsto dall’art. 616 del codice di procedura penale, al pagamento non solo delle spese processuali ma anche di una sanzione di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende.
Le Conclusioni: Conseguenze Pratiche di un Ricorso Inammissibile
Questa ordinanza offre un importante monito: la scelta del difensore deve essere adeguata al grado di giudizio che si intende affrontare. Un errore nella valutazione di questo aspetto può trasformare un tentativo di far valere le proprie ragioni in un boomerang economico. La decisione non viene esaminata nel merito e, in aggiunta, si subisce una condanna a spese e sanzioni. È quindi essenziale, quando si intende impugnare una sentenza, verificare sempre che il proprio legale possieda le qualifiche necessarie per il tipo di giudizio specifico, specialmente se si tratta di un ricorso in Cassazione, dove il formalismo procedurale è massimo e non ammette leggerezze.
Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
È stato dichiarato inammissibile perché l’avvocato che lo ha proposto non era abilitato a esercitare la difesa presso le giurisdizioni superiori, come la Corte di Cassazione, un requisito formale inderogabile.
Cosa significa che un appello viene ‘convertito’ in ricorso per cassazione?
Significa che, se una parte presenta un mezzo di impugnazione errato (in questo caso un appello anziché un ricorso), il giudice può considerarlo come se fosse il mezzo corretto, a condizione che ne possegga tutti gli altri requisiti di forma e sostanza previsti dalla legge.
Quali sono state le conseguenze economiche per il ricorrente a seguito della decisione?
Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende, a causa della colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 48137 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 48137 Anno 2023
Presidente: COGNOME
Relatore: NOME COGNOME
Data Udienza: 26/10/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: RAGIONE_SOCIALE nato il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 27/02/2023 del GIUDICE DI PACE di PADOVA
ì . dato avviso alle parti;, udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME NOME;
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Avverso la sentenza del Giudice di Pace di Padova indicata in epigrafe, nell’interesse di RAGIONE_SOCIALE è stato proposto appello, convertito in ricorso per cassazione, attesa l’inappellabilità della sentenza, trattandosi clí condanna a pena pecuniaria.
Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile de plano, a norma dell’art. 610, comma 5-bis, cod. proc. pen., introdotto dalla legge n. 103 del 2017, in quanto proposto da soggetto non legittimato, in particolare da difensore non abilitato alla difesa presso le giurisdizioni superiori, a nulla rilevando che esso sia stato impropriamente prospettato con la veste formale dell’appello; il principio di conservazione del mezzo di impugnazione, di cui all’art. 568, comma 5, cod. proc. pen., non può in nessun caso consentire, infatti, di derogare alle norme che formalmente e sostanzialmente – disciplinano i diversi tipi di impugnazione (Sez. U, n. 31297 del 28/04/2004, dep. 16/07/2004, Terkuci, Rv. 228119).
Alla dichiarazione di inammissibilità consegue, ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, in mancanza di elementi atti a escludere la colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (Corte cost., sent. n. 186 del 2000), anche al versamento, in favore della Cassa delle ammende, di una sanzione pecuniaria che pare congruo determinare in euro tremila.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, il 26 ottobre 2023.