Ricorso Inammissibile: Analisi delle Conseguenze Economiche
Presentare un ricorso alla Corte di Cassazione è l’ultimo grado di giudizio nel nostro ordinamento, ma non è una strada percorribile senza solide basi giuridiche. Un’ordinanza recente della Suprema Corte ci offre lo spunto per analizzare le gravi conseguenze di un ricorso inammissibile, che vanno oltre la semplice delusione processuale, traducendosi in sanzioni economiche significative. Vediamo nel dettaglio cosa è successo.
I Fatti del Caso
La vicenda processuale ha origine da un ricorso presentato contro una sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Firenze nel maggio 2024. La parte ricorrente ha deciso di impugnare tale decisione, portando il caso all’attenzione della Corte di Cassazione. Tuttavia, l’esito non è stato quello sperato. La Suprema Corte, dopo aver esaminato gli atti, ha concluso per la palese infondatezza dell’impugnazione.
La Decisione della Corte di Cassazione sul ricorso inammissibile
Con un’ordinanza emessa nel luglio 2025, la settima sezione penale della Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questa decisione ha chiuso definitivamente la questione, senza entrare nel merito delle argomentazioni proposte. La Corte ha inoltre disposto la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma rilevante, pari a 4.000,00 euro, da versare alla Cassa delle ammende.
Le Motivazioni: La Procedura Semplificata e la Sanzione
La Corte ha applicato l’articolo 610, comma 5-bis, del codice di procedura penale. Questa norma consente ai giudici di Cassazione di dichiarare l’inammissibilità di un ricorso “senza formalità di procedura” quando questa è palese. Si tratta di uno strumento volto a deflazionare il carico di lavoro della Corte, permettendo di smaltire rapidamente le impugnazioni che mancano dei requisiti minimi di legge, senza la necessità di una pubblica udienza.
La motivazione alla base della condanna economica è duplice. In primo luogo, la condanna al pagamento delle spese processuali segue il principio della soccombenza: chi perde, paga i costi generati dall’attività giudiziaria che ha inutilmente attivato. In secondo luogo, la sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende ha una funzione deterrente. Serve a scoraggiare la presentazione di ricorsi temerari o palesemente infondati, che impegnano preziose risorse della giustizia senza avere alcuna possibilità di successo.
Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche
La decisione in esame ribadisce un principio fondamentale: l’accesso alla giustizia di ultima istanza deve essere esercitato con responsabilità. Un ricorso inammissibile non è un evento neutro, ma comporta conseguenze economiche tangibili e severe. Per i cittadini, ciò significa che prima di intraprendere un’azione legale, specialmente in Cassazione, è cruciale affidarsi a un professionista legale che possa valutare attentamente le reali probabilità di successo e la sussistenza dei presupposti di legge. In caso contrario, il rischio è quello di aggiungere al danno della soccombenza anche la beffa di una pesante sanzione pecuniaria, come dimostra chiaramente questa ordinanza.
Cosa significa quando un ricorso è dichiarato inammissibile?
Significa che il ricorso non può essere esaminato nel merito dalla Corte perché manca dei requisiti formali o sostanziali previsti dalla legge. La Corte non valuta se le ragioni del ricorrente siano giuste o sbagliate, ma si ferma a una verifica preliminare che ha esito negativo.
Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso inammissibile in questo caso?
La ricorrente è stata condannata a pagare sia le spese del processo (i costi sostenuti dallo Stato per la procedura) sia una sanzione pecuniaria di 4.000,00 euro in favore della Cassa delle ammende.
Cosa si intende per decisione presa ‘senza formalità di procedura’?
Si tratta di una procedura semplificata e accelerata, prevista dall’art. 610, comma 5-bis del codice di procedura penale, che permette alla Corte di Cassazione di dichiarare un ricorso inammissibile senza dover tenere un’udienza pubblica, ottimizzando così i tempi della giustizia.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 25885 Anno 2025
Penale Ord. Sez. 7 Num. 25885 Anno 2025
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 02/07/2025
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a PISTOIA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 23/05/2024 della CORTE APPELLO di FIRENZE
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
Rilevato che NOME COGNOME ricorre avverso la sentenza della Corte di Appello di Firenze del 23 maggio 2024, che, rideterminando la pena, ha confermato nel
resto la sentenza di primo grado, con la quale la ricorrente era stata ritenuta responsabile del reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale;
Ritenuto che il ricorso sia da considerarsi tardivo, in quanto:
- la sentenza impugnata è stata pronunciata il 23 maggio 2024, con scadenza termine assegnato dal giudice il 21 agosto 2024 (90 giorni, cadenti in periodo
feriale);
- il termine per l’impugnazione (pari a giorni quarantacinque), tenuto conto della sospensione feriale e del rito cartolare, spirava alla data del 30 ottobre 2024
(45 giorni decorrenti dalla data del 1 settembre 2024, scadenti ordinariamente il
15 ottobre 2024, a cui devono essere aggiunti gg. 15, in quanto imputata giudicata in assenza in primo grado, ex art. 585 comma 1 bis cod. proc. pen.);
- il ricorso per cassazione è stato presentato soltanto il 5 novembre 2024;
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, che tale causa di inammissibilità va dichiarata senza formalità di procedura, ai sensi dell’art. 610 comma 5-bis cod. proc. pen. e che la ricorrente deve essere condannata al pagamento delle spese processuali e della somma di euro quattromila in favore della Cassa delle ammende;
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 4.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 2 luglio 2025
Il Presidente