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Ricorso generico: inammissibile se la pena è motivata

La Corte di Cassazione, con ordinanza del 30/09/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che lamentava un trattamento sanzionatorio eccessivo. Il motivo è che il ricorso generico si limitava a riproporre questioni già adeguatamente valutate e motivate dalla Corte d’Appello, senza sollevare specifiche censure. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.

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Pubblicato il 4 gennaio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Generico: Quando l’Appello contro la Pena viene Dichiarato Inammissibile

Un recente provvedimento della Corte di Cassazione ci offre lo spunto per analizzare un errore comune nella redazione degli atti di impugnazione: la presentazione di un ricorso generico. Con un’ordinanza emessa a fine settembre 2024, i giudici supremi hanno ribadito un principio fondamentale del processo penale: per contestare una sentenza, non basta lamentarsi in modo vago, ma è necessario formulare critiche precise e puntuali. Vediamo insieme perché un ricorso non specifico contro la misura della pena è destinato all’inammissibilità.

I Fatti del Caso in Analisi

Il caso trae origine dal ricorso presentato da un imputato avverso una sentenza della Corte d’Appello di Bari. L’unico motivo di doglianza riguardava il trattamento sanzionatorio, che il ricorrente riteneva eccessivo. In sostanza, la difesa chiedeva alla Corte di Cassazione una riduzione della pena inflitta nel precedente grado di giudizio, sostenendo che questa fosse sproporzionata.

La Decisione della Corte e il Concetto di Ricorso Generico

La Corte di Cassazione ha stroncato sul nascere le aspettative del ricorrente, dichiarando il ricorso inammissibile. La ragione di tale drastica decisione risiede nella natura stessa del motivo presentato. I giudici lo hanno definito ‘generico e riproduttivo’.

Cosa significa? Significa che il ricorso non faceva altro che ripetere una lamentela già avanzata e, soprattutto, già respinta con adeguata motivazione dalla Corte territoriale. Non veniva mossa alcuna critica specifica al ragionamento logico-giuridico seguito dai giudici d’appello per quantificare la pena. L’atto si limitava a una generica protesta, senza spiegare perché la valutazione dei giudici di merito sarebbe stata errata.

Le Motivazioni: perché un ricorso generico è destinato a fallire?

La motivazione della Corte Suprema si basa su un pilastro del nostro sistema processuale: la Corte di Cassazione non è un terzo grado di giudizio dove si possono rivalutare i fatti. Il suo compito è verificare la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione delle sentenze impugnate.

Nel caso specifico, la Corte d’Appello aveva già giustificato la misura della pena facendo ‘pertinente riferimento’ a tre elementi chiave:

1. Dato qualitativo: la natura e la gravità del reato commesso.
2. Dato quantitativo: l’entità del danno o del pericolo cagionato.
3. Profilo personologico: la personalità e i precedenti dell’imputato.

Poiché la Corte territoriale aveva fornito una motivazione completa su questi punti, un ricorso in Cassazione, per essere ammissibile, avrebbe dovuto attaccare specificamente quella motivazione, evidenziandone eventuali vizi logici o errori di diritto. Limitarsi a definire la pena ‘eccessiva’ senza confrontarsi con le argomentazioni della sentenza impugnata trasforma il ricorso in un atto sterile, che non può essere esaminato. La Corte ha quindi ritenuto che il motivo fosse una mera riproposizione di una questione già risolta e adeguatamente confutata.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche per la Difesa

Questa ordinanza è un monito importante per ogni difensore. Per sperare di ottenere una riforma della pena in Cassazione, non è sufficiente esprimere un generico dissenso. È indispensabile un’analisi critica e approfondita della sentenza di secondo grado. L’atto di ricorso deve ‘smontare’ il ragionamento del giudice precedente, dimostrando, ad esempio, che ha trascurato elementi importanti, ha valutato erroneamente le circostanze o ha violato i principi normativi sulla commisurazione della pena.

La decisione in commento conferma che la genericità è sanzionata con l’inammissibilità, che comporta non solo la conferma della condanna, ma anche l’addebito delle spese processuali e il pagamento di una somma significativa (in questo caso, 3.000 euro) alla Cassa delle ammende. Un esito che sottolinea l’importanza della specificità e del rigore tecnico nella redazione degli atti giudiziari.

Perché un ricorso contro la misura della pena è stato dichiarato inammissibile?
Perché è stato ritenuto ‘generico e riproduttivo’, ovvero si è limitato a ripetere le stesse lamentele già adeguatamente respinte dalla Corte d’Appello, senza contestare in modo specifico le motivazioni di quella sentenza.

Cosa significa che un motivo di ricorso è ‘generico’?
Significa che non indica in modo preciso e dettagliato in cosa consisterebbe l’errore commesso dal giudice precedente, ma si limita a una critica vaga e non argomentata della decisione, senza confrontarsi con le ragioni esposte nella sentenza impugnata.

Quali sono le conseguenze di un ricorso dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione?
Il ricorrente viene condannato a pagare le spese del procedimento e a versare una somma di denaro, stabilita dalla Corte, in favore della Cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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