Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 2759 Anno 2026
Penale Ord. Sez. 7 Num. 2759 Anno 2026
Presidente: COGNOME NOME COGNOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 05/11/2025
ORDINANZA
sui ricorso proposto da:
NOME COGNOME nato a SAN CESARIO DI LECCE il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 10/02/2025 della CORTE D’APPELLO DI LECCE
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Rilevato che NOME COGNOME ricorre avverso la sentenza della Corte di Appello di Lecce che ha parzialmente riformato quella del Tribunale di Lecce che io aveva condannato alla pena di mesi otto di reclusione;
Considerato che il primo ed unico motivo di ricorso COGNOME che lamenta vizio di motivazione in relazione agli artt. 56 e 610 cod. pen. – non è consentito dalla legge in sede di legittimità perch dinanzi alla Corte di cassazione, non è consentito invocare una valutazione o rivalutazione degli elementi probatori ai fine di trarne proprie conclusioni in contrasto con quelle del giudice merito, chiedendo alla Corte regolatrice un giudizio di fatto che non le compete. Esula, infatt dai poteri della Corte di cassazione quello di una “rilettura” degli elementi di fatto po fondamento della decisione, la cui valutazione è, in via esclusiva, riservata al giudice di merit senza che possa integrare il vizio di legittimità la mera prospettazione di una diversa, e per ricorrente più adeguata, valutazione delle risultanze processuali (Sez. U, n. 22242 del 27/01/2011, COGNOME, Rv. 249651, in motivazione; Sez. U, n. 12 dei 31/05/2000, COGNOME, Rv. 216260). Più di recente si è sostenuto che, nei giudizio di cassazione, sono precluse al Giudice di legittimità la rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione impugna l’autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti, indic dal ricorrente come maggiormente plausibiii o dotati di una migliore capacità esplicativa rispett
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a quelli adottati dal giudice del merito (Sez. 6, n. 5465 del 04/11/2020, dep. 2021, 6, n. 47204 del 07/10/2015, COGNOME, Rv. 265482; pronunzie che trovano precedenti conformi in Sez. 5, n. 12634 del 22/03/2006, COGNOME, Rv. 233780; Sez. 1, n. 42369 del 16/11/2006, COGNOME, Rv. 235507). Il motivo è anche inedito nella parte in cui vi è richiamo all’art. 4 i.r. n. 18 dei 2015, in quanto la doglianza non risulta essere stata previamente dedotta come motivo di appello secondo quanto è prescritto a pena di inammissibilità dall’art. 606 comma 3 cod. proc. peri., come si evince dal riepilogo dei motivi di gravame riportato nella sentenza impugnata, che l’odierno ricorrente avrebbe dovuto contestare specificamente nell’odierno ricorso, se incompleto o comunque non corretto;
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 5 novembre 2025 Il consiglieré estensore COGNOME Il Pre COGNOME te