Limiti del Ricorso in Cassazione: Quando l’Appello è Inammissibile
Il ricorso in Cassazione rappresenta l’ultimo grado di giudizio nel nostro ordinamento, un baluardo a difesa della corretta applicazione della legge. Tuttavia, il suo accesso è rigidamente regolato. Non si tratta di un terzo processo dove ridiscutere i fatti, ma di un controllo di legittimità sulle decisioni dei giudici di merito. Un’ordinanza recente della Corte di Cassazione chiarisce perfettamente i confini entro cui deve muoversi un ricorso per non essere dichiarato inammissibile.
I Fatti del Processo
Il caso nasce dall’impugnazione di una sentenza della Corte di Appello che aveva condannato un individuo per i reati di ricettazione, detenzione illegale di armi e munizioni. L’imputato, tramite il suo difensore, ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando principalmente la violazione di legge e un vizio di motivazione riguardo al mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche (previste dall’art. 62-bis del codice penale).
La Decisione della Corte e le ragioni del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione, con l’ordinanza in esame, ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. Secondo i giudici supremi, le doglianze presentate dal ricorrente non miravano a evidenziare autentici vizi di legittimità della sentenza impugnata, come una motivazione mancante o manifestamente illogica. Al contrario, le critiche si traducevano in una richiesta, nemmeno troppo velata, di effettuare una nuova e diversa valutazione delle prove e delle circostanze già ampiamente esaminate e ponderate dalla Corte d’Appello.
In sostanza, l’appellante non contestava un errore di diritto, ma la valutazione ‘persuasiva’ del giudice di merito, cercando di ottenere un giudizio di fatto più favorevole, attività preclusa in sede di legittimità.
Le Motivazioni della Corte Suprema
La Corte ha ribadito un principio cardine del processo penale: il ricorso in Cassazione non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sul merito. I motivi di ricorso devono attenersi scrupolosamente a quanto previsto dalla legge. Non sono ammesse censure che attaccano semplicemente la ‘persuasività’, ‘l’inadeguatezza’ o la ‘mancanza di rigore’ della motivazione della sentenza di secondo grado.
Citando un proprio precedente consolidato (Sentenza n. 9106/2021), la Corte ha specificato che i vizi di motivazione deducibili sono solo quelli ‘essenziali’ che impongono una diversa conclusione del processo. Questi vizi si concretizzano in:
* Mancanza della motivazione: quando il ragionamento del giudice è assente.
* Manifesta illogicità: quando il ragionamento è palesemente contrario alla logica comune.
* Contraddittorietà: quando le argomentazioni della sentenza sono in conflitto tra loro o con un atto probatorio decisivo.
Qualsiasi tentativo di sollecitare una ‘differente comparazione dei significati probatori’ o di evidenziare ‘ragioni in fatto per giungere a conclusioni differenti’ esula dalle competenze della Cassazione e rende il ricorso inammissibile.
Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche
La decisione in commento è un monito importante per chi intende adire la Corte Suprema. È fondamentale comprendere che il ricorso in Cassazione è uno strumento tecnico e specifico. Per avere successo, non è sufficiente essere in disaccordo con la valutazione dei fatti compiuta dai giudici di appello. È necessario, invece, individuare e dimostrare un preciso errore di diritto o un vizio logico-giuridico grave e manifesto nella struttura della sentenza impugnata. In assenza di tali elementi, il ricorso sarà non solo respinto, ma dichiarato inammissibile, con la conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Quando un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile quando non denuncia vizi di legittimità (mancanza, manifesta illogicità o contraddittorietà della motivazione), ma si limita a criticare la valutazione dei fatti e delle prove operata dal giudice di merito, chiedendo di fatto un nuovo giudizio sulla vicenda.
È possibile chiedere alla Corte di Cassazione di riesaminare le prove e i fatti del processo?
No, non è possibile. La Corte di Cassazione è un giudice di legittimità, non di merito. Il suo compito è verificare la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione, non può procedere a una ‘differente comparazione dei significati probatori’ o a una nuova valutazione dei fatti.
Quali sono i vizi di motivazione che possono essere validamente contestati in Cassazione?
I vizi di motivazione che possono essere contestati sono solo quelli essenziali e manifesti, ovvero la sua mancanza totale, la sua manifesta illogicità e la sua contraddittorietà (intrinseca alla sentenza o rispetto a un atto probatorio ignorato o travisato).
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 45959 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 45959 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 11/07/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: COGNOME NOME nato a COSENZA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 18/10/2022 della CORTE APPELLO di CATANZARO
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
COGNOME NOME impugna la sentenza in data 18/10/2022 della Corte di appello di Catanzaro, che ha riformato la sentenza in data 03/03/2022 del G.u.p. di Cosenza, rideterminando la pena inflittagli per i reati di ricettazione, detenzione illegale detenzione di munizioni senza denuncia.
Deduce:
1.Violazione di legge e vizio di motivazione in relazione all’art. 62-bis cod. pen..
Ciò premesso, la Corte di appello ha puntualmente ed esaustivamente motivato (alla pagina 2 della sentenza impugnata sulle ragioni per cui sono state negate le circostanze attenuanti generiche.
A fronte di ciò, le doglianze articolate con il ricorso non sono volte a evidenziare viola di legge o mancanze argomentative e manifeste illogicità della sentenza impugnata, ma mirano a sollecitare un improponibile sindacato sulle scelte valutative della Corte di appello e reite in gran parte le censure già sollevate dinanzi a quel Giudice, che le ha ritenute infondate s base di una lineare e adeguata motivazione, strettamente ancorata a una completa e approfondita disamina delle risultanze processuali, nel rispetto dei principi di diritto vi materia.
Allora, vale ricordare che «in tema di motivi di ricorso per cassazione, non sono deducibi censure attinenti a vizi della motivazione diversi dalla sua mancanza, dalla sua manifes illogicità, dalla sua contraddittorietà (intrinseca o con atto probatorio ignorato q esistente, o affermato quando mancante), su aspetti essenziali ad imporre diversa conclusione del processo, sicché sono inammissibili tutte le doglianze che “attaccano” la persuasivit l’inadeguatezza, la mancanza di rigore o di puntualità, la stessa illogicità quando manifesta, così come quelle che sollecitano una differente comparazione dei significat probatori da attribuire alle diverse prove o evidenziano ragioni in fatto per giunge conclusioni differenti sui punti dell’attendibilità, della credibilità, dello spessore dell probatoria del singolo elemento», (Sez. 2 – , Sentenza n. 9106 del 12/02/2021, COGNOME, Rv. 280747 – 01).
rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende;
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spes processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso, in data 11 luglio 2023.