Ricorso in Cassazione: La Firma dell’Avvocato è Indispensabile
Il ricorso in Cassazione rappresenta l’ultimo grado di giudizio nel nostro ordinamento, un momento cruciale in cui si può contestare un provvedimento solo per vizi di legittimità. Proprio per la sua delicatezza e tecnicità, la legge prevede requisiti formali molto stringenti. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione, la n. 48130/2023, ci ricorda una di queste regole fondamentali: l’impossibilità per l’imputato di presentare personalmente l’atto, pena la sua immediata inammissibilità. Vediamo nel dettaglio il caso e le ragioni della decisione.
I Fatti del Caso
Un soggetto, condannato in precedenza, decideva di impugnare un’ordinanza emessa dal Tribunale di Sorveglianza di Perugia. Invece di affidarsi a un legale abilitato, presentava personalmente il ricorso in Cassazione, sottoscrivendo di proprio pugno l’atto. L’obiettivo era contestare il provvedimento che lo riguardava, sperando in una riforma da parte della Suprema Corte. Tuttavia, questa scelta procedurale si è rivelata fatale per le sorti della sua impugnazione.
La Decisione della Corte sul Ricorso in Cassazione
La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione, esaminato l’atto, ha proceduto con rito camerale de plano, ossia con una procedura semplificata e senza udienza, data l’evidenza della questione. La Corte ha dichiarato il ricorso immediatamente inammissibile. La conseguenza diretta per il ricorrente non è stata solo la mancata valutazione nel merito delle sue doglianze, ma anche la condanna al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Le Motivazioni della Sentenza
Il fulcro della decisione risiede nell’applicazione rigorosa dell’articolo 613, comma 1, del codice di procedura penale. Questa norma stabilisce in modo inequivocabile che “l’atto di ricorso, le memorie e i motivi nuovi devono essere sottoscritti, a pena di inammissibilità, da difensori iscritti nell’albo speciale della corte di cassazione”.
La ratio di questa disposizione è chiara: il giudizio di cassazione è un giudizio di pura legittimità, non un terzo grado di merito. Non si discutono i fatti, ma si valuta se i giudici dei gradi precedenti abbiano applicato correttamente la legge. Questo richiede una competenza tecnica e specialistica che solo un avvocato abilitato al patrocinio presso le giurisdizioni superiori può garantire.
La sottoscrizione personale dell’imputato, quindi, costituisce un vizio insanabile che porta direttamente alla declaratoria di inammissibilità, impedendo alla Corte persino di entrare nel merito delle questioni sollevate.
Le Conclusioni
L’ordinanza in esame ribadisce un principio fondamentale della procedura penale: l’importanza del patrocinio qualificato nel giudizio di legittimità. Chi intende presentare un ricorso in Cassazione deve obbligatoriamente rivolgersi a un avvocato cassazionista. Qualsiasi iniziativa personale in tal senso è destinata a fallire, comportando non solo la perdita della possibilità di far valere le proprie ragioni, ma anche un aggravio di spese. Questa decisione serve da monito sull’imprescindibilità del rispetto delle forme processuali, poste a garanzia non solo dell’efficienza della giustizia, ma anche della corretta ed efficace tutela dei diritti delle parti.
È possibile presentare personalmente un ricorso per Cassazione in materia penale?
No, non è possibile. L’art. 613 del codice di procedura penale stabilisce chiaramente che l’atto deve essere sottoscritto da un difensore iscritto nell’apposito albo speciale, a pena di inammissibilità.
Qual è la conseguenza se un ricorso per Cassazione non è firmato da un avvocato abilitato?
La conseguenza è la declaratoria di inammissibilità del ricorso. Ciò significa che la Corte non esamina le questioni sollevate e l’impugnazione viene respinta per un vizio di forma.
Cosa accade al ricorrente quando il suo ricorso viene dichiarato inammissibile?
Quando un ricorso è dichiarato inammissibile, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma di denaro, determinata equitativamente dal giudice, in favore della Cassa delle ammende.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 48130 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 48130 Anno 2023
Presidente: COGNOME
Relatore: NOME COGNOME
Data Udienza: 26/10/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a CASERTA il DATA_NASCITA
avverso l’ordinanza del 11/05/2023 del TRIB. SORVEGLIANZA di PERUGIA
Fato avviso alle -iTaT -n i;
udita la relazione svolta dal Consigliere COGNOME;
Rilevato che NOME COGNOME impugna il provvedimento indicato nell’intestazione;
Rilevato che si procede de plano;
Rilevato che il ricorso è stato presentato dal condannato personalmente, e che, pertanto, lo stesso incorre nella causa di inammissibilità prevista dall’art. 613, comma 1, primo periodo, cod. proc. pen., secondo cui “l’atto di ricorso, le memorie e i motivi nuovi devono essere sottoscritti, a pena di inammissibilità, da difensori iscritti nell’albo speciale della corte di cessazione”;
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento, nonché al versamento in favore della Cassa delle ammende di una somma determinata, in via equitativa, nella misura indicata in dispositivo;
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 26 ottobre 2023.