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Regime 41-bis: limiti alle videochiamate dei detenuti

La Corte di Cassazione ha annullato un’ordinanza che autorizzava un detenuto in Regime 41-bis a svolgere videochiamate mensili in sostituzione dei colloqui in presenza. Il Tribunale di Sorveglianza aveva accolto la richiesta basandosi esclusivamente sulla notevole distanza geografica (circa duemila chilometri) che i familiari dovevano percorrere. La Suprema Corte ha stabilito che la sola distanza chilometrica, in assenza di restrizioni pandemiche o gravi motivi di salute documentati, non integra il requisito della ‘impossibilità’ o ‘gravissima difficoltà’ richiesto per derogare alle rigide modalità di colloquio previste dal Regime 41-bis.

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Pubblicato il 26 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale

Regime 41-bis: la distanza non giustifica le videochiamate

Il Regime 41-bis rappresenta uno dei pilastri della lotta alla criminalità organizzata, imponendo restrizioni severe per prevenire comunicazioni illecite. Recentemente, la Corte di Cassazione è intervenuta per chiarire i limiti dell’uso delle videochiamate in sostituzione dei colloqui visivi tradizionali, ribadendo la natura eccezionale di tale strumento.

Il caso e la decisione del Tribunale

Un detenuto sottoposto al regime differenziato aveva richiesto di poter effettuare videochiamate mensili con i propri familiari. La motivazione risiedeva nell’enorme distanza tra il carcere e la residenza dei congiunti, costretti a viaggi di circa duemila chilometri per ogni incontro. Sebbene il Magistrato di Sorveglianza avesse inizialmente rigettato l’istanza, il Tribunale di Sorveglianza aveva ribaltato la decisione, ordinando all’amministrazione penitenziaria di consentire i videocolloqui tramite piattaforme certificate.

Il ricorso del Ministero

Il Ministero della Giustizia ha impugnato l’ordinanza, denunciando una violazione delle norme penitenziarie. Secondo la tesi ministeriale, la facoltà di svolgere colloqui a distanza non può essere legata alla semplice distanza geografica, ma deve dipendere da un’effettiva impossibilità materiale o da divieti di circolazione, come quelli vigenti durante l’emergenza sanitaria.

Le motivazioni

La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso, evidenziando una carenza motivazionale nel provvedimento impugnato. Per i detenuti in Regime 41-bis, l’accesso a modalità audiovisive di comunicazione postula la sussistenza di una pluralità di requisiti rigorosi. Il primo è l’esistenza di una situazione di impossibilità o, quantomeno, di gravissima difficoltà all’effettuazione dei colloqui in presenza.

I giudici di legittimità hanno chiarito che, terminata l’emergenza pandemica e decaduti i limiti alla circolazione, la sola distanza chilometrica non può essere considerata un impedimento assoluto. Il provvedimento del Tribunale non aveva infatti documentato problematiche di salute dei familiari o altri ostacoli oggettivi tali da rendere il viaggio irrealizzabile. Inoltre, la Corte ha ribadito che ogni deroga deve rispettare il principio di proporzionalità e le stringenti esigenze di sicurezza volte a impedire intromissioni di terzi non autorizzati nelle comunicazioni del detenuto.

Le conclusioni

In conclusione, la Suprema Corte ha annullato l’ordinanza con rinvio, imponendo al Tribunale di Sorveglianza una nuova valutazione che tenga conto dei principi di diritto stabiliti. La decisione conferma che il Regime 41-bis non ammette automatismi: la comodità o il risparmio economico dei familiari non prevalgono sulle necessità di controllo sociale e sicurezza pubblica. Per ottenere la sostituzione del colloquio fisico con quello digitale, è necessaria una prova rigorosa di un impedimento oggettivo e insuperabile, che vada oltre il semplice disagio logistico del viaggio.

Un detenuto in regime 41-bis può sempre richiedere videochiamate?
No, le videochiamate sono ammesse solo in via eccezionale e richiedono la prova di una gravissima difficoltà o impossibilità oggettiva a svolgere il colloquio in presenza.

La distanza di 2000 km per i familiari giustifica il colloquio a distanza?
Secondo la Cassazione, la sola distanza chilometrica non è sufficiente a integrare il requisito della gravissima difficoltà, specialmente dopo la fine delle restrizioni pandemiche.

Quali sono i requisiti di sicurezza per i videocolloqui in regime speciale?
Devono avvenire tramite piattaforme certificate e, solitamente, da un’altra struttura carceraria vicina ai familiari per garantire l’assenza di interferenze esterne.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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