Ricorso in Cassazione: Perché è Obbligatoria la Firma del Difensore?
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ribadisce un principio fondamentale della procedura penale: l’impossibilità per l’imputato di presentare personalmente ricorso. La normativa vigente, infatti, prevede l’obbligatorietà del ricorso cassazione difensore, ovvero la necessaria assistenza e sottoscrizione da parte di un avvocato specializzato. Analizziamo questa decisione per comprendere le ragioni e le conseguenze di tale regola.
I Fatti del Caso
Il caso ha origine dalla condanna di un individuo per il reato di resistenza a un pubblico ufficiale, previsto dall’art. 337 del codice penale. La sentenza di condanna, emessa in primo grado, veniva confermata anche dalla Corte d’Appello. Non rassegnato, l’imputato decideva di impugnare la decisione presentando personalmente un ricorso alla Corte di Cassazione, senza avvalersi di un legale per la redazione e la sottoscrizione dell’atto.
La Decisione della Corte di Cassazione e il “ricorso cassazione difensore”
La Suprema Corte, senza entrare nel merito delle doglianze sollevate dall’imputato, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si fonda su un vizio procedurale insanabile: il difetto di legittimazione processuale del ricorrente. L’atto, essendo stato proposto direttamente dall’imputato, violava una regola cardine del giudizio di legittimità, rendendo l’impugnazione irricevibile.
Le Motivazioni: La Regola dell’Art. 613 del Codice di Procedura Penale
Il cuore della motivazione risiede nell’interpretazione dell’articolo 613, comma 1, del codice di procedura penale, come modificato dalla legge n. 103 del 2017. Questa norma stabilisce in modo inequivocabile che l’atto di ricorso, le memorie e i motivi nuovi devono essere sottoscritti, “a pena di inammissibilità”, da un difensore iscritto nell’apposito albo speciale della Corte di Cassazione e munito di specifico mandato.
La Corte ha ricordato che questa disposizione è stata introdotta per garantire l’elevato tecnicismo che caratterizza il giudizio di cassazione, il quale non è un terzo grado di merito, ma un controllo sulla corretta applicazione della legge. La sottoscrizione da parte di un difensore specializzato non è, quindi, una mera formalità, ma un requisito essenziale per assicurare la qualità e la pertinenza delle questioni sottoposte alla Corte.
A sostegno della propria decisione, i giudici hanno richiamato un’importante sentenza delle Sezioni Unite (n. 8914 del 2017), che ha consolidato questo principio, eliminando ogni dubbio interpretativo. Inoltre, la Corte ha proceduto alla declaratoria di inammissibilità de plano, ossia senza udienza e con una procedura semplificata, come previsto dall’art. 610, comma 5-bis, c.p.p., applicabile proprio nei casi di manifesta inammissibilità.
Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche per l’Imputato
La decisione ha conseguenze pratiche molto pesanti per il ricorrente. L’inammissibilità del ricorso non solo impedisce alla Corte di esaminare le ragioni dell’imputato, rendendo definitiva la condanna, ma comporta anche due sanzioni economiche: la condanna al pagamento delle spese processuali e il versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Questa ordinanza serve da monito: il giudizio davanti alla Corte di Cassazione richiede una competenza tecnica specifica che solo un avvocato abilitato può fornire. Il tentativo di agire personalmente, sebbene possa apparire come un’affermazione del proprio diritto di difesa, si traduce in una sicura e costosa sconfitta processuale, precludendo ogni possibilità di far valere le proprie ragioni nel più alto grado di giudizio.
Un imputato può presentare personalmente un ricorso alla Corte di Cassazione?
No. Secondo la sentenza, l’art. 613, comma 1, del codice di procedura penale stabilisce che il ricorso deve essere sottoscritto, a pena di inammissibilità, da un difensore iscritto all’albo speciale della Cassazione.
Cosa succede se un ricorso in Cassazione viene presentato senza la firma di un avvocato abilitato?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile. Questo significa che la Corte non esamina il merito della questione e l’impugnazione non ha alcun effetto. Inoltre, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, in questo caso fissata in tremila euro.
Perché la Corte ha deciso “de plano”, ovvero senza un’udienza con le parti?
La Corte ha applicato l’art. 610, comma 5-bis, del codice di procedura penale, che le consente di decidere con una procedura semplificata e senza udienza quando un ricorso è palesemente inammissibile, come nel caso di un atto non sottoscritto dal difensore qualificato.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 32833 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 32833 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: NOME COGNOME
Data Udienza: 04/07/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME nato a MILANO il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 30/01/2024 della CORTE APPELLO di MILANO
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
n. 10794/24 Spanò
OSSERVA
Ritenuto che l’imputato ricorre per cassazione avverso la sentenza in epigrafe indicata, co cui la Corte di appello di Milano ha confermato la sentenza del Tribunale di condanna alla pen di mesi 5 di reclusione per il reato di cui all’art. 337 cod. pen.;
che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile per difetto di legittimaz processuale del ricorrente, essendo stato infatti irritualnnente proposto di pers dall’imputato, in violazione della regola dettata dall’art. 613, comma 1, cod. proc. pen., novellato dalla legge 23 giugno 2017, n. 103, secondo cui “l’atto di ricorso, le memorie motivi nuovi” devono essere sottoscritti, “a pena di inammissibilità”, da un difensore is nell’apposito albo speciale della Corte di cassazione munito di specifico mandato difensi (Sez. U, n. 8914 del 21/12/2017, dep. 2018, Aiello, Rv. 272010);
che alla relativa declaratoria d’inammissibilità del ricorso la Corte provvede «se formalità di procedura», ai sensi dell’art. 610, comma 5bis, cod. proc. pen., aggiunto dalla legge n. 103 del 2017, cioè de plano con trattazione camerale non partecipata;
che l’inammissibilità del ricorso comporta la condanna del ricorrente al pagamento dell spese del procedimento e di una somma alla Cassa delle ammende che va fissata in tremila euro.
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processua e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. Così deciso il 04/07/2024