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Reddito di cittadinanza: falsa residenza e reato

Una cittadina straniera, condannata per aver falsamente dichiarato di risiedere in Italia da dieci anni per ottenere il reddito di cittadinanza, è stata assolta dalla Corte di Cassazione. La decisione si basa su una sentenza della Corte Costituzionale che ha ridotto il requisito di residenza a cinque anni. Poiché la donna risiedeva in Italia da più di cinque anni, la sua falsa dichiarazione sui dieci anni è stata ritenuta penalmente irrilevante, in quanto non idonea a farle ottenere un beneficio non spettante. Di conseguenza, il fatto non costituisce reato.

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Pubblicato il 27 dicembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale

Reddito di Cittadinanza e Residenza: Quando una Falsa Dichiarazione Non È Reato

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale in materia di reddito di cittadinanza, chiarendo i confini della responsabilità penale per le false dichiarazioni. La Suprema Corte ha annullato la condanna di una cittadina che aveva attestato falsamente di risiedere in Italia da almeno dieci anni. La decisione, apparentemente controintuitiva, si fonda su un precedente intervento della Corte Costituzionale che ha modificato i requisiti di accesso al beneficio.

Questo caso offre uno spunto cruciale per comprendere come l’evoluzione normativa e costituzionale possa incidere sulla rilevanza penale di una condotta.

I Fatti di Causa

Il caso riguarda una cittadina di origine rumena che, nel gennaio 2020, presentava domanda per ottenere il reddito di cittadinanza. Nell’autocertificazione, dichiarava di possedere il requisito della residenza in Italia da almeno dieci anni, di cui gli ultimi due in modo continuativo. Sulla base di tale dichiarazione, otteneva il beneficio, percependo una somma complessiva di circa 7.700 euro.

Successivamente, emergeva che la dichiarazione sulla residenza decennale non era veritiera. La donna veniva quindi processata e condannata sia in primo grado dal Tribunale di Castrovillari, sia in appello dalla Corte d’appello di Catanzaro, per il reato previsto dall’art. 7, comma 1, del d.l. n. 4 del 2019, che punisce chiunque renda dichiarazioni false al fine di ottenere indebitamente il beneficio.

La Questione Giuridica e l’Impatto della Corte Costituzionale sul reddito di cittadinanza

La difesa della ricorrente ha sollevato un’eccezione di illegittimità costituzionale del requisito della residenza decennale, sostenendo che fosse discriminatorio e sproporzionato, in violazione dei principi costituzionali e del diritto dell’Unione Europea.

Il punto di svolta del processo è rappresentato da due pronunce giurisdizionali di massima importanza:

1. Corte di Giustizia dell’Unione Europea (Sentenza del 29/07/2024): Ha stabilito che il requisito di dieci anni di residenza per l’accesso a prestazioni sociali è contrario al diritto europeo.
2. Corte Costituzionale (Sentenza n. 31 del 2025): Accogliendo i principi europei, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma che imponeva i dieci anni di residenza, riducendo tale requisito a cinque anni.

Questa modifica normativa, avvenuta dopo la commissione del fatto ma prima della sentenza definitiva di Cassazione, ha radicalmente cambiato il quadro giuridico di riferimento.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte, recependo l’intervento della Corte Costituzionale, ha annullato la sentenza di condanna “perché il fatto non sussiste”. Il ragionamento dei giudici è lineare e si basa su un principio cardine del diritto penale: la concretezza dell’offesa.

Il reato contestato non punisce qualsiasi bugia, ma solo quella “finalizzata a ottenere indebitamente il beneficio”. Le dichiarazioni false sono penalmente rilevanti solo se sono funzionali a conseguire un vantaggio che altrimenti non spetterebbe.

A seguito della sentenza della Corte Costituzionale, il requisito legale per il reddito di cittadinanza non è più di dieci anni di residenza, ma di cinque. Nel caso di specie, è stato accertato che la ricorrente, al momento della domanda, risiedeva in Italia da oltre cinque anni (essendosi trasferita nel novembre 2014).

Di conseguenza, la sua falsa dichiarazione sulla residenza decennale è diventata irrilevante. Anche se ha dichiarato un dato non vero (dieci anni), possedeva comunque il requisito di legge necessario (cinque anni) per ottenere legittimamente il beneficio. Il suo mendacio, pertanto, non era oggettivamente idoneo a farle ottenere un beneficio “non spettante”. Mancando questo elemento essenziale, il reato non può configurarsi.

Conclusioni

La sentenza della Cassazione chiarisce che, ai fini della configurabilità del reato di indebita percezione del reddito di cittadinanza, non è sufficiente accertare una qualunque falsità nella domanda. È necessario verificare se tale falsità sia stata determinante per ottenere un beneficio altrimenti non dovuto. Se, nonostante la dichiarazione non veritiera su un aspetto specifico, il richiedente possiede tutti gli altri requisiti sostanziali previsti dalla legge (come modificata da eventuali interventi della Corte Costituzionale), la condotta non integra il reato. Una decisione che riafferma il principio secondo cui il diritto penale deve punire solo le condotte concretamente lesive degli interessi tutelati dalla norma.

È ancora reato dichiarare falsamente 10 anni di residenza per ottenere il reddito di cittadinanza?
No, se il richiedente al momento della domanda possedeva comunque il requisito di residenza di almeno cinque anni. A seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 31 del 2025, che ha ridotto il requisito da dieci a cinque anni, la falsa dichiarazione su un requisito non più in vigore è diventata penalmente irrilevante perché non idonea a ottenere un beneficio non spettante.

Perché la Corte di Cassazione ha annullato la condanna?
La Corte ha annullato la condanna perché il fatto non sussiste. La falsa dichiarazione della donna sulla residenza decennale non era più rilevante ai fini dell’ottenimento del beneficio, in quanto la legge, per effetto della pronuncia della Corte Costituzionale, ora richiede solo cinque anni di residenza, requisito che lei possedeva. La sua bugia, quindi, non era finalizzata a ottenere un beneficio “indebito”.

Qual è il requisito di residenza necessario per il reddito di cittadinanza secondo questa sentenza?
La sentenza recepisce la decisione della Corte Costituzionale n. 31 del 2025, la quale ha stabilito che il requisito necessario per ottenere il beneficio è la residenza in Italia per almeno cinque anni, e non più dieci.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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