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Ricorso generico: inammissibilità per indeterminatezza

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso definito ‘generico’ perché privo dei requisiti di specificità richiesti dalla legge. L’imputato non aveva indicato con precisione gli elementi contestati della sentenza d’appello, limitandosi a una critica vaga. La Corte ha ribadito la validità della motivazione ‘per relationem’ quando questa recepisce in modo critico la sentenza precedente. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.

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Pubblicato il 18 febbraio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Generico: Quando l’Appello in Cassazione è Destinato al Fallimento

Presentare un’impugnazione è un diritto fondamentale nel nostro sistema giudiziario, ma deve seguire regole precise. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ci ricorda l’importanza della specificità, sanzionando duramente un ricorso generico e dichiarandolo inammissibile. Questa decisione sottolinea un principio cruciale: non basta lamentarsi di una sentenza, bisogna spiegare con precisione perché e dove il giudice ha sbagliato.

I Fatti del Caso

Il caso trae origine dal ricorso presentato da un imputato avverso una sentenza della Corte d’Appello di Roma. L’imputato contestava la decisione di secondo grado, ritenendola carente nella motivazione e, sostanzialmente, una mera ripetizione di quanto già affermato dal giudice di primo grado. Secondo la difesa, la Corte d’Appello non avrebbe preso in adeguata considerazione le specifiche censure sollevate con l’atto di impugnazione.

Analisi del Ricorso Generico da parte della Cassazione

La Suprema Corte ha esaminato il motivo di ricorso e lo ha immediatamente qualificato come ricorso generico e indeterminato. La critica mossa dall’imputato era stata formulata in maniera così vaga da non permettere al giudice di legittimità di individuare i punti specifici della sentenza impugnata che si intendevano contestare e le ragioni giuridiche a sostegno.

Secondo l’articolo 581, comma 1, lettera c) del codice di procedura penale, l’atto di impugnazione deve contenere, a pena di inammissibilità, l’indicazione specifica delle ragioni di diritto e degli elementi di fatto che sorreggono ogni richiesta. Nel caso di specie, il ricorrente non ha indicato quali elementi di prova sarebbero stati trascurati o mal interpretati dalla Corte d’Appello, limitandosi a una doglianza generale sulla qualità della motivazione.

La Validità della Motivazione “per Relationem”

Un punto centrale della decisione riguarda la legittimità della cosiddetta motivazione “per relationem”, ovvero quella in cui il giudice di secondo grado fa riferimento alle argomentazioni della sentenza di primo grado. La Cassazione ha ribadito un orientamento consolidato: questa tecnica è perfettamente valida a condizione che il giudice d’appello non si limiti a un mero copia-incolla, ma dimostri di aver riesaminato criticamente il materiale probatorio e di aver risposto, anche implicitamente, alle censure mosse dall’appellante. Se le doglianze erano già state affrontate in modo esaustivo dal primo giudice, la Corte d’Appello può legittimamente richiamare quella motivazione, approfondendo solo gli aspetti che meritano ulteriore disamina.

Le Motivazioni

La Corte di Cassazione ha motivato la dichiarazione di inammissibilità evidenziando che il ricorso generico impedisce al giudice dell’impugnazione di esercitare il proprio sindacato. Il ruolo della Cassazione non è quello di riesaminare l’intero processo, ma di verificare la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione sulla base di critiche puntuali e specifiche. L’assenza di tali critiche rende l’impugnazione un mero atto di dissenso, privo della sostanza tecnica richiesta dalla legge.

La decisione si fonda sulla necessità di garantire l’efficienza del sistema giudiziario, evitando che le corti superiori vengano gravate da impugnazioni pretestuose o formulate in modo non conforme alle regole processuali. La condanna al pagamento delle spese e di una somma alla Cassa delle ammende (€ 3.000 in questo caso) funge da deterrente, sanzionando l’abuso dello strumento processuale.

Le Conclusioni

L’ordinanza in esame offre una lezione fondamentale per chiunque si appresti a redigere un atto di impugnazione. La specificità non è un mero formalismo, ma l’essenza stessa del diritto di difesa in fase di gravame. Un ricorso efficace deve essere un dialogo tecnico con il giudice, indicando con precisione chirurgica i vizi della decisione impugnata e le norme che si ritengono violate. In mancanza di questa chiarezza, il rischio concreto non è solo il rigetto, ma una declaratoria di inammissibilità che chiude la porta a ogni ulteriore esame e comporta significative conseguenze economiche.

Cosa rende un ricorso ‘generico’ e quindi inammissibile?
Un ricorso è considerato generico quando non indica in modo specifico e dettagliato i punti della sentenza che si contestano e le ragioni di diritto a sostegno dell’impugnazione, come richiesto dall’art. 581 c.p.p. In pratica, è una critica vaga che non permette al giudice di individuare l’errore lamentato.

Una Corte d’Appello può motivare la sua sentenza semplicemente richiamando quella di primo grado?
Sì, la motivazione ‘per relationem’ è legittima, a patto che non sia una mera copia. Il giudice d’appello deve dimostrare di aver riesaminato criticamente il caso e le argomentazioni della difesa, potendo richiamare la sentenza precedente per le questioni già risolte in modo esauriente.

Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso dichiarato inammissibile?
Oltre a non poter ottenere una revisione della sentenza nel merito, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende. Nel caso analizzato, tale somma è stata fissata in 3.000 euro.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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