Ricorso Inammissibile: La Cassazione e i Limiti del Riesame sul Sequestro Preventivo
Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha ribadito i confini invalicabili del giudizio di legittimità in materia di misure cautelari reali, dichiarando un ricorso inammissibile e condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione. La decisione offre importanti chiarimenti sulla differenza tra violazione di legge e vizio di motivazione, concetti cruciali nella procedura penale.
I Fatti del Caso: Il Sequestro di Tre Fucili
Tre persone si sono rivolte alla Corte di Cassazione per chiedere l’annullamento di un’ordinanza del Tribunale di Messina. Quest’ultima aveva confermato un decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP del Tribunale di Patti, avente ad oggetto tre fucili di loro proprietà. Il sequestro era stato disposto nell’ambito di un’indagine per un presunto reato previsto dalla legge sulla caccia (art. 30, lett. d, legge n. 157/1992).
Nel loro ricorso, i tre individui lamentavano una violazione di legge e un vizio di motivazione. In particolare, sostenevano che il provvedimento fosse illegittimo per la mancanza del cosiddetto fumus commissi delicti, ossia la parvenza di reato. Il punto centrale della loro difesa verteva sulla mancata tabellazione (cioè la segnalazione con appositi cartelli) dell’area in cui erano stati controllati, circostanza che, a loro dire, avrebbe escluso l’elemento soggettivo del reato.
La Decisione della Cassazione e il Ricorso Inammissibile
La Corte Suprema ha dichiarato i ricorsi inammissibili, ritenendoli generici e volti a ottenere un riesame dei fatti non consentito in sede di legittimità. I giudici hanno colto l’occasione per riaffermare un principio fondamentale del nostro ordinamento processuale.
La Violazione di Legge come Unico Motivo di Ricorso
Il ricorso per cassazione contro le ordinanze emesse in sede di riesame di misure cautelari reali, come il sequestro preventivo, è consentito solo per ‘violazione di legge’, come stabilito dall’art. 325 del codice di procedura penale. In questa nozione, la giurisprudenza consolidata fa rientrare la mancanza assoluta di motivazione o la presenza di una ‘motivazione apparente’. Non è invece possibile denunciare l’illogicità manifesta della motivazione, che attiene al merito della valutazione probatoria e può essere fatta valere solo nei ricorsi contro le sentenze di condanna.
Motivazione Assente vs. Motivazione Apparente
La Corte ha precisato la distinzione:
- Motivazione assente: è quella che manca fisicamente o è graficamente indecifrabile.
- Motivazione apparente: è quella che esiste formalmente ma è priva di un reale contenuto argomentativo. Si manifesta, ad esempio, con l’uso di formule stereotipate, clausole di stile o quando dissimula una totale assenza di analisi critica degli elementi di fatto e di diritto del caso concreto. Questa equivale a una violazione di legge perché non permette di comprendere l’iter logico seguito dal giudice.
Nel caso specifico, i ricorrenti, secondo la Cassazione, non hanno lamentato una violazione di legge in senso stretto, ma hanno tentato di indurre la Corte a una nuova e diversa valutazione delle prove, un’operazione preclusa in quella sede.
le motivazioni
La Corte di Cassazione ha motivato la sua decisione di inammissibilità sulla base di principi procedurali consolidati. In primo luogo, ha sottolineato che il sindacato di legittimità sulle misure cautelari reali è strettamente limitato alla violazione di legge. Questo significa che non è possibile contestare la coerenza o la logicità delle argomentazioni del giudice del riesame, ma solo l’assenza totale di motivazione o la sua natura meramente apparente. I ricorsi presentati erano generici e sollecitavano una riconsiderazione del merito della vicenda, in particolare sulla rilevanza della mancata tabellazione dell’area, un’attività di valutazione fattuale che esula dalle competenze della Corte Suprema. Inoltre, i ricorrenti non hanno adempiuto all’onere di allegare al ricorso gli atti che avrebbero dimostrato la decisività dei punti omessi dal Tribunale, rendendo impossibile per la Corte verificare la fondatezza delle loro censure.
le conclusioni
In conclusione, la sentenza rafforza il principio secondo cui il ricorso per cassazione non è un terzo grado di giudizio nel merito. Chi intende contestare un sequestro preventivo davanti alla Suprema Corte deve concentrarsi esclusivamente sulla violazione di norme procedurali o sostanziali, evitando argomentazioni che richiedano una nuova analisi dei fatti. La declaratoria di inammissibilità comporta, come conseguenza automatica, la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e di una somma in favore della Cassa delle ammende, a titolo di sanzione per aver adito la Corte con un’impugnazione priva dei requisiti di legge.
Quando un ricorso per cassazione contro un sequestro preventivo è considerato inammissibile?
Un ricorso è inammissibile quando, invece di denunciare una violazione di legge (come una motivazione mancante o solo apparente), contesta l’illogicità della decisione o richiede una nuova valutazione dei fatti. Inoltre, è inammissibile se le censure sono generiche e non specifiche.
Qual è la differenza tra ‘motivazione apparente’ e ‘illogicità manifesta’ della motivazione?
La ‘motivazione apparente’ è una violazione di legge perché, pur esistendo sulla carta, è talmente generica o stereotipata da non spiegare il ragionamento del giudice. L’ ‘illogicità manifesta’, invece, riguarda la coerenza interna del ragionamento, attiene al merito della valutazione e non può essere motivo di ricorso per cassazione avverso le misure cautelari reali.
Cosa comporta la declaratoria di inammissibilità del ricorso?
La dichiarazione di inammissibilità, quando attribuibile a colpa del ricorrente, comporta la sua condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro a favore della Cassa delle ammende. La Corte può aumentare l’importo di tale sanzione in base alle ragioni dell’inammissibilità.