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Reddito di cittadinanza: quando l’omissione è reato

La Corte di Cassazione ha annullato la condanna di una donna accusata di aver omesso informazioni sulla detenzione del figlio nella domanda per il Reddito di cittadinanza. I giudici hanno stabilito che l’omissione di dati rileva penalmente solo se finalizzata a ottenere un beneficio non spettante o superiore a quello dovuto. La sentenza sottolinea la necessità di un nesso funzionale tra la falsa dichiarazione e l’indebita percezione del sussidio, richiedendo una verifica concreta sull’impatto dell’omissione rispetto all’importo erogato.

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Pubblicato il 26 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale

Reddito di cittadinanza: quando l’omissione è reato?

Il Reddito di cittadinanza è stato al centro di numerosi contenziosi legali riguardanti la veridicità delle dichiarazioni fornite dai richiedenti. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito i confini della responsabilità penale in caso di omissioni o false indicazioni nelle domande di accesso al beneficio, stabilendo criteri rigorosi per la configurazione del delitto.

Il caso del Reddito di cittadinanza e le dichiarazioni omesse

La vicenda trae origine dalla condanna di una cittadina che, nel presentare la domanda per il Reddito di cittadinanza, aveva omesso di indicare lo stato di detenzione del figlio. Nei gradi di merito, tale condotta era stata ritenuta sufficiente per integrare il reato previsto dall’articolo 7 del D.L. n. 4/2019. La difesa ha tuttavia impugnato la decisione, sostenendo che l’informazione omessa non avrebbe comunque influito sul diritto a percepire il sussidio o sul suo ammontare complessivo.

La decisione della Suprema Corte

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la sentenza di condanna con rinvio. Il punto centrale della discussione riguarda l’interpretazione della norma incriminatrice: non ogni inesattezza formale può portare a una sanzione penale. È necessario valutare se l’omissione sia stata determinante per ottenere una somma non dovuta.

Le motivazioni

I giudici di legittimità hanno applicato il principio espresso dalle Sezioni Unite, secondo cui le false indicazioni o le omissioni nell’autodichiarazione per il Reddito di cittadinanza integrano il delitto solo se sono finalizzate a ottenere un beneficio non spettante o spettante in misura inferiore. Nel caso di specie, la Corte d’Appello non aveva verificato se l’omissione riguardante il figlio detenuto avesse effettivamente alterato il calcolo dell’importo erogato. La rilevanza penale è esclusa se manca un collegamento funzionale tra il comportamento del richiedente e il risultato della percezione indebita. Inoltre, deve essere provato il dolo specifico, ovvero la volontà deliberata di ingannare l’amministrazione per ottenere un vantaggio economico ingiusto.

Le conclusioni

La sentenza ribadisce che non ogni irregolarità formale nella domanda di sussidio può tradursi in una condanna penale. È necessario che l’errore o l’omissione siano determinanti per l’erogazione del beneficio. Questo approccio garantisce che la sanzione penale colpisca solo le condotte effettivamente lesive degli interessi pubblici, escludendo i casi in cui la spettanza del diritto rimanga invariata nonostante l’inesattezza dei dati forniti. Il rinvio alla Corte d’Appello servirà a valutare se, nel caso concreto, l’informazione omessa fosse davvero decisiva per il calcolo del Reddito di cittadinanza.

L’omissione di un dato familiare nella domanda RdC è sempre reato?
No, secondo la Cassazione l’omissione rileva penalmente solo se è finalizzata a ottenere un beneficio economico non spettante o di importo superiore a quello dovuto.

Cosa succede se dichiaro il falso ma avrei comunque diritto al sussidio?
Se la falsa dichiarazione non influisce sul diritto a percepire il sussidio o sul suo ammontare, potrebbe mancare il dolo specifico richiesto dalla legge per la condanna.

Qual è il ruolo delle Sezioni Unite in questa materia?
Le Sezioni Unite hanno chiarito che deve esserci un collegamento funzionale tra la condotta omissiva e il risultato della percezione indebita della misura di sostegno.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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