Ricorso in Cassazione: Perché è Obbligatorio l’Avvocato?
Presentare un ricorso in Cassazione è l’ultimo grado di giudizio nel nostro ordinamento, una fase delicata che richiede competenze tecniche specifiche. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione, la n. 8743/2024, ribadisce un principio fondamentale della procedura penale: l’inammissibilità del ricorso se non è sottoscritto da un avvocato abilitato. Questo caso offre uno spunto prezioso per comprendere le rigide regole formali che governano l’accesso alla Suprema Corte.
Il Caso: Un Ricorso Presentato Personalmente
I fatti alla base della decisione sono semplici ma emblematici. Un soggetto proponeva personalmente ricorso avverso un’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza. L’atto di impugnazione, quindi, non recava la firma di un difensore, ma solo quella della parte interessata. La Corte di Cassazione, investita della questione, ha dovuto valutare preliminarmente la validità di tale atto.
L’Obbligo del Difensore nel Ricorso in Cassazione
La Corte ha immediatamente rilevato una violazione insanabile delle norme procedurali. La legislazione italiana, e in particolare il codice di procedura penale come modificato dalla legge n. 103 del 2017 (nota come ‘riforma Orlando’), stabilisce in modo inequivocabile che il ricorso per cassazione debba essere sottoscritto da un difensore iscritto nell’albo speciale della Corte di Cassazione. Questa regola, contenuta negli articoli 571 e 613 del codice di procedura penale, non ammette deroghe.
La logica di questa norma è duplice:
1. Garanzia di tecnicità: Il giudizio in Cassazione non è una revisione del merito dei fatti, ma un controllo sulla corretta applicazione del diritto (un giudizio di legittimità). Richiede quindi un’elevata competenza tecnica per formulare i motivi di ricorso in modo appropriato.
2. Filtro processuale: L’obbligo del difensore specializzato serve anche a evitare che la Corte sia sommersa da ricorsi infondati o mal formulati, garantendo l’efficienza del sistema giudiziario.
La Decisione della Corte: Inammissibilità e Sanzioni
Di fronte alla palese violazione della norma, la Corte di Cassazione ha agito in modo rapido e deciso, applicando una procedura semplificata.
Le motivazioni
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile ‘de plano’, ovvero senza la necessità di un’udienza pubblica, ai sensi dell’art. 610, comma 5-bis, del codice di procedura penale. Questa procedura accelerata è prevista proprio per i casi in cui l’inammissibilità è evidente e non richiede approfondimenti. La motivazione si fonda su un principio consolidato, peraltro già affermato dalle Sezioni Unite della stessa Corte (sentenza n. 8914/2018), secondo cui la sottoscrizione da parte di un avvocato cassazionista è un requisito di ammissibilità essenziale. La mancanza di tale firma rende l’atto giuridicamente nullo, impedendo al giudice di esaminarne il contenuto.
Le conclusioni
Le conseguenze pratiche per il ricorrente sono state severe. Oltre alla dichiarazione di inammissibilità, che ha posto fine alla sua impugnazione senza che ne venisse esaminato il merito, è stato condannato al pagamento delle spese processuali. A ciò si è aggiunta una sanzione pecuniaria di tremila euro da versare alla Cassa delle ammende. Questa decisione sottolinea con forza che il tentativo di ‘fare da sé’ nel processo penale di legittimità non solo è inefficace, ma anche economicamente svantaggioso. L’assistenza di un difensore specializzato non è una mera formalità, ma una condizione imprescindibile per far valere le proprie ragioni davanti alla Corte di Cassazione.
Posso presentare personalmente un ricorso alla Corte di Cassazione in materia penale?
No, il ricorso deve essere obbligatoriamente sottoscritto da un difensore iscritto nell’apposito albo speciale della Corte di Cassazione, altrimenti viene dichiarato inammissibile.
Cosa succede se il ricorso in Cassazione è presentato senza un avvocato abilitato?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile ‘de plano’, cioè con una procedura semplificata, senza che il merito venga esaminato. Inoltre, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, che in questo caso ammonta a tremila euro.
Qual è il fondamento normativo per l’obbligo dell’avvocato in Cassazione?
L’obbligo deriva dagli articoli 571, comma 1, e 613, comma 1, del codice di procedura penale, come modificati dalla legge n. 103 del 2017. La procedura semplificata di inammissibilità è prevista dall’art. 610, comma 5-bis, dello stesso codice.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 8743 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 8743 Anno 2024
Presidente: COGNOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 25/01/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: COGNOME NOME nato a PISA il DATA_NASCITA
avverso l’ordinanza del 21/09/2023 del TRIB. SORVEGLIANZA di PERUGIA
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udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
V dato avviso alle parti’
NOME(1
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Visti gli atti.
Esaminati il ricorso e l’ordinanza impugnata.
Rilevato che l’atto di impugnazione è stato proposto personalmente dall’interessato, NOME COGNOME, mentre avrebbe dovuto essere sottoscritto da difensore iscritto nell’albo speciale della Corte di cassazione (artt. 571, comma 1, e 613, comma 1, cod. proc. pen., come modificati dalla legge n. 103 del 2017; Sez. U, n. 8914 del 21/12/2017, dep. 2018, Aiello, Rv, 272010-01).
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, de plano, a norma dell’art. 610, comma 5-bis, cod. proc. pen. (introdotto dalla medesima legge n. 103 del 2017), con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso, in Roma 25 gennaio 2024.