Riconoscimento fotografico: quando non si può contestare in Cassazione
Il riconoscimento fotografico rappresenta uno degli strumenti investigativi più comuni e, allo stesso tempo, più dibattuti nel processo penale. La sua attendibilità può essere decisiva per l’esito di un giudizio. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 28800/2024) ha ribadito con fermezza i confini entro cui è possibile contestare tale prova, specialmente quando si arriva al terzo grado di giudizio. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile un ricorso, chiarendo che la valutazione sull’affidabilità di un’identificazione appartiene al merito e non può essere messa in discussione in sede di legittimità attraverso la semplice riproposizione di censure già esaminate e respinte.
I Fatti del Caso
Il caso trae origine da una sentenza di condanna emessa dalla Corte d’Appello di Venezia. L’imputato, ritenuto responsabile di un reato, decideva di presentare ricorso per Cassazione, affidando la sua difesa a un unico motivo: la presunta inattendibilità del riconoscimento fotografico effettuato da un agente di Polizia Giudiziaria. Secondo la difesa, la motivazione della Corte d’Appello su questo punto cruciale era carente e illogica. È importante notare che l’agente che aveva effettuato il riconoscimento aveva già una conoscenza pregressa dell’imputato, un dettaglio che la Corte d’Appello aveva specificamente considerato e motivato nel proprio provvedimento.
La Decisione della Corte sul Riconoscimento Fotografico
La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarandolo inammissibile. La Corte non è entrata nel merito della questione, ovvero non ha stabilito se il riconoscimento fosse o meno attendibile. Ha invece focalizzato la sua attenzione sulla natura del motivo presentato. I giudici hanno osservato che le argomentazioni della difesa non erano altro che una “pedissequa reiterazione” di quelle già sollevate e puntualmente respinte dalla Corte d’Appello. Questo tipo di doglianza non è ammesso in Cassazione, il cui compito non è rivalutare i fatti, ma assicurare la corretta applicazione della legge.
Le Motivazioni: Perché il Ricorso è Inammissibile?
La motivazione della Suprema Corte si fonda su un principio cardine del nostro sistema processuale: la distinzione tra giudizio di merito e giudizio di legittimità.
1. Valutazione di Merito: Stabilire se un testimone è credibile o se un riconoscimento fotografico è affidabile è un’attività che spetta ai giudici di primo e secondo grado (Tribunale e Corte d’Appello). Essi analizzano le prove, ascoltano i testimoni e formano il proprio convincimento sui fatti. La Corte d’Appello, nel caso di specie, aveva adempiuto a questo compito, motivando specificamente sulle ragioni per cui riteneva attendibile l’identificazione, nonostante la pregressa conoscenza tra l’agente e l’imputato.
2. Giudizio di Legittimità: La Corte di Cassazione non può sostituire la propria valutazione a quella dei giudici di merito. Il suo ruolo è verificare che la legge sia stata applicata correttamente e che la motivazione della sentenza impugnata sia logica e non contraddittoria. Riproporre le stesse identiche questioni di fatto già respinte equivale a chiedere alla Cassazione un terzo giudizio di merito, cosa che la legge non consente.
Richiamando consolidata giurisprudenza, la Corte ha affermato che, una volta ammessa la valenza probatoria del riconoscimento, ogni valutazione sulla sua effettiva attendibilità resta confinata nel “perimetro del merito”.
Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza
L’ordinanza in esame offre un’importante lezione pratica: per avere successo in Cassazione non è sufficiente essere in disaccordo con la valutazione delle prove fatta dai giudici precedenti. È necessario individuare un vizio di legittimità, come un’errata applicazione di una norma di legge o una motivazione manifestamente illogica o contraddittoria. La semplice riproposizione degli stessi argomenti fattuali, già vagliati e motivatamente respinti, conduce inevitabilmente a una declaratoria di inammissibilità. Questa decisione comporta non solo la conferma della condanna, ma anche l’obbligo per il ricorrente di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria (in questo caso, 3.000 euro) a favore della Cassa delle ammende, rendendo il tentativo di impugnazione infruttuoso e costoso.
È possibile contestare l’attendibilità di un riconoscimento fotografico in Cassazione?
No, secondo questa ordinanza, l’attendibilità di un riconoscimento fotografico è una valutazione di fatto riservata ai giudici di merito (Tribunale e Corte d’Appello). La Corte di Cassazione non può riesaminare la questione se la Corte d’Appello ha già fornito una motivazione logica e adeguata sul punto.
Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché si limitava a ripetere gli stessi argomenti già presentati e respinti nel giudizio d’appello (cosiddetta ‘pedissequa reiterazione’), senza sollevare reali questioni sulla corretta applicazione della legge (vizi di legittimità).
Quali sono le conseguenze per chi presenta un ricorso inammissibile?
La parte che presenta un ricorso dichiarato inammissibile viene condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, che in questo specifico caso è stata fissata in tremila euro.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 28800 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 28800 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME COGNOME NOME
Data Udienza: 04/06/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
NOME nato a VENEZIA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 12/07/2023 della CORTE APPELLO di VENEZIA
dato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Letto il ricorso di NOME COGNOME;
ritenuto che l’unico motivo di ricorso, che censura la motivazione in punto di responsabilità, non sia consentito perché fondato su argomentazioni che si risolvono nella pedissequa reiterazione di quelle già dedotte in appello e puntualmente disattese dalla corte di merito;
osservato che la Corte d’appello ha specificatamente motivato relativamente all’attendibilità del riconoscimento fotografico da parte del teste di COGNOME che pure aveva una pregressa conoscenza dell’imputato (cfr., in particolare, le pagine 5-6 della sentenza impugnata), facendo corretta applicazione del principio secondo il quale, ammessa la valenza probatoria del riconoscimento su base percettiva, va esclusa la possibilità di rivisitare in sede di legittimità una valutazione che resta confinata nel perimetro del merito (Sez. 2, n. 42041 del 27/06/2019, COGNOME, Rv. 277013-01; Sez. 2, n. 45655 del 6 16/10/2014, COGNOME, Rv. 260791-01; Sez. 2, n. 15308 del 07/04/2010, COGNOME, Rv. 246925-01; da ultimo v. Sez. 2, n. 43845 del 29/09/2023, COGNOME, non mass.);
ritenuto, pertanto, che il ricorso debba essere dichiarato inammissibile, con la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende;
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 04/06/2024.