Ricorso in Cassazione: Perché è Obbligatorio l’Avvocato Cassazionista
Presentare un ricorso in Cassazione è una fase delicata e altamente tecnica del processo penale. Un errore formale può compromettere l’intero percorso giudiziario, come dimostra chiaramente l’ordinanza n. 48180 del 2023 della Suprema Corte. Questo provvedimento ribadisce un principio fondamentale: l’appello alla massima istanza giurisdizionale non può essere un’iniziativa personale, ma deve essere affidato a un professionista qualificato. Analizziamo insieme la decisione e le sue implicazioni pratiche.
I Fatti del Caso
Il caso trae origine da un’ordinanza emessa dal Tribunale di Sorveglianza di Bologna. Un soggetto, ritenendosi leso da tale decisione, decideva di impugnarla proponendo personalmente ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. L’atto di impugnazione, quindi, non recava la firma di un avvocato, ma era stato redatto e sottoscritto direttamente dalla parte interessata. Questa scelta si rivelerà fatale per le sorti del ricorso stesso, indipendentemente dalle ragioni di merito che lo sostenevano.
La Questione Giuridica: Le Regole del Ricorso in Cassazione
Il cuore della questione è puramente procedurale. Il Codice di Procedura Penale, a seguito delle modifiche introdotte con la legge n. 103 del 2017 (la cosiddetta “Riforma Orlando”), ha inasprito i requisiti formali per l’accesso al giudizio di legittimità. In particolare, gli articoli 571 e 613 del codice stabiliscono che il ricorso per cassazione debba essere sottoscritto, a pena di inammissibilità, da un difensore iscritto nell’apposito albo speciale della Corte di Cassazione. Questa norma mira a garantire un elevato livello di tecnicismo e a filtrare i ricorsi, assicurando che solo quelli fondati su vizi di legittimità correttamente argomentati giungano all’esame della Suprema Corte.
Le Motivazioni della Corte
La Corte di Cassazione, esaminato l’atto, non ha avuto dubbi nel dichiararlo inammissibile. La decisione è stata presa “de plano”, ovvero senza necessità di un’udienza di discussione, data l’evidenza del vizio procedurale. I giudici hanno semplicemente rilevato che l’impugnazione era stata proposta personalmente dall’interessato e non da un difensore abilitato al patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori.
La Corte ha richiamato la normativa vigente (art. 613, comma 1, c.p.p.) e la consolidata giurisprudenza, incluse le Sezioni Unite (sent. n. 8914/2018), che hanno confermato in modo inequivocabile come la sottoscrizione del difensore cassazionista sia un requisito di ammissibilità imprescindibile. L’assenza di tale firma costituisce un vizio insanabile che impedisce al giudice di esaminare il merito della questione.
Di conseguenza, in applicazione dell’art. 610, comma 5-bis, c.p.p., la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato il ricorrente non solo al pagamento delle spese processuali, ma anche a versare una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende, una sanzione prevista proprio per i ricorsi inammissibili.
Le Conclusioni
La decisione in commento è un monito importante per chiunque intenda adire la Corte di Cassazione in materia penale. L’accesso al terzo grado di giudizio è soggetto a regole formali rigorose che non ammettono deroghe. Il principio del “fai da te” è escluso: è indispensabile affidarsi a un avvocato cassazionista, l’unico professionista abilitato a redigere e sottoscrivere validamente l’atto. Ignorare questa regola non solo preclude ogni possibilità di ottenere una revisione del provvedimento impugnato, ma comporta anche significative conseguenze economiche, con la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria. La specializzazione e la competenza tecnica sono, dunque, requisiti non solo auspicabili ma obbligatori per navigare le complesse acque del giudizio di legittimità.
Posso presentare personalmente un ricorso penale alla Corte di Cassazione?
No, l’ordinanza chiarisce che il ricorso in Cassazione in materia penale deve essere tassativamente sottoscritto da un avvocato iscritto nell’albo speciale dei patrocinanti dinanzi alla Corte di Cassazione. Un ricorso presentato personalmente è inammissibile.
Cosa succede se presento un ricorso in Cassazione senza la firma di un avvocato cassazionista?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile “de plano”, cioè senza che ne venga esaminato il merito. Inoltre, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, che in questo caso ammontava a 3.000 euro, da versare alla Cassa delle ammende.
Quali norme prevedono l’obbligo dell’avvocato per il ricorso in Cassazione?
L’obbligo è sancito principalmente dagli articoli 571 e 613 del Codice di Procedura Penale, come modificati dalla legge n. 103 del 2017. Queste norme stabiliscono i requisiti formali per la presentazione dell’atto di impugnazione dinanzi alla Suprema Corte.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 48180 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 48180 Anno 2023
Presidente: COGNOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 26/10/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
NOME nato a AUGUSTA il DATA_NASCITA
avverso l’ordinanza del 13/06/2023 del TRIB. SORVEGLIANZA di BOLOGNA
dato avv o alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Visti gli atti.
Esaminati il ricorso e l’ordinanza impugnata.
Rilevato che l’atto di impugnazione è stato proposto personalmente dall’interessato, NOME COGNOME, mentre avrebbe dovuto essere sottoscritto da difensore iscritto nell’albo speciale della Corte di cassazione (artt. 571, comma 1, e 613, comma 1, cod. proc. pen., come modificati dalla legge n. 103 del 2017; Sez. U, n. 8914 del 21/12/2017, dep. 2018, Aiello, Rv. 272010-01).
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, de plano, a norma dell’art. 610, comma 5-bis, cod. proc. peri. (introdotto dalla medesima legge n. 103 del 2017), con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso, in Roma 26 ottobre 2023.