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Reddito di cittadinanza: sanzioni per omissioni

La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale di un soggetto che ha ottenuto il Reddito di cittadinanza omettendo di dichiarare una condanna per associazione mafiosa. La sentenza chiarisce che tale condotta non integra la truffa aggravata, bensì il reato speciale previsto dall’art. 7 del d.l. n. 4/2019. Nonostante l’errata qualificazione giuridica operata nei gradi di merito, la pena è stata mantenuta poiché più favorevole rispetto a quella prevista dalla norma speciale, in assenza di ricorso della pubblica accusa.

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Pubblicato il 25 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale

Reddito di cittadinanza: le sanzioni per le dichiarazioni false

Ottenere il Reddito di cittadinanza fornendo dati incompleti o omettendo informazioni rilevanti comporta rischi penali molto severi. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha fatto chiarezza sulla corretta qualificazione giuridica dei reati legati alle false dichiarazioni per l’accesso ai sussidi pubblici, delineando il confine tra truffa e reati speciali.

La condotta contestata e il Reddito di cittadinanza

Il caso riguarda un cittadino condannato per aver presentato tre diverse domande per accedere al beneficio economico, omettendo sistematicamente di segnalare una precedente condanna per associazione di tipo mafioso. Tale omissione gli aveva permesso di percepire indebitamente circa 7.500 euro. Inizialmente, i giudici di merito avevano inquadrato il fatto come truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche (art. 640-bis c.p.).

La difesa ha impugnato la decisione sostenendo che la semplice omissione, in assenza di veri e propri raggiri, non potesse configurare la truffa, chiedendo l’applicazione di fattispecie meno gravi. Tuttavia, la Suprema Corte ha utilizzato il caso per ribadire principi fondamentali sulla gerarchia delle norme penali.

Il principio di specialità nel Reddito di cittadinanza

La questione centrale riguarda quale norma applicare quando si dichiara il falso per ottenere sussidi. La Cassazione ha stabilito che l’art. 7 del d.l. n. 4/2019 è una norma speciale rispetto sia alla truffa che all’indebita percezione di erogazioni pubbliche. Questa norma punisce specificamente chiunque renda dichiarazioni false o ometta informazioni dovute per ottenere il beneficio.

Essendo un reato di pericolo a consumazione anticipata, il delitto si perfeziona nel momento stesso in cui viene presentata la domanda falsa, a prescindere dal fatto che i soldi vengano effettivamente incassati. Questo anticipa la soglia di punibilità per proteggere le risorse pubbliche destinate a chi ne ha realmente diritto.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sulla distinzione tra l’attività istruttoria della Pubblica Amministrazione e la condotta del privato. Se l’ente pubblico si limita a prendere atto delle autocertificazioni senza svolgere un’indagine complessa che venga deviata da raggiri, non si può parlare di truffa. Tuttavia, l’omissione di un requisito ostativo (come una condanna penale) rientra perfettamente nel perimetro della norma speciale del 2019. La Corte ha inoltre chiarito che l’abrogazione formale del Reddito di cittadinanza non cancella il reato, poiché le nuove norme sul Reddito di inclusione hanno introdotto fattispecie sovrapponibili, garantendo la continuità dell’illecito penale.

Le conclusioni

Le conclusioni della Cassazione portano al rigetto del ricorso. Sebbene la qualificazione giuridica corretta fosse quella dell’art. 7 d.l. 4/2019 (che prevede pene da due a sei anni), la pena inflitta sulla base dell’art. 640-bis c.p. è stata confermata. Questo perché, in assenza di un ricorso del Pubblico Ministero volto ad aumentare la sanzione, il giudice non può peggiorare la situazione dell’imputato. La sentenza ammonisce sulla gravità delle omissioni nelle istanze pubbliche, confermando che la tutela del patrimonio statale prevale sulla natura puramente formale delle dichiarazioni.

Cosa rischia chi omette condanne penali nella domanda per il sussidio?
Rischia la reclusione da due a sei anni secondo la norma speciale che punisce le false dichiarazioni o le omissioni per ottenere benefici pubblici.

Il reato sussiste anche se non si riceve materialmente il denaro?
Sì, trattandosi di un reato a consumazione anticipata, la legge punisce la presentazione della domanda falsa indipendentemente dall’erogazione del beneficio.

Perché la Cassazione non ha aumentato la pena nonostante l’errore del giudice precedente?
Perché in appello e cassazione non è possibile infliggere una pena più grave se l’unico a fare ricorso è stato l’imputato e non l’accusa.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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